Banca Intesa: "I soldi ci sono… e le aziende?"

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Fabio Bolognini, responsabile marketing imprese, spiega il progetto IntesaNova volto alla concessione di finanziamenti per l’innovazione tecnologica e bacchetta le imprese un po’ restie ad aprirsi ai fondi

Tre attori e tanti soldi: Banca Intesa, un pool di università (Università di Trento, Politecnico di Milano e di Torino), le aziende e sul piatto un miliardo di euro. Un cocktail apparentemente esplosivo che avrebbe dovuto portare, come risultato, una corsa all’ultimo sangue per accaparrarsi i fondi messi a disposizione dall’istituto di credito, invece è successo esattamente il contrario. “Da novembre a oggi – dice Fabio Bolognini, responsabile marketing imprese di Banca Intesa – sono arrivate poco più di 200 richieste e sono già state esaminate tante richieste per circa 50 milioni di euro che sono già stati ‘accreditati sui conti correnti’ delle imprese o sono in procinto per esserlo. In questo lasso di tempo, mi aspettavo un numero doppio di richieste. I motivi di tutto ciò possono essere trovati nella poca conoscenza di questa modalità di finanziamento oppure, effettivamente, una certa riluttanza a investire in informatica. In ogni, caso, abbiamo smontato l’alibi che in Italia non ci sono finanziamenti”. Nel dettaglio, si tratta di un progetto battezzato Intesa- Nova “nova per tutti e anche un po’ per noi”, ha sottolineato Bolognini. “Le aziende non sono molto informate sui benefici di accesso a questi fondi – precisa Bolognini – e gli imprenditori sono incerti perché si trovano di fronte un prodotto diverso dal solito che va spiegato. IntesaNova, si differenzia da un normale finanziamento a medio/lungo termine per il fatto che vogliamo portare le aziende a contatto diretto con il mondo accademico, facendo valutare a un pool di università i progetti che ci saranno presentati. Concretamente – spiega Bolognini – le università interpellate, al momento sono tre ma vogliamo estendere la collaborazione anche ad altre per coprire il territorio nazionale, forniscono un assessment tecnologico del progetto, in concreto: la congruità economica, la validità tecnica della soluzione e la valutazione sulla capacità di realizzare o implementare l’innovazione da parte delle aziende. Infine, le stesse università valutano se le aziende hanno le strutture adeguate per realizzare il progetto innovativo per cui chiedono il finanziamento”. Con Bolognini, CRN è entrata nel dettaglio per capire meglio cosa si nasconde dietro a questo progetto. “IntesaNova è un finanziamento alle imprese che decidano di puntare sull’innovazione tecnologica e si divide in due sottoprogetti: uno riguarda il finanziamento nel settore ict, l’altro il finanziamento di processo/prodotto: mentre il primo è trasversale a tutte le imprese, il secondo si rivolge a diversi settori industriali, come, per esempio, meccanica strumentale con cui abbiamo iniziato. In concreto – precisa Bolognini – si tratta di un finanziamento chirografario a tre e cinque anni con un minimo di 50 mila euro per i progetti nel settore ict e di 100 mila per il processo prodotto mentre non sono previsti tetti massimi”. Il finanziamento non toccherà ogni tipologia di investimento ma specifici ambiti. “Lo spettro di applicazione sarà così suddiviso: nell’ambito dell’ict finanziamo l’acquisto di hardware, di software, di servizi di formazione. Nell’ambito del processo prodotto – spiega Bolognini – finanziamo l’innovazione di un processo produttivo, la realizzazione di prototipi, impianti pilota, innovazione di servizi e sistemi di controllo”. Bolognini ha infine spiegato dove le aziende possano trovare valore abbracciando questa opportunità di finanziamento. “Il parere del mondo universitario rappresenta un’ulteriore conferma della bontà di un progetto. Non è un mistero – spiega – che i vendor e i loro partner sul territorio cerchino di vendere le proprie soluzioni e gli imprenditori, specie di piccole o medie dimensioni, non abbiano spesso la capacità di valutare la bontà o meno di quello che gli sta per essere venduto, per cui, avere un parere da un soggetto terzo estraneo, può essere percepito come valore aggiunto. Inoltre – conferma – può capitare, specie se parliamo di finanziamento a processo prodotto, che, per esempio il parere del politecnico, possa trasformarsi in un aiuto concreto alla successiva realizzazione del processo, mentre il nostro ruolo resterebbe quello di ente finanziatore”. E così è stato per alcune realtà che hanno già beneficiato del finanziamento legato al progetto IntesaNova e si sono viste accreditare i fondi sul conto corrente. È il caso della Mario Carnaghi di Olgiate Olona (Varese). “All’inizio ero scettico perché di finanziamenti ne abbiamo ricevuti pochi e per quei pochi, l’aspetto burocratico a cui eravamo sottoposti, ci aveva un po’ scoraggiato. Abbiamo deciso di puntare, quindi, su IntesaNova – spiega Mario Carnaghi, amministratore delegato della società nonché vice presidente di Ucimu – sia per la limitata documentazione che i funzionari di Banca Intesa ci richiedevano per accendere il finanziamento, sia per la competenza della banca stessa e del Politecnico. E abbiamo fatto bene a crederci perché i tempi di realizzazione dell’operazione sono stati rapidi. Abbiamo cominciato a parlarne a ottobre 2004 e a gennaio scorso sono stati accreditati sul conto corrente della società circa 1,6 milioni di euro da restituire in cinque anni a un tasso al di sotto della media. Sulla rapidità di concessione dei finanziamenti posso solo immaginare – dice Carnaghi – che l’istituto di credito abbia valutato attentamente la nostra impresa anche sotto i parametri di Basilea 2”. Carnaghi, dopo aver sottolineato che per fare investimenti in un’azienda non basta solo la volontà dell’imprenditore ma serve anche un supporto dei propri collaboratori, ha lanciato un messaggio alle imprese italiane che sono un po’ restie a lasciarsi andare. “Ci vuole coraggio per fare investimenti – sottolinea Carnaghi – anche se è vero che in periodi di crisi come questo, le aziende sono più propense a tagliare i costi o stare alla finestra sul fronte degli investimenti”.

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