Banda larga in freezer, flop Pa digitale, giallo Pec, Expo e Industria 2015: l’Italia ignora il bello di Internet

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L’assenza dei Ministri di punta ai principali eventi IT della stagione è un incidente di percorso o una gaffe istituzionale? L’interrogativo è d’obbligo, dal momento che il governo congela gli 800 milioni per la banda larga e snobba la Rete italiana. In vista di E-gov 2012 ed Expo 2015, l’atteggiamento del governo è lungimirante?

Qualcosa decisamente non va fra Internet e la politica italiana. Non ci aspettavamo un “amour fou” tra l’Itc e il governo presieduto dal brillante tycoon della Tv privata e della pubblicità televisiva, che vede l’advertising online come il principale competitor nel mercato degli spot. Tuttavia, la “latitanza” dei Ministri di punta (e parlo di ministri competenti come Renato Brunetta, il sottosegretario Paolo Romani eccetera)ai principali eventi IT della stagione ( Smau 2009 , Igf Italia e Iab Forum ) è un’assenza che pesa. Oltretutto in un anno duro per l’IT italiano (vedi ultimi Rapporto Assinform e Assintel ).

Non è dunque scoccato cupido fra la politica e l’Itc, ma forse serve ricordare che, nel mare di chiacchiere e gossip di una lunga estate calda, l’Italia rischia di uscire dal G8 Digital e (fonte: Bsa ) e neanche nel G20 digitale fa bella figura (fonte: Legatum Institute ).

L’Italia rischia, insomma, di perdere i principali treni per l’innovazione: la Pa digitale finora non è decollata (Brunetta ha detto che l’e-government è stato un flop clamoroso fino ad oggi), la Pec è un giallo inestricabile (di sicuro solo il 34% delle Pa locali ha la Pec: con chi comunicano i cittadini che verranno di Pec muniti?),l’ Expo 2015 è un’incognita (dove a parte incarichi alla principessa romana Alessandra Borghese e l’attivismo dell’ex ministro Lucio Stanca, ancora non si vede nulla: tanto rumore per nulla?) e Industria 2015 volteggia in un limbo (Industria 2015, destinato a migliorare la qualità e competitività dello stesso made in Italy tecnologico, aspetta ancora il finanziamento). Per non parlare dell’ Irap (taglio sì, taglio no, riduzione forse: ci sono ipotesi concrete e credibili per non illudere le imprese?) e del fallimento della Carta d’identità elettronica (Cie: tutto da rifare).

In questo caos, dovuto al gap tra il “governo del fare” e il “governo degli annunci”,l’unica cosa certa è il congelamento degli 800 milioni per la banda larga . Per carità, per fini meritori: “per l’occupazione” dice Gianni Letta.

Ma la banda larga in freezer è una metafora del sistema-paese: un paese imbalsamato in paradigmi anacronistici, incapace di buttare il cuore al di là dell’ostacolo, paralizzato in una visione dell’altro secolo, impossibilitato a capire Internet, l’Itc e la Net economy. Un paese fermo sulle gambe, che si guarda nello specchietto retrovisore di un mondo che (forse) non esiste più. Mentre la Finlandia dichiara l’accesso a banda larga un diritto dei cittadini e l’Asia corre sulle autostrade dell’informazione, l’Italia sembra dire: voglio scendere. Ma dalla globalizzazione, scendere, significa votarsi al declino.

Ieri il ministro Brunetta ha affermato che la sua riforma della Pa digitale è necessaria e servirà a produrre risparmi per 5 miliardi di euro alle Pmi, accorciando la distanza fra cittadino e Pa, tagliando le file agli sportelli e facendo sparire quantità impressionanti di carta con la de-materializzazione (ogni anno la PA archivia una quantità di carta pari al volume del duomo di Milano).

Ma intanto, il governo di cui fa parte il ministro Brunetta, congela i finanziamenti per l’innovazione, ipoteca il successo di Expo 2015 e si dimentica che l’Itc è un acceleratore per le economie mondiali. Negli egli ultimi dieci anni lo sviluppo dell’Ict ha rappresentato il più rapido volano di crescita economica europea, incidendo per oltre il 25% (dati Ocse) e registrando fino allo 0,6% di crescita del Prodotto Interno Lordo (Pil) nei singoli paesi.

Secondo l’Ocse, ogni euro investito in progetti di banda larga si moltiplica per quattro: genera 4 euro di Pil (prodotto interno lordo).Il Piano Romani, in un grave periodo di disoccupazione come quello che stiamo vivendo, porterebbe lavoro a 4mila ingegneri, 11mila tecnici, 13mila operai specializzati, 15mila operai comuni e 6mila impiegati.

Occupazione, non gossip. Di questi tempi, oro. Ma l’Italia della politica forse non lo sa.

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