Banda larga: Italia spaccata in due

NetworkReti e infrastrutture

La scarsa banda larga rende le Pmi pigre a cavalcare l’Ict.

I dati, forniti sia da Between che da Ngi, parlano chiaro: l’Italia è divisa in due, da una parte, chi vive nelle aree metropolitane, dall’altra, i cittadini di serie B dei piccoli comuni. L’11% degli italiani non potrà accedere alla rete ad alta velocità nel prossimo triennio. Il 3% usa ancora una connettività Internet-lumaca. Del resto l’Italia non riesce a colmare il gap con il resto d’Europa: il Pc conquista solo il 49% della popolazione italiana, e nel 2010 raggiungerà un modesto 60% contro l’80% di penetrazione europea.

Intanto la Finanziaria 2009 taglia: anche la banda larga. Proprio ora che AgCom spingeva sulla larghissima banda e Telecom Italia chiedeva un New deal per le reti Ngn di nuova generazione

In Italia la banda larga regna solo in città e, senza un intervento di sistema, il paese è spaccato a metà: lo ha appena denunciato il rapporto curato da Between per l’Autorita’ per le Garanzie nelle Comunicazioni (AgCom).

In Italia il Digital divide non demorde, tanto da aver creato due Italie a due velocità, e la banda larga è a macchia di leopardo. L’Italia e’ tredicesima in Europa, su 25 Paesi, per penetrazione della banda larga.

Nel mondo, secondo la società di analisi Gartner (dati: luglio), soltanto cinque paesi mostrano una penetrazione della banda larga superiore al 60%. La Banda larga è più diffusa in Sud Corea (93%), Hong Kong (76%) e Olanda (74%). A questo fortunato podio seguono la Svizzera al 69% e il Canada al 65%.

Intanto ci affidiamo alla partenza del WiMax italiano, la banda larga senza fili anche fuori dalle aree urbane: il WiMax riparte da 1200 stazioni, che verranno installate da Aria entro giugno 2009 su tutto il territorio nazionale (per 4500 stazioni in 5 anni).

Ma basterà il WiMax a combattere il cronico ritardo italiano? Purtroppo no, non può bastare: Gartneravverte che il WiMax, la banda larga senza fili, su cui l’Italia ha fatto in parte affidamento per uscire dalla palkude del Digital Divide, è in realtà una tecnologia di nicchia, dedicata ai paesi emergenti.

In Italia l’amministratore delegato di Telecom Italia, Franco Bernabè, ha chiesto un New Deal per le reti Ngn: uno sforzo congiunto, tra pubblico e privato, per le reti di nuova generazione (Ngn). Per promuovere la concorrenza e stimolare gli investimenti, serve dunque un New Deal. AgCom e Antitrust auspicano la necessità di una nuova rete, ma sono coscienti delle difficoltà per gli attuali operatori a supportarne i costi di realizzazione: allora, solo un New Deal, fra regolatori, governi e operatori, può costruire le reti Ngn in Italia e azzerare finalmente il Digital divide italiano, che pesa come un macigno sullo sviluppo reale di un’economia della conoscenza e dell’innovazione hi-tech.

A ostacolare la banda larga è poi la scarsa diffusione di Pc e il sistema scolastico attuale non aiuta. Ma il punto dolente rimane: l’infrastruttura. Chi farà le reti Ngn di nuova generazione per portare l’ultra broad band? Una domanda rimasta finora senza risposta, sospesa tra la richiesta di un New Deal da parte di Telecom Italia e le perplessità degli altri player, in attesa di sapere se e quando ci sarà mai la separazione della rete.

Oggi, poi, un altro interrogativo aleggia sullo stato della banda larga in Italia: la Finanziaria 2009 taglia anche la banda larga. Forse, prima di un New Deal, c’è bisogno di una “rivoluzione culturale Ict“, combattendo il divario culturale assieme a quello digitale, per far capire a governo e imprese quanto l’innovazione tecnologica possa spingerci fuori dalla recessione incombente.

Autore: ITespresso
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