Banda larga nel maxi-emendamento

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La banda larga, tallone d’Achille dell’Italia digitale, potrebbe diventare uno dei punti salienti del maxi-emendamento

L’ultima chiamata per la banda larga arriva dal maxi-emendamento, da cui dipendono le sorti del governo e dell’Italia, messa sotto tutela al G20 a causa del debito pubblico eccessivo. Azzerare il divario digitale e promuovere la banda ultra larga, finora punti disattesi da questo governo, diventano oggi prioritari. Il governo deve convincere Europa e Fondo Monetario Internazionale(Fmi)  che questa volta fa sul serio.

La banda larga è il tallone d’Achille dell’Italia digitale. Finora l’Italia è fanalino di coda in tutte le classifiche sul divario digitale. E in particolare il governo in carica è riuscito a far sparire più volte i fondi precedentemente promessi: prima venero cancellati gli 800 milioni di euro promessi anni fa dal governo Prodi (caduto anzitempo), ed ereditati dal Governo Berlusconi, ri-promessi più volte da Paolo Romani, poi ridotti a soli 100 milioni di euro; poche settimane fa svanirono altri 800 milioni di euro per la banda larga italiana.

La Rete italiana è da anni bocciata dalle principali classifiche internazionali sullo stato del Broad band italiano. Le classifiche ci relegano da anni agli ultimi posti per broad band (vedi Akamai, Wef, Ftth, Istat, Eurostat, Oecd, Ofcom, Università di Oxford per Cisco eccetera).

Lo studio di Ericsson afferma che raddoppiare la velocità di connessione a banda larga genera un aumento del PIL dello 0,3%. L’incremento dello 0,3% nella crescita del PIL equivale a 126 miliardi di dollari, pari a un settimo del tasso della crescita media annuale dell’OCSE negli ultimi dieci anni. Il raddoppio ulteriore della velocità moltiplica l’effetto economico: per esempio quadruplicare la velocità di connessione produrrebbe una crescita del PIL pari allo 0,6%.

Ora il maxi-emendamento promette di supportare la lotta al divario digitale e investimenti in broad band. Sarà la volta buona, dopo anni di promesse non mantenute?

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La banda larga nel maxi-emendamento
Autore: ITespresso
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