Banda ultra larga e agenda digitale, Italia terz’ultima in Europa

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Banda ultra larga e agenda digitale, Italia terz'ultima in Europa
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L’Italia si piazza in 25esima posizione sui 29 Paesi europei secondo l’indice europeo Digital Economy and Society Index (Desi). Gli sforzi compiuti si vedono, ma serve una svolta, attesa con il primo piano attuativo dell’Agenda digitale

Nella digitalizzazione e nel piano della banda ultra larga, l’Italia compie passi avanti, ma rimane pur sempre terz’ultima in Europa, lontana dalla prima classificata, la virtuosaDanimarca: il nostro Paese si piazza in 25esima posizione sui 29 Paesi europei secondo l’indice europeo Digital Economy and Society Index (Desi). Nonostante il DigItalia e gli sforzi compiuti finora, l’Italia si è limitata a porre le basi per un’inversione a partire dal 2017: il ritardo del rilascio del primo piano attuativo dell’Agenda digitale è stato causato dall’arrivo del nuovo commissario all’Agenda Digitale (presso la Presidenza del Consiglio), Diego Piacentini (ex numero 2 di Amazon). Ma la svolta è attesa, perché la digitalizzazione traina il PIL, porta a balzi in avanti nel Social Progress Index, nella classifica Doing Business e nel Corruption Perception Index. I Paesi che hanno registrato progressi significativi nella loro trasformazione digitale sono quelli che crescono di più da un punto di vista economico, sociale, industriale e nella lotta alla corruzione: “Per avanzare su questi fronti – spiega una nota – l’Italia deve investire in competenze digitali e digitalizzazione delle imprese”.

Banda ultra larga e agenda digitale, Italia terz'ultima in Europa
Banda ultra larga e agenda digitale, Italia terz’ultima in Europa

Ma vediamo nel dettaglio i numeri del ritardo italiano. Dallo studio dell’Osservatorio Agenda digitale della School of management del Politecnico di Milano, emerge che piccoli passi avanti sono stati compiuti: si attestano a 600mila le transazioni effettuate con PagoPA (9.500 PA e 90 prestatori di servizi di pagamento usano il sistema dei pagamenti elettronici, PagoPA); 6,5 milioni di cittadini in 26 comuni coinvolti dall’Anpr (Anagrafe nazionale della popolazione residente); lo Spid (identità digitale unica) va invece a passo di lumaca (a sette mesi dall’avvio, nonostante la correlazione con il bonus ai 18enni di 18app, è stato adottato solo da 133 mila cittadini: si punta a 3 milioni nel 2017, 9 milioni entro il 2018).

Sul piano delle infrastrutture, l’Italia sconta il forte ritardo nella copertura di banda larga fissa: solo il 44% delle abitazioni raggiunta da una rete a 30 Mbps nel 2015, ma l’Italia è il Paese europeo con l’incremento maggiore in questo ambito: la copertura a 30 mbps è infatti salita del 115%.

Le best practice degli altri Paesi dimostrano come la svolta arrivi dalla collaborazione tra pubblico e privato, un’azione congiunta auspicata nel piano triennale per l’Informatica nella PA, atteso per fine anno.

Infine, dall’Osservatorio eGovernment svolto con AgID, sull’inclinazione degli italiani all’uso dei servizi digitali offerti dalla PA, emerge che oltre 3 italiani su 4 auspicano lo sviluppo di un unico hub di riferimento per tutti i servizi offerti dalla PA. Il 50% degli italiani vorrebbe accedere ai servizi pubblici via social network, il 42% punta sull’integrazione dei servizi online con i servizi di home banking, e addirittura il 58% è interessato a servizi pubblici erogati da sportelli bancari, tabaccai, supermercati o farmacie.

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