Basilea 2, il futuro è vicino

Aziende

L’importante è non farsi trovare impreparati, per saper trasformare le nuove normative da potenziali ostacoli a opportunità

Realizzare un’unità europea che sia tale anche a livello normativo, finanziario, aziendale, bancario. Sono queste le finalità che stanno alla base degli International Accounting Standard (IAS), normative specifiche per la redazione di bilanci societari più leggibili, uniformi e più facilmente confrontabili, e di Basilea 2, nuovo accordo internazionale sui requisiti patrimoniali delle banche. Queste nuove regole, che entreranno in vigore nei prossimi anni, influenzeranno sempre più anche la gestione amministrativa e finanziaria delle aziende italiane. Per non restare impreparati è importante conoscerle meglio, allo scopo di trasformarle da potenziali ostacoli in opportunità.

Costante Beltracchi, director Deloitte, nel corso del seminario organizzato a Milano, presso l’Ibm Forum, da Cata Informatica (Gruppo Byte) in collaborazione con Deloitte Consulting dal titolo ‘Ias/Ifrs-Basilea 2. La vostra azienda sa già cosa fare?’, ha sottolineato che l’iniziativa dell’Unione Europea riguardante gli IAS deriva dalla constatazione che il primo presupposto per la piena integrazione dei mercati dei servizi finanziari è la comparabilità dell’informativa finanziaria. Perché un’effettiva integrazione si realizzi, la Commissione Europea ritiene siano indispensabili principi di informativa finanziaria comuni su tutto il territorio Ue, trasparenti, di alta qualità, facilmente comprensibili, soggetti a un adeguato controllo e applicati con efficacia. Il regolamento dell’Unione Europea n.1.606 del 19 luglio 2002 ha stabilito che, a partire dal 2005, tutte le società dell’UE quotate su un mercato regolamentato (circa 6.700) saranno obbligate a preparare conti consolidati conformi agli IAS. Entro due anni questo obbligo dovrebbe essere esteso a tutte le società che preparano un prospetto di offerta pubblica conformemente alla direttiva sul prospetto di ammissione alla quotazione. Gli Stati membri, inoltre, hanno la facoltà di imporre o di permettere alle società non quotate di pubblicare conti che seguano lo stesso insieme di principi contabili delle società quotate. Attualmente è in discussione un emendamento alla ‘Comunitaria 2003’ che estenderebbe l’applicazione degli IAS, oltre che al bilancio d’esercizio delle società quotate, anche ai bilanci d’esercizio e consolidati di società emittenti strumenti finanziari diffusi tra il pubblico, banche e intermediari finanziari, imprese assicurative (solo bilancio consolidato). Sarebbe prevista inoltre la facoltà di utilizzare gli IAS per altre società non quotate diverse dalle imprese assicurative e da quelle che possono presentare il bilancio in forma abbreviata.

Dal 1° gennaio 2005, grazie ai principi contabili internazionali IAS omologati dalla Commissione Europea, l’approccio al bilancio risulterà semplificato, dal momento che non saranno più necessari i passaggi intermedi, come avviene oggi, per confrontare le direttive europee con quelle di ogni singolo Stato. I principi contabili internazionali diventeranno norma di legge e non saranno più semplici documenti interpretativi di norme di legge come lo sono ora. I nuovi principi, però, sviluppandosi in un contesto internazionale, fanno riferimento a realtà operative molto eterogenee. Di conseguenza, evidenziano un elevato livello di articolazione e di complessità che richiede una nuova cultura amministrativo-contabile. Ogni singola impresa dovrà impegnarsi a interpretare adeguatamente i concetti legati alle nuove norme, predisponendo regole interne appropriate. Nonostante queste difficoltà, il passaggio alle nuove regole sarà però graduale e questa condizione faciliterà le aziende. Dall’applicazione delle norme IAS come scelta aziendale nel 2003, si passerà a un adeguamento obbligatorio come fatto di gestione per il secondo semestre 2004 fino ad arrivare a un’applicazione obbligatoria per legge nel primo trimestre 2005. Sul sito www.iasplus.com realizzato a cura del Centro di eccellenza IAS di Deloitte & Touche è possibile trovare maggiori informazioni e aggiornamenti sugli IAS.

Il nuovo accordo sul capitale delle banche, denominato Basilea 2, che entrerà in vigore il 1° gennaio 2007, prevede una nuova disciplina dell’attività bancaria, come ha spiegato Giorgio Bertinetti, docente dell’Università Ca’Foscari di Venezia nel corso del seminario organizzato a Milano da Lince, dal titolo ‘Il controllo del rischio di credito come base per un nuovo rapporto banca impresa: le problematiche che Basilea 2 apre per il mondo della Pmi’. La nuova disciplina è basata sui seguenti tre pilastri: 1) Requisiti patrimoniali minimi. Sono vincoli all’operatività bancaria, volti a garantire la solidità economica e finanziaria degli istituti. 2) Vigilanza prudenziale. L’Autorità di vigilanza verifica che le banche dispongano di requisiti patrimoniali minimi e controllino il rischio degli impieghi, prevenendo la possibilità che il capitale scenda al di sotto della soglia minima. 3) Disciplina del mercato. Le banche dovranno informare il mercato sulla propria situazione economica, patrimoniale, finanziaria e gestionale. Il mercato avrà così a disposizione tutti gli elementi per valutare la qualità/solidità di una banca, che sarà di conseguenza stimolata a mantenere elevato il proprio standard qualitativo. Conseguentemente all’accordo, le banche dovranno sviluppare modelli di controllo del rischio di credito, capaci di cogliere le caratteristiche economico-finanziarie e di business delle imprese richiedenti. Ne deriverà uno stretto legame tra il rischio dell’attività d’impresa e il relativo costo del finanziamento, che ne produrrà una differenziazione in base al loro profilo di rischio. Da non dimenticare che alla data prevista del 1° gennaio 2007 le banche dovranno dimostrare di avere già tre anni di conformità operativa. Per questo è importante prepararsi con tempestività all’evento. Per definire il rischio di credito della clientela Basilea 2 consente alle banche di scegliere tra due metodi: 1) Il metodo standard. Prevede l’utilizzo di rating esterni, assegnati da agenzie autorizzate dalle autorità di viglilanza. Per le imprese prive di rating la ponderazione assegnata sarà del 100%. Il problema fondamentale che scaturisce dall’uso di questa metodologia deriva dalla quasi totale assenza in Italia di aziende dotate di rating. L’opportunità per le imprese è rappresentata dalla possibilità di attenuare il rischio e quindi la ponderazione fornendo garanzie reali, garanzie personali, derivati di credito, altri accordi particolari. 2) Il metodo dei rating interni (IRB). La banca assegna un giudizio di rating a tutte le imprese. La ponderazione assegnata varierà in base alla classe di rating di appartenenza. Il problema principale sta nell’individuazione delle informazioni su cui si baserà il metodo adottato da ciascuna banca. L’opportunità per le aziende è rappresentata dal profilo di rischio in base al quale all’impresa potrà essere assegnata una ponderazione più bassa o più alta del 100%, con conseguente minore o maggiore costo del debito. In base all’accordo, sono considerate Pmi le imprese che registrano un livello di fatturato consolidato annuo fino a 50 milioni di euro, in pratica il 98% delle aziende italiane.

I cambiamenti imposti da Basilea 2 avranno un forte impatto non solo sul sistema bancario che dovrà affrontare problematiche rappresentate dal rischio operativo, dall’onere di introdurre un sistema di rating efficiente, dalla necessità di intervenire a livello di sistemi informatici, dalla necessità di affrontare nuovi cambiamenti organizzativi nel processo di erogazione del credito, ma anche sulle imprese. Le aziende di piccole e medie dimensioni, in particolare, risentiranno dei mutamenti richiesti perché il rating determinato dalle banche diventerà una variabile strategica per regolare il costo e l’efficienza delle proprie scelte di struttura finanziaria e di finanziamento degli investimenti, oltre che uno strumento di valutazione delle possibilità di crescita e di diversificazione. Di conseguenza aumenterà l’importanza delle funzioni finanziarie all’interno delle imprese, mentre sarà necessaria una maggiore attenzione alla programmazione delle risorse e alla gestione del credito.

Sono soprattutto le Pmi a temere che Basilea 2 possa limitare la loro possibilità di accesso al credito o che possa tradursi in un aumento dei costi finanziari. Le piccole e medie imprese dovranno rivedere la loro struttura finanziaria e patrimoniale, perché la maggior parte di esse sono in una situazione di totale o parziale distanza dalle regole di Basilea 2, e di conseguenza, dovranno assumere provvedimenti di adeguamento della loro struttura patrimoniale. Per le Pmi italiane, la cui presenza sul mercato è spesso legata al know how, alla capacità e all’esperienza dell’imprenditore-manager, non sempre i fattori critici di successo possono essere riconducibili a misurazioni oggettive. Nel caso in cui le imprese debbano redigere un bilancio, non sempre sono usati indicatori equilibrati secondo i parametri tradizionalmente usati nelle valutazioni di rating. Da qui emerge la preoccupazione degli imprenditori nei confronti di un sistema di valutazione che non riesca a valorizzare e a misurare gli elementi reali di successo di un’azienda, soffermandosi su elementi esclusivamente quantitativi. Basilea 2, tuttavia, può rappresentare anche un’opportunità se visto come uno strumento in grado di portare gli imprenditori a sviluppare un’adeguata cultura finanziaria, affinché le loro aziende rispettino elementi minimi di equilibrio che limitino il rischio di impresa. “L’avvento di Basilea 2 impone alle imprese di abbandonare definitivamente il sistema di ‘navigazione a vista’ e di stringere un rapporto più collaborativo con la banca”, ha commentato Bertinetti. “Le aziende devono imparare a conoscersi meglio e a conoscere meglio l’ambiente che le circonda, sfruttando intensamente tutte le fonti informative interne ed esterne. Non si tratta di un’esigenza nuova, ma di un rinnovato stimolo verso un approccio già imposto dall’avvento dell’euro nel 1998 e purtroppo non ancora pienamente percepito”.

Autore: ITespresso
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