Basilea 2: la solita storia all’italiana

Aziende

Le banche sono pronte, le associazioni di categoria anche. E le imprese? A giudicare dai pareri raccolti da CRN si direbbe un timido "ni". E la storia "dell’ultimo minuto" si ripete. Il 1° gennaio 2007 non è lontano e, paradossalmente, le aziende più preparate sembrano essere quelle più piccol

Stato patrimoniale, conto economico, rendiconti, questi sono solo alcuni dei termini che sono snocciolati ogni giorno nell’area economico- contabile di un’impresa. Termini che, assieme a rating, banche, associazioni di categoria, si ritrovano tutti sotto il cappello di Basilea 2. La cronaca di una nascita annunciata è orami sotto gli occhi di tutti; il can can mediatico di quanto possa nuocere alle imprese o di quanto possa far bene è visibilmente partito. Ma quanto c’è di vero dietro a tutti questi fiumi di parole? E soprattutto come si modificano i rapporti finanziari tra imprese e istituti di credito alla luce del rating di Basilea 2? UN PASSO INDIETRO I Governatori delle banche centrali dei Paesi più industrializzati hanno stabilito che ci dovesse essere una correlazione tra il patrimonio delle banche e la dimensione dei loro crediti e hanno incentivato le banche a potenziare la loro capacità di misurazione e gestione dei rischi connessi all’attività creditizia. Si pervenne all’accordo di Basilea in cui si dispose che il patrimonio delle banche dovesse raggiungere un livello minimo pari all’8% dell’attivo medio ponderato in base a specifici coefficienti di rischio. Quindi attribuendo minore importanza ai crediti concessi alle imprese meno rischiose. Ma tutto ciò non bastava. Si doveva intervenire per aggiustare il tiro. Sarebbe inverosimile pensare che tutte le imprese presentino le stesse qualità e prospettive economiche ed è stato ritenuto più opportuno valutare con maggiore accuratezza il rischio connesso alla capacità di rimborso del prestito alle banche da parte di ogni impresa affidata, valutando accuratamente non solo le imprese ma anche le singole operazioni creditizie. E da qui parte il nuovo accordo Basilea 2. Le imprese che richiederanno prestiti saranno giudicate, per ogni finanziamento tramite l’attribuzione alle stesse di un giudizio in merito alla capacità di rimborso dello stesso, definito rating. “Basilea è sinonimo di cambiamento. In questa ottica di turbolenza – dice Anna Donati, Partner della società Gaalf studio associato – Basilea diventa una opportunità perché potrebbe portare un cambio culturale verso una mentalità nuova. Oggi il rapporto con la banca è personale: ottengo il credito se conosco qualcuno dietro allo sportello, la pianificazione e il controllo sono spesso un atto burocratico, tuttavia la vera pianificazione, spesso è nella testa dell’imprenditore, infine, la visibilità dei risultati o dei piani è ancora di più inesistente verso l’esterno, perché l’azienda è abbastanza restia. Con Basilea 2 le cose cambieranno: il rapporto con le banche non sarà più di tipo personale, ma più asettico e basato sulla credibilità e la capacità di comunicazione e di presentazione dei numeri e dei piani. Questo fa si che l’imposizione di Basilea 2 vada a scardinare il fatto che la pianificazione si faccia tanto per fare, con Basilea 2 tutto questo porterà a un cambiamento culturale. Cosa consigliamo di fare? Dipende dallo stato dell’azienda. Se si tratta di un’azienda che ha solo una contabilità generale, qualche prospetto di tipo contabile, iniziamo a introdurre un reporting di una visione gestionale e poi portiamo a un discorso culturale che non sia solo una mera produzione di numeri ma un ragionamento che stia dietro all’interpretazione di questi stessi numeri. Dal punto di vista culturale c’è da lavorare sia nelle grandi sia nelle piccole imprese. La percezione è che le aziende considerino Basilea 2 ancora un fatto lontano. Perché questo? È un po’ la solita storia all’italiana, come successe con il passaggio dalla lira all’euro. Se ne iniziò a parlare due anni prima e poi una buona percentuale di italiani si è interessata pochi mesi prima della fatidica data. Fa un po’ parte della nostra cultura quella di non affrontare subito la banca. Chi è sostanzialmente a posto sono gli istituti di credito: per loro è semplice, il problema sussiste per le aziende che non danno e non hanno la capacità di presentare numeri costruiti in modo credibile e corretto. L’ errore è che si tende a vedere tutto ciò come un’imposizione, poi tante volte si è visto che un’imposizione ha significato, anche nel passato, riuscire a fare un salto che rappresenti un beneficio per l’azienda: la costrizione a fare bilanci e piani credibili rappresenta un obbligo ma i benefici poi ricadranno sulle imprese. Come si stanno comportando le associazioni di categorie e i consulenti? Ci sono diverse associazioni che organizzano incontri, ecc. ma la partecipazione delle imprese non è poi così elevata”. C’è chi non è proprio d’accordo su quest’affermazione. Le aziende hanno iniziato a preoccuparsi perché si è capito che le banche hanno iniziato a stringere i cordoni delle casse e stanno provando sulla propria pelle cosa significhi vedersi chiudere in faccia le porte dalle banche per via di requisiti traballanti. “Nelle piccole imprese il rapporto finanziario è spesso una difficoltà, non hanno al loro interno persone dedicate e per noi – dice Mattia Barcella, Responsabile dell’Area Economica dell’Associazione Industriali di Cremona – il servizio è dare consulenza anche a queste realtà, un servizio che illustri come sono viste dalle banche e conseguentemente dare loro suggerimenti: fare un esame strutturale basilare, individuare le criticità viste dal lato banca e su quelle lavorare”. “Per le aziende è necessario avere maggiore consapevolezza sui parametri interni che da oggi vanno valutati in maniera precisa. Basilea 2 – spiega Luca Dalla Villa, Responsabile Area Consulting e Prevendita di Cognos – è una evoluzione da un sistema abbastanza grezzo che pur cercando di mettere dei paletti e stabilire e rendere più oggettiva la valutazione delle banche alle aziende, richiedeva una serie di approssimazioni da parte degli istituti di credito che non erano gestibili. Basilea 2 è riuscita in parte a superare questa barriera perché i parametri richiesti dalle banche per la concessione dei prestiti, sono parametri che in alcuni casi sono oggettivi ma in altri non sono poi così facilmente misurabili. Per esempio, il rapporto tra un’azienda e la concorrenza, non è un parametro facilmente misurabile per l’azienda, mentre per la banca è un dato importante. Ma la valutazione della concorrenza non è banale da calcolare. Cosa succede? Sono stati definiti parametri per il calcolo del rating che le banche attribuiscono all’azienda ma la funzione di calcolo per quanto si dica oggettiva, solo il fatto che sia calcolato da banche differenti, è in realtà soggettiva: la stessa azienda si reca in un istituto di credito e ottiene un rating molto basso va in un altro istituto di credito e riesce a spuntare un rating migliore! E questo non elimina la competizione tra le banche!”, conclude Dalla Villa. Banche che non sono spesso considerate bene sul fronte del calcolo del rating. Da una ricerca svolta dalla Sda Bocconi su 13 principali banche mondiali (sette italiane e sei estere) e riportata sul n. 1 della rivista SdA (Soluzioni di Assemblaggio) e coordinata da Giacomo De Laurentis, Direttore Area Intermediazione Finanziaria della scuola, è emerso che attualmente solo due banche italiane dispongono di sistemi di rating avanzati e che la segmentazione dei clienti continua a essere differente da banca a banca, al punto che un’impresa da 35 milioni di fatturato può essere inserita nelle tre fasce (large, medium o small) a seconda dell’istituto di credito considerato. Il suggerimento che emerge per le imprese è quello di cercare di privilegiare quelle banche orientare a processi di rating assignment in sintonia con le proprie caratteristiche e le proprie esigenze di medio periodo. Diventerà sempre più importante per le aziende saper impostare una politica delle garanzie come strumento di accesso al credito e scegliere forme tecniche che tutelino maggiormente il creditore oltre che adeguare e sviluppare i confidi. Allo stesso tempo, “è importante avere la consapevolezza di quelli che sono i parametri che la banca chiede per calcolare il rating. Questo – spiega Dalla Villa – non perché alle aziende potrebbe servire il calcolo del rating interno, quanto piuttosto avere la consapevolezza delle performance prodotte dall’azienda come potere di negoziazione importante. Sia noi sia i nostri competitor non è che abbiamo un software per la gestione di Basilea 2 ma una serie di strumenti che danno alle aziende la consapevolezza di quello che è l’andamento dell’azienda anche e soprattutto per i dati extracontabili e quindi: la customer satisfaction, il livello di concorrenza ma anche un internal satisfaction. Questi parametri difficili da calcolare perché sono tutti i valori che dipendono da una infinità di variabili non possono essere gestite senza uno strumento adeguato perché poi il calcolo ne risulta approssimativo e non permette di fronteggiare in modo profittevole un discorso con una banca. E quest’ultima è un’azienda e i suoi calcoli sono tesi a diminuire al max il rischio. Basilea 2, non dimentichiamocelo, è stato voluto dalle banche, come forma di tutela contro eventuali società che richiedevano finanziamenti e dopo averli ottenuti dichiaravano fallimento”.

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