Bassanini (Cdp), i soldi per banda larga e reti Ngn sono pronti

Autorità e normative

Franco Bassanini, presidente di Cdp, insiste: dopo la recente apertura, ripete che la Cassa Depositi e Prestiti ha liquidità per 100 miliardi di euro. Basta che emerga un “progetto credibile e sostenibile” per la broad band italiana e il finanziamento è fattibile. Anche per una rete Ngn a 100 Mega

Il gioco delle tre carte con gli 800 milioni della banda larga , appena messi in freezer dal governo per sostenere l’occupazione, potrebbe avere le ore contate.I soldi ci sono: basta che sia messo sul tavolo un progetto credibile e sostenibil e, e la Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) è pronta a finanziarlo. Parole di pietra, dopo la bufera delle ultime 48 ore (anche Confindustria ha protestato contro il congelamento dei fondi). Franco Bassanini, che della Cdp è presidente, dopo la recente apertura alla banda larga , ripete che la via italiana al broad band può essere finanziata fin da subito. La Cassa Depositi e Prestiti ha liquidità per 100 miliardi di euro, insomma 99 in più di quanto chiesto dal Piano Romani per prendere il via (tanto per dare un’idea). Bassanini insiste: la Cassa non deve fare dossier (non è il suo compito), ma può finanziare iniziative, purché emerga un “progetto realistico” per la banda larga italiana.

Di recente Bassanini aveva ipotizzato di investire nelle reti di nuova generazione (Ngn o next generation network), fino a 100 Mega. Come in Giappone, Sud Corea, Nord Europa: bisogna puntare in alto (e non al ribasso: 2 Mega sono già “anacronistici” oggi), per non ritrovarsi di nuovo arretrati fra due anni. A frenare in quell’occasione erano stati gli operatori alternativi a Telecom: l’Ad di Franco Bernabè aveva infatti aperto a una “società della rete“, magari a guida unitaria, ma Fastweb e Wind avevano criticato l’idea di un faticoso “condominio” per il broad band. In passato si è parlato di una NewCo per la fibra ottica e le reti Ngn. Telecom Italia aveva chiesto un New Deal in tempi non sospetti.

Ma, al di là delle legittime perplessità tra concorrenti, l’idea non è impraticabile. Già oggi in molti sono al lavoro per rimediare all’impasse politico. Perché, sia chiaro una volta per tutte, che a frenare sulla banda larga, non è certo l’economia (che di banda ha bisogno per crescere e acquisire competitività), bensì la politica e il divario culturale: a mettere in allarme è soprattutto il recente sorpasso, avvenuto nel mercato inglese, dell’ advertising online sugli spot Tv : Internet fa paura a tutti (l’elezione di Barack Obama è una spia della potenza della Rete nell’era dei social network), e soprattutto fa paura a chi vive di televisione.

Il progetto da mettere a punto per ottenere i finanziamento della Cdp, deve essere positivo sia per Telecom, l’ex monopolista, che per i rivali e i broadcaster.

Intanto il piano Romani, pur congelato, non sarebbe del tutto fermo: i protocolli con le regioni sono a quota otto; ci sono 160 milioni di euro dei fondi comunitari per la banda larga nelle aree rurali; Infratel ha già 264 milioni per precedenti dotazioni.

Il punto, ora, è trovare un progetto, che sappia davvero coinvolgere i player, da finanziare. E impedire a chi rema contro la banda larga, di tenere l’Italia fuori dall’innovazione digitale e da Internet. La Rete chiama: la politica risponde?

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Autore: ITespresso
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