Basta spam su Google

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Le linee guida del Garante privacy contro lo Spam

La guerra allo spam è necessaria per ripulire il Web. Google vuole essere competitivo con Bing rendendo i risultati di ricerca del proprio motore sempre più affidabili e puliti. Per questo il motore di ricerca di Mountain View applicherà un giro di vite nelle misure anti spam. Vediamo come.

Google ha recentemente pubblicato un intervento sul blog aziendale per spiegare l’imminente adozione di misure più rigide per azzerare o limitare lo spam dal motore di ricerca. Matt Cutts, software engineer di Google, ha detto che nel corso del 2010 i siti Web a cui è stato incorporato codice malevolo, dopo un cyber attacco, sono cresciuti esponenzialmente. Google dovrebbe dunque selezionare i link presenti all’interno dei risultati delle ricerche, ma il motore di ricerche preferisce colpire i siti Internet che producono enormi quantità di contenuti di bassa qualità. Nel mirino di Google sono le content farm, società specializzate nella realizzazione di contenuti low-cost, come Demand Media che vanno a sfruttare keyword (parole chiave) popolari su Google non a fini giornalistici, ma solo per posizionarsi in cima alle classifiche. Non sono editori, ma società che sfruttano il Top ranking, creando contenuti digitali da dare in pasto e far digerire all’algoritmo di Google.

Il prossimo strumento di classificazione complicherà la vita ai siti come Demand Media e renderà più complicato salire nel ranking solo giocando su parole chiave popolari. Verranno riconosciute quelle parole ripetute in maniera ossessiva, spesso sfruttate da blog e società con l’unico scopo di mette in risalto contenuti-spazzatura infarciti di contenuti pubblicitari.

Lotta allo spam
Lotta allo spam

Ma a soffrire lo spam non sono solo i motori di ricerca come Google o Bing. Lo spam, inteso come junk e-mail (o posta spazatura), affligge da sempre la posta elettronica. Nel corso dell’ultimo anno, infatti, il numero di allegati a e-mail infette è diminuito significativamente, passando dal 10% ad aprile 2009 a meno dell’1% a febbraio 2010. Di conseguenza, le dimensioni medie di un messaggio malevolo sono scese dai 5 KB di ottobre 2009 ai 3,3 KB di febbraio 2010. Ma lo spam rimane un problema.

Symantec ha rilasciato la previsioni per lo spam nel 2011. Symantec si aspetta una continuazione dei tre maggiori trend del 2010 anche nel 2011: proseguirà l’utilizzo di temi di attualità; l’impiego dei social network; gli attacchi diventeranno più mirati. Altra tendenza per il 2011 consiste nella diminuzione del volume dello spam: lo spam è notevolmente calato negli ultimi mesi a causa di numerose azioni legali. Symantec si aspetta che il volume torni ad aumentare con una velocità inferiore rispetto a quando venne bloccato McColo. Gli utenti sono più consapevoli delle minacce online rispetto a due anni fa e le autorità competenti stanno prendendo maggiori provvedimenti per bloccare gli spammer. Crescerà invece lo spam malware: gli spammer hanno perso gran parte delle macchine che erano riusciti ad infettare per colpa del recente shutdown. Per poter recuperare ciò che hanno perduto e ricostruire il proprio esercito di macchine compromesse, gli spammer lanceranno un maggior numero di messaggi contenenti attacchi malware.

Inoltre gli attacchi BlackHat SEO (indicizzazione e posizionamento di link fittizi sui motori di ricerca) saranno ampiamente impiegati nel 2011 e approfitteranno dei temi più attuali per ingannare il maggior numero di utenti.

Le frodi in Rete sono sempre in agguato
Le frodi in Rete sono sempre in agguato

Anche il social network LinkedIn, il social network professionale, è stato vittima di un imponente attacco di spam ad ottobre. Esso ha messo a rischio gli account dei suoi utenti corporate e professionisti. Come riportato dagli esperti di Cisco, l’attacco è stato individuato lunedì mattina ed è ancora in circolazione: si tratta di email di spam indirizzate ai membri della rete sociale professionale che hanno ricevuto messaggi di posta con false richieste di contatto che contengono un link malevolo. Cliccando direttamente sul link contenuto nell’email, bastano 4 secondi affinché il malware possa infettare il pc e sottrarre le informazioni degli utenti.

Da sempre lo spam attacca il topic del momento, sfruttando la popolarità di certe parole chiave in Rete.

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