BayFiles, la conversione alla legalità della baia dei pirati

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Pirate Bay si rivolge aklla Corte di Giustizia UE

Da The Pirate Bay, simbolo del BitTorrent selvaggio, a BayFiles. La metamorfosi da P2p illegittimo a business di hosting legale. Senza violazione del copyright, con storage al prezzo di una manciata di euro al mese

Nasce BayFiles. Sulle ceneri di Pirate Bay, simbolo del BitTorrent selvaggio, risorge la fenice di un’impresa legale. Pirate Bay non chiude, ma i fondatori della Baia tentano nuove strade.
Bayfiles sarà sotto l’ombrello del Digital Millennium Copyright Act (DMCA), come Amazon e Google: il tempo dei pirati è passato, ora i fondatori di Pirate Bay, cresciuti a pane e BitTorrent, ma oggi maturati, abbracciano la legalità. Non è la prima volta che un “campione di pirateria” si inchina alla legalità sposando un business model legittimo: in passato è successo a Napster, tanto per fare un nome, mentre hanno chiuso i battenti LimeWire e altri siti di P2p storico.
Tuttavia, la conversione alla legalità dei fondatori della baia dei pirati segna un passaggio cruciale: dimostra che nel mondo digitale la metamorfosi è possibile, e che la “carica libertaria della pirateria” crea nuovi player legittimi; inoltre il passaggio da PirateBay a BayFiles da parte dei fondatori rientra in quel filone di mercato digitale che, da Apple iTunes (numero uno del settore con il 70% di market share circa) a Google Music, da Amazon a RealNetworks, fino allo streaming di Spotify, vuole costringere l’industria musicale ad abbracciare nuovi modelli di business, più adatti nell’era dell’always on, dei ragazzi (ed adulti) “sempre connessi”, dotati di smartphone, tablet e netbook, disposti a portarsi la musica sempre con sé.

I fondatori di The Pirate Bay giocano la carta dello storage musicale digitale con BayFiles, una piattaforma che volta le spalle alle origini e alla violazione del copyright, ma scommette sul business legittimo: con 5 GB di spazio per 5 euro al mese. Oppure 45 euro annuali. Un prezzo per non dover tornare nelle aule dei tribunali, dopo la maxi multa milionaria. Il punto di forza di PirateBay è stato il motore di ricerca, ovvero l’indicizzazione dei file torrent che consentono il download dei contenuti (compresi quelli protetti dal diritto d’autore). BayFiles invece scommette sull’hosting legittimo.

L’industria è passata da un giro d’affari di 12 miliardi di dollari nel 2004 ai 6.8 miliardi di dollari del 2010. Secondo NPD la percentuale di file sharer del P2p rispetto agli utenti Internet sono passati dal 16% del 2007 al 9% del 2010.

La pirateria secondo Gizmodo
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