Bea cade nella rete di Oracle

Aziende

Bea ha accettato l’offerta di Oracle che pagherà 8,5 miliardi di dollari per acquistarla. Ma sul mercato potrebbero esserci nuvole a ciel sereno

I corsi negativi del Nasdaq hanno reso più malleabile il management di Bea che ha accettato un’offerta più bassa. Restano i dubbi sulla ‘tenuta’ della base clienti.

Come anticipato ieri , Oracle pagherà la società del middleware d’impresa 8,5 miliardi di dollari, in realtà spendendo ‘solo’ 7,2 miliardi giacché la robusta Bea ha nel suo portafoglio riserve liquide per 1,3 miliardi.

Oracle aveva già messo gli occhi su Bea intorno alla metà dello scorso ottobre, ma il management di quest’ultima si era opposto strenuamente all’operazione giudicando troppo ridotta l’entità dell’offerta iniziale. L’accordo è stato trovato ieri, a metà strada, su un valore dell’azione pari a 19,37 $ (contro i 21 richiesti in precedenza).

Se l’operazione non troverà altri altri ostacoli, Oracle farà proprio il leader storico del midleware d’impresa (erede di Tuxedo) presente con i propri prodotti un po’ in tutte le infrastrutture di grandi banche e aziende di telecomunicazioni. Bea ha tra i clienti italiani Telecom Italia, Poste Italiane, Italtel (che è anche partner per grandi progetti tlc). Sul suo middleware sono oggi basati i servizi innovativi di infomobilità Blue & Me commercializzati da Fiat.

Se da una parte l’acquisizione potrà aprire sinergie sul fronte applicativo e dello sviluppo, dall’altra solleva dei dubbi. Già all’indomani della prima offerta si discusse della possibile ‘fuga’ dei grandi clienti che fino ad oggi hanno scelto Bea (operatore focalizzato e indipendente) per avere infrastrutture indipendenti e più potere contrattuale nei riguardi dei fornitori.

Benché le infrastrutture middleware non siano sostituibili dall’oggi al domani, Oracle corre il rischio, completata l’acquisizione di Bea, che il suo middleware venga assimilato dai clienti a quello ‘captive’ di Ibm. Qualcuno potrebbe a questo punto rassegnarsi, altri utenti più intraprendenti e meno vincolati potrebbero riconsiderare le proprie scelte a favore delle soluzioni open source.

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Autore: ITespresso
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