Bernabè difende l’italianità di Telecom Italia: ma Berlusconi scenderà in campo?

Aziende

L’ex monopolista Tlc è una società italiana, perché Telefonica è azionista di Telco e Telco ha assicurato l’italianità di Telecom. Ma, secondo un giornale spagnolo, dietro le quinte si intravedono le grandi manovre del Premier italiano

Dopo la sparata sull’italianitàdi Telecom italia, messa in dubbio ieri dal vice ministro Paolo Romani , il numero uno di Telecom Italia , Franco Bernabè, è sceso nell’arena. Proprio per difendere l’italianità di Telecom, che a tutti gli effetti è una società italiana, perché Telefonica è solo azionista di Telco (e non di Telecom) e Telco ha assicurato l’italianità di Telecom.

Ma cosa bolle in pentola? Il discorso sull’italianità di Telecom ha origini lontane, venne tirato fuori dal cilindro all’epoca delle manovre fra Tronchetti Provera e Rupert Murdoch (quando Telecom rischiava di diventare una media company, nel marasma del “piano Rovati”), e poi quando si fecero avanti At&t e America Movil per acquisire Telecom, all’uscita dello stesso Tronchetti Provera.

Ora riemerge il fantasma dell’italianità di Telecom. Ma, forse dietro, ci sarebbe solo l’ennesimo corteggiamento di Silvio Berlusconi , il Presidente del Consiglio, verso quella Telecom Italia che permetterebbe a Mediaset di mettere le mani su una rete sempre più centrale nella Tv digitale e l’advertising online. Mediaset ha però detto ad Apcom che la notizia è frutto di “indiscrezioni di stampa destituite da ogni fondamento”.

Secondo un giornale spagnolo El Economista , dietro le quinte si intravedono le grandi manovre del Premier italiano, che potrebbe entrare in Telecom attravers o giochi a geometria variabile (tra Mediaset, Telefonica e i soci di Telco). Tutto oggi è possibile, proprio mentre Iab Forum certifica, per la prima volta, il sorpasso dell’advertising online sugli spot Tv sul mercato inglese.

Un anno e mezzo fa scrivevamo : “Non è la prima volta in cui il mercato sussurra che Mediaset guardi a Telecom Italia. L’ultima volta è avvenuta un anno fa, quando la difesa dell’italianità di Telecom Italia, all’epoca nel mirino dell’americana At&t prima di essere acquisita da Telefonica e banche italiane, aveva fatto scrivere che l’azienda fondata da Silvio Berlusconi potesse scendere in campo per Telecom . Mediaset preferì allora fare un’offerta per Endemol, accantonando il difficile mercato della telefonia.

Oggi però in piazza Affari si riparla dell’Operazione ideale: la fusione TelecomMediaset con al centro l’IpTv. E l’advertising legato a Internet e ai video sul Web.

Matrimonio impossibile? No, tutt’altr o. La fusione libererebbe la 7 e Mtv verso un nuovo proprietario (nella fanta ipotesi circola già il nome di Urbano Cairo). La fusione farebbe decollare la Tv su Internet, sarebbe un baluardo contro eventuali leggi sul conflitto di interesse e creerebbe un colosso made in Italy in grado di competere contro le multinazionali del settore. Contro l’ipotesi: Mediaset nega l’interessamento, avendo investito molto nel digitale terrestre. Ma il matrimonio avrebbe comunque senso, perché rappresenterebbe la Caporetto della concorrenza“.

Se Berlusconi e Mediaset scenderanno in campo, per Telecom sarà una rivoluzione copernicana. Nei giorni scorsi, si è anche parlato di manovre finanziarie (accordi, ma non fusione) fra Telecom e Poste Italiane.

Qualcosa bolle in pentola, ormai è evidente. A fine ottobre scadrà il patto di sindacato che lega i soci Telco, la cordata italo-spagnola che controlla Telecom. Secondo fonti giornalistiche, Telecom Italia farebbe gola anche agli uomini del leader libico Muhammar Gheddafi.

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