Bill Gates appoggia il governo nella disputa fra Apple e FBI

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Bill Gates appoggia il governo nella disputa fra Apple e FBI
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Bill Gates sostiene il governo perché non vede differenze fra l’attuale richiesta nel caso Apple vs. Fbi ed altre similari. L’Fbi chiede sempre alle Telco i tabulati telefonici o alle banche l’accesso ai conti di presunti criminali. L’opinione del co-fondatore, oggi filantropo, diverge da quella di Microsoft

Mentre il Ceo Tim Cook incassa, pur con alcuni distinguo, l’appoggio di Google, Microsoft, Facebook, Twitter e della cinese Huawei (perché “la protezione della privacy è molto importante”), Bill Gates ha spiegato al Financial Times (FT) di appoggiare il governo nella disputa che contrappone Apple e FBI in merito all’iPhone appartenuto al terrorista della strage di San Bernardino.

Bill Gates appoggia il governo nella disputa fra Apple e FBI
Bill Gates appoggia il governo nella disputa fra Apple e FBI

Un giudice ha ordinato ad Apple di aiutare a decrittare l’iPhone del killer, ma il Ceo Tim Cook ha risposto di non poter dare una mano all’FBI: sul suo smartphone non verranno introdotte backdoor, per non compromettere la privacy degli utenti, dal 2014 blindata dalla crittografia forte di default.

Bill Gates appoggia il governo nella disputa fra Apple e FBI
Bill Gates appoggia il governo nella disputa fra Apple e FBI

Ma il co-fondatore di Microsoft, da anni dedito alla filantropia, risponde che la situazione non è differente ad altre richieste della polizia, in caso di reati. Bill Gates appoggia il governo perché non vede differenze fra l’attuale richiesta ed altre similari: l’Fbi chiede sempre alle Telco i tabulati telefonici o alle banche l’accesso ai conti di presunti criminali.

L’opinione di Bill Gates diverge da quella di Microsoft. Tutte le aziende dell’IT appoggiano il Ceo di Apple Tim Cook, secondo il quale costruire backdoor in un software mobile costituisce un grave e pericoloso antecedente. Le aziende della Silicon Valley stanno cavalcando questo caso per rifarsi un’immagine di paladini della crittografia e della tutela della privacy, nella speranza di voltare definitivamente pagina dopo il caso NSA, lo scandalo della cyber sorveglianza di massa, rivelato da Edward Snowden. E non a caso, le aziende che sostengono Apple hanno incassato l’approvazione di Snowden.

Secondo il Wall Street Journal, il conflitto fra Apple e FBI è destinato ad infiammarsi, visto che il Dipartimento di Giustizia ha un’altra dozzina di casi aperti simili a quello dell’iPhone del killer della strage terroristica. Apple sta opponendo una strenua resistenza alle richieste del governo, anche per motivi di marketing e brand. Ma, secondo Reuters, ormai il caso si sta trasformando in una battaglia di pubbliche relazioni fra le potenti aziende dell’IT e il Federal Bureau of Investigation (Fbi).

Il caso dell’iPhone sta assumendo i contorni, presso l’opinione pubblica, di una battaglia per le libertà civili, mentre l’FBI rtiene che sia un caso di giustizia per le vittime di una terribile strage terroristica in cui sono state uccise 14 persone e ferite altre 22.

Cresce la pressione politica per accendere il dibattito sulla crittografia, mentre il Dipartimento di Giustizia accusa la strategia di “brand marketing” di Apple. Intanto, Bill Gates appoggia l’Fbi, mentre tutta la Silicon Valley è compatta con la decisione presa da Tim Cook, numero uno di Apple, sostenuto da Mark Zuckerberg (di Facebook), Jack Dorsey (di Twitter), Sundar Pichai (di Google). Il governo ha sollecitato le faiglie delle vittime ad unirsi contro Apple. Intanto l’escalation coinvolgerà presto Capitol Hill: la patata bollente della crittografia e dell’impossibilità di accedere ai dati dei criminali è tema scottante per il legislatore. Democratici e Repubblicani hanno proposto una commissione sulla digital security, per superare l’impasse sul “lato oscuro della crittografia”. Apple si è detta disponibile a partecipare a una commissione sul tema privacy vs. sicurezza, perché il Congresso è il luogo giusto per parlare di questi temi, non un’aula di Giustizia. Il dibattito è quanto mai aperto: il punto sta nel trovare, nel monitoraggio delle comunicazioni digitali post-11 settembre (e stragi di Parigi), il giusto bilanciamento fra privacy, da una parte, ed enforcement legislativo e utilizzo dell’intelligence, dall’altra.

Autore: ITespresso
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