Biometria scienza imprecisa?

Sicurezza

La biometria sta lentamente entrando nella vita di tutti i giorni ma è costantemente frenata da alcuni fattori

Alcuni dei problemi che possono frenare l’adozione delle tecniche biometriche sono principalmente legati alla protezione della privacy e a una ancor alta percentuale di errori. Il recente successo delle tecniche biometriche sembra essere legato all’aumento degli attacchi di virus, trojan horse e altri tentativi di hacking, finalizzati al recupero di informazioni personali e dati riservati appartenenti alle vittime colpite. Ricordiamo che ormai qualsiasi Pc che dispone di un accesso a Internet è potenziale vittima di programmi spyware che, attraverso diverse tecniche e strategie, tentano di recuperare password e codici digitati sul computer colpito. Inoltre, le recenti normative in termini di protezione della privacy e dei dati sensibili prevedono l’adozione di tecniche forti per il riconoscimento dell’identità degli utenti. Sostituire, per esempio, a livello aziendale le classiche login e password con un dispositivo di riconoscimento biometrico consentirebbe di raggiungere il duplice obiettivo di semplificare l’accesso degli utenti ai propri Pc e di aumentare il livello di sicurezza generale.

Il fascino della tecnologia La tecnologia relativa al riconoscimento delle impronte digitali, della mano o anche dell’iride, rappresenta un argomento che affascina il pubblico generale a causa degli aspetti futuristici ed è adottata dalle autorità per l’alto livello di protezione fornito, non solo nel campo della sicurezza delle informazioni. In una w ebfarm di un provider, il classico ricoscimento a badge era affiancato da un secondo livello di riconoscimento biometrico legato all’impronta digitale. La stessa Commissione Europea consiglia di incorporare elementi biometrici nei passaporti Ue, mentre una banca giapponese ha già introdotto un sistema di riconoscimento della mano in modo che i propri clienti non debbano più immettere un codice Pin quando prelevano denaro dagli sportelli bancomat. In effetti, l’utilizzo della biometria per il riconoscimento dell’identità propone indubbi vantaggi. L’elemento di ricoscimento è qualcosa di personale, non è qualcosa come una password che può essere intercettata, duplicata o affidata a un foglietto attaccato al monitor del proprio Pc. Non è una tessera o un badge che possono essere smarriti e o trafugati. Gli esempi a sostegno dell’adozione e dell’uso del riconoscimento biometrico potrebbero essere molti e delineare un futuro fantascientifico. Si pensi alla possibilità di andare in qualsiasi bancomat ed essere riconosciuti e autorizzati alle operazioni solo ponendo il polpastrello della mano su un apposito lettore biometrico. In Italia,solo per motivi di sicurezza, il riconoscimento dell’impronta è già effettuato da alcune banche. L’utilizzo di tecniche biometriche solo come ulteriore supporto alla sicurezza, consente di effettuare un lungo periodo di test della tecnologia, individuandone pregi e difetti in attesa di un ufficiale utilizzo per operazioni più complesse e rischiose.

Tutto tranne che infallibile Proprio parlando di pregi e difetti, esistono alcuni problemi ancora non risolti che penalizzano e frenano l’adozione su larga scala delle tecniche biometriche. A seguito delle pressioni degli Stati Uniti, i paesi europei devono decidere se incorporare o meno la biometria nei documenti di identità, ma gli esperti affermano che le conseguenze di un uso su così vasta scala di questa tecnologia sono sconosciute. Oggi l a biometria non è infallibile, con indici di errore che arrivano fino al 40% nel caso del riconoscimento facciale. Per quanto riguarda il riconoscimento delle impronte digitali, il metodo considerato come il più accurato, alcuni test condotti in Giappone nel 2002 hanno dimostrato che anche queste possono essere contraffatte. I ricercatori hanno creato copie di gelatina delle impronte digitali, le quali hanno ingannato ben 11 dei 15 sistemi biometrici testati. L’esperimento è stato ripetuto all’ultimo Chaos Computer Club di Berlino e questa volta gli hacker che hanno accolto la sfida hanno copiato le impronte utilizzando lattice liquido. Così come la Polizia Scientifica è in grado di rilevare le impronte sui luoghi del crimine, così potrebbe essere possibile per i malintenzionati raccogliere le impronte di chiunque lasciate per esempio su un bicchiere al bar e duplicarle eludendo i lettori biometrici. Utile ma controversa Nella maggior parte dei casi, le informazioni richieste per l’identificazione delle impronte digitali, dell’iride e della faccia devono essere archiviate. Ma dov’è esattamente la linea di confine tra l’archiviazione necessaria delle informazioni e la violazione della privacy? La biometria crea queste controversie anche perché si basa su “strumenti” che non possono essere modificati o sostituiti in caso di problemi. Coloro che si dimostrano maggiormente scettici parlano della possibilità del “furto di organi” se le tecniche di riconoscimento della mano o delle impronte digitali diventassero comuni nel settore bancario. Altri dipingono un’immagine oscura del futuro, simile a quella del film “Minority Report”, in cui l’eroe del film è obbligato a subire un trapianto dell’occhio perché la sua iride è stata inserita nella “lista nera” dalle autorità. Anche se sarà necessario ancora molto tempo prima che questi terrificanti esempi da fantascienza diventino realtà, la biometria pone comunque il problema di trovare una via di mezzo tra sicurezza e privacy. Il dibattito è solo all’inizio. Conclusioni Le tecnologie di riconoscimento biometrico promettono di semplificare e rinforzare la sicurezza in numerosi campi. La possibilità di riconoscere un individuo attraverso alcune caratteristiche fisiche uniche permetterebbe di semplificare l’accesso e la fruizione di numerosi strumenti e servizi. Purtroppo la tecnologia biometrica, anche se già utilizzata in numerosi settori, risente ancora di alcuni problemi che ne limitano la definitiva adozione. Tra i diversi problemi sono sicuramente da menzionare quelli legati alla ancora alta percentuale di errori di riconoscimento, alla possibilità di duplicare alcune caratteristiche biometriche come le impronte e l’utilizzo di elementi di riconoscimento che non possono essere modificati o sostituiti in caso di difficoltà. I problemi non sono pochi ma non sono irrisolvibili. Attualmente si preferisce affiancare il riconoscimento biometrico a tecniche di riconoscimento classiche come quelle legate alle password. In questi casi quindi la tecnologia biometrica oltre a rinforzare il livello di sicurezza classico permette di testare approfonditamente pregi e diffetti della nuova tecnologia, fornendo dati ed esempi di utilizzo utili per affinarne potenzialità e robustezza. Forse il giorno in cui potremo prelevare al bancomat solo appoggiando il polpastrello sull’apposito sensore è ancora lontano, ma è comunque là che ci aspetta. A differenza di altre tecnologie infatti quella biometrica ha dimostrato di non essere una chimera, ma solo un futuro prossimo che necessita ancora di alcuni piccoli aggiustamenti per potersi realizzare.

Autore: ITespresso
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