Bitdefender: Italia sotto attacco dei criptolocker quasi al pari con gli Usa

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Secondo studi Bitdefender, i cryptolocker sono una preoccupazione per l’Italia dato che il nostro paese si colloca al secondo posto con il 17,1% di potenziali incidenti segnalati nel mese di febbraio, dopo gli Stati Uniti che si collocano al 23,57%

L’evoluzione delle minacce più moderne richiede lo sviluppo di un approccio integrato di difesa che si basi su una strategia multi livello. Il layering è uno dei concetti fondamentali nella sicurezza delle informazioni e diventa ancora più importante nel complicatissimo scenario di attacco attuale. Il numero complessivo di malware prodotti al secondo ha raggiunto una cifra impressionante, altrettanto quanto il valore relativo mercato illegale che lo sostiene, in costante aumento. Il 2016 ad esempio è stato l’anno peggiore per il Cybercrime in Italia, secondo le indicazioni del rapporto Clusit 2017) e il Paese è stato vittima degli hacker, risultando per la prima volta nella top ten globale per numero di vittime strette nella morsa del ransomware.

Denis Cassinerio
Denis Cassinerio

Per contrastare questo panorama è necessario considerare un vero cambiamento nelle strategie di difesa adottando nuovi aspetti tecnologici, un nuovo paradigma e soprattutto un approccio di Risk Management, anche in funzione del nuovo panorama normativo che sempre di più aiuterà le aziende a maturare sotto il profilo della sicurezza delle informazioni. L’evoluzione delle tecniche di attacco informatico e la dinamicità dei threats rendono inoltre sempre più complessa la valutazione quantitativa del rischio aziendale, spesso conducendo all’adozione di misure di prevenzione inadeguate o falsandone i relativi piani e budget. Denis Cassinerio, Regional sales director e Liviu Arsene, Bitdefender Senior E-threat Analyst, hanno esposto un grosso problema anche in Italia.

Secondo i due vertici dell’azienda, i cryptolocker sono una grande preoccupazione per l’Italia dato che il nostro paese si colloca al secondo posto con il 17,1% di potenziali incidenti segnalati nel mese di febbraio, dopo gli Stati Uniti che si collocano al 23,57%. Secondo un recente report della società, molti di questi virus cercano di adattarsi all’ambiente per sopravvivere. Se da un lato alcuni di questi virus si perdono, altri prosperano e fanno davvero male. Si pensi che nel 2015 uno di questi ransomware ha causato 350 milioni di dollari di danni.

Liviu Arsene
Liviu Arsene

Secondo uno studio condotto da Bitdefender a novembre 2015 su 3.009 utenti Internet degli Stati Uniti, Francia, Germania, Danimarca, Regno Unito e Romania spiega quale sia la reazione di una vittima sulla perdita dei dati attraverso cripto-ransomware. Che cosa spinge le vittime a pagare? Qual è il ruolo della protezione antivirus nell’equazione problem-solving? Il  50% degli utenti non è in grado di identificare con precisione ransomware come un tipo di minaccia che impedisca o limiti l’accesso ai dati informatici; la metà delle vittime sono disposte a pagare fino a 500 dollari per recuperare i dati crittografati. I documenti personali sono al primo posto tra le priorità degli utenti; i consumatori del Regno Unito avrebbero pagato di più per recuperare i file mentre gli utenti degli Stati Uniti sono l’obiettivo principale per il ransomware.

Arsene, in ogni caso, sottolinea un messaggio forte: “Non si deve pagare perché non è sempre certo che vengano restituite le informazioni bloccate. Invece – continua – ci si deve dotare di sicure tecnologie”.

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