Blog a rischio di stampa clandestina?

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Le motivazioni della sentenza Ruta sottolineano le perplessità della prima ora. Il caso del blogger condannato potrebbe fare scuola: ogni sito di informazione deve essere registrato?

A giugno il Tribunale di Modica ha condannato lo Storico Carlo Ruta , blogger, per stampa clandestina. Il blogger è stato condannato per non aver registrato il proprio sito in Tribunal e: multa di 150 euro (più 5.000 di spese giudiziarie) per violazione dell’articolo 16 della legge sulla stampa.

E’ la prima volta che succede. Carlo Ruta, storico e giornalista, cura Le inchieste , un sito di giornalismo d’inchiesta su mafia e dintorni. Un altro suo sito, Accade in Sicilia, venne chiuso nel 2004. Il pm che ha chiesto la condanna di Ruta è lo stesso Agostino Fera che aveva fatto oscurare il sito nel 2004.

Guido Scorza, sul suo sito, ha esaminato le motivazioni della sentenza: il blogger condannato dal Truibunale di Modica pone un interrogativo per tutta la blogosfera. Scrive Guido Scorza: “Il Giudice date due soluzioni interpretative lasciate aperte dalla vigente disciplina sull’editoria (quella si scritta male e pensata peggio, da bocciare senza prova di appello come ho già scritto) ne ha scelta una incorrendo, probabilmente, in qualche leggerezza sulla quale tornerò nelle prossime ore“. Eaggiunge: “Proprio per questo, tuttavia, la situazione è più grave di quanto non sarebbe si trattasse “solo” di un errore giudiziario: il Caso Ruta ha portato alla ribalta un rischio che è noto agli addetti ai lavori sin dal 2001 ovvero quello che –complice la brutta nuova legge sull’editoria (la 62/2001) da un giorno all’altro l’intera Rete avrebbe potuto essere ritenuta clandestina…“.

Conclude l’esperto di diritto Scorza: “I principi contenuti nella decisione del Tribunale di Modica, infatti, se rigorosamente interpretati non lasciano spazio alcuno a conclusioni diverse:ogni sito di informazione (cosa non è informazione nella Società dell’informazione?) deve essere registrato perché il suo titolare non corra il rischio di incorrere in una condanna analoga a quella inflitta a Carlo Ruta“.

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