Blogger imita Twitter nella censura selettiva

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Anche la piattaforma di blog di Google, Blogger, blocca i post su base locale. Come Twitter

Mentre infuria la polemica su Twitter per la scelta di “rimozione selettiva” dei Tweetscelta rivendicata dal Ceo di Twitter come l’unica praticabile per consentire al microblogging di espandersi nel mondo, salvando i Tweet dal rischio censura globale -, il sito TechDows ha scoperto che anche la piattaforma di blog di Google segue la scia di Twitter. Anche Blogger blocca i post su base locale.

Il servizio di hosting gestito da Google preferisce applicare il blocco dei contenuti “per paese”, quando fioccano le richieste di censura da parte di autorità di paesi dove non vige la libertà d’espressione (oppure in casi particolari come il divieto di parlare di nazismo nella democratica Germania).

La “censura selettiva” è un workaround o un escamotage per far circolare le “notizie” a livello globale, senza disubbidire a normative locali che chiedono l’oscuramento di un Post o di un Tweet. Quando uno Stato chiede di rimuovere un determinato contenuto pubblicato su un blog con dominio blogspot.com, Google sarà costretta a rendere il post inaccessibile dagli utenti di quel paese, ma potrà mantenerlo visibile per tutto il resto del mondo.

Gli utenti di Twitter hanno però accusato il microblogging di ipocrisia e di cedere a un escamotage solo per motivi di business. Il Ceo di Twitter, Dick Costolo, ritiene che sia meglio essere presenti a livello globale (oggi Twitter è bloccato in Cina, per esempio), offrendo comunque un servizio utile, piuttosto che non poter entrare in certi Stati. La novità di Blogspot riguarda per ora solo gli utenti indiani e australiani.

I paesi che praticano la censura online sono numerosi. Solo nel 2010 la censura colpiva Google in ben 25 paesi. Dall’annuale Transparency Report di Google risulta che perfino le Forze dell’Ordine statunitensi e i tribunali hanno richiesto la rimozione di 757 oggetti dai server di Google, soprattutto video di YouTube, con un incremento del 70% rispetto al passato (le richieste di rimozione negli USA riguardano video che mostrano le violenze perpetrate dagli agenti). Ma le richieste di rimozione sono globali: il Regno Unito segna un incremento del 71 per cento, la Corea del Sud del 36 per cento, la Spagna del 28, la Germania del 38. Nella Libia di Gheddafi tutti i servizi Google erano inaccessibili per tutto il periodo rilevato e in Cina lo stesso trattamento è valso per YouTube. Per quanto riguarda l’Italia , il governo ha chiesto la rimozione di 36 video di cui ne sono stati rimossi 31: solo il 64 per cento delle richieste sono state accolte. In generale, sono stati rimossi 80 contenuti, la maggior parte dei quali da YouTube per diffamazione e violenza (rispettivamente 16 e 18), altri per diffamazione da parte di blogger (18). Ammontano a 934, invece, le richieste di rimozione di dati personali.

Twitter e Google si piegano adesso alla Realpolitik. Ma il dibattito sulla “censura selettiva”, se sia preferibile o meno alla “censura tout court”, resta aperto.

Twitter bloccherà utenti in un solo paese
Twitter bloccherà singoli utenti in un solo paese
Autore: ITespresso
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