Bocciato l’emendamento Fava: niente SOPA all’italiana

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Abrogato l’emendamento Fava che minacciava di censurare la Rete italiana

Ancora una volta la Rete italiana è riuscita a scongiurare una normativa che metteva a rischio la libertà del Web. E’ stato abrogato l’emendamento Fava, noto come la “SOPA all’italiana“, grazie al pressing sul Parlamento condotto non solo dall’associazione Agorà Digitale, ma anche da Confindustria Digitale. Una petizione online, decine di articoli su carta e news sono riusciti ad evitare che passasse l’emendamento Fava, che rischiava di ipotecare pesantemente e penalizzare lo sviluppo dell’economia digitale, intorno al cui sviluppo si focalizza l’Agenda Digitale, appena entrata fra le priorità del governo Monti.

L’emendamento Fava sarebbe stato un boomerang, in un momento in cui Audiweb registra una crescita dei cyber navigatori (anche da Mobile), oltretutto inutile, visto che l’ordinamento già garantisce il perseguimento dei reati legati alla contraffazione, che rientrano nell’ambito del diritto penale. La norma voleva rendere i fornitori di servizi di comunicazione responsabili della condotta dei propri clienti, costringendo gli operatori dei servizi di comunicazione elettronica  a “mettere in atto un inaccettabile controllo dei contenuti che passano sulle reti, conducendo di fatto a un sistema di censura preventiva, che oltre a ledere i diritti dei cittadini, metterebbe in serio pericolo gli investimenti industriali nel settore dell’informazione online e della commercializzazione di contenuti ”. Il tutto, avrebbe generato un impatto depressivo sul nascente mercato dell’e-commerce in Italia e in genere sulle opportunità di sviluppo che offre il web.

E pensare che, secondo la ricerca Fattore Internet, commissionata da Google, nel 2015 l’Internet economy italiana potrebbe raddoppiare, costituendo tra il 3,3% e il 4,3% del PIL, pari a circa 59 miliardi di euro. Per ogni euro di crescita del PIL italiano da qui al 2015, si stima che in media 15 centesimi saranno trainati da Internet. Purché l’Italia non si inventi legislazioni anti-Web che metterebbero i bastoni fra le ruote all’economia digitale. La bocciatura dell’emendamento Fava, riporta un po’ di sereno fra i player dell’online italiano, in un anno – come quello attuale – irto di difficoltà per il mercato IT. Ma l’emendamento Fava era solo uno degli ostacoli sul cammino della Rete italiana: il nuovo allarme riguarda ACTA, il contestato trattato anti contraffazione.

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