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Twitter ha lasciato sul terreno il 44%, Amazon ha perso il 23%, Facebook perde il 18% e Netflix arretra del 28%. In arrivo una nuova bolla al Nasdaq?

Bolla 2.0: c’è chi dice sì e chi dice no

L’acquisizione di Instagram, una Web app gratuita, da parte di Facebook, per una cifra esorbitante (un miliardo di dollari per un’applicazione per smartphone Android e iPhone), ha sollevato i veli su una questione carsica, che ogni tanto riemerge dalle profondità del Nasdaq. Da quando i Social media stanno facendo il loro ingresso a Wall Street, ci si chiede se esista il pericolo di una bolla 2.0. Chi osserva che il New York Times, il prestigioso quotidiano, ha un market cap da 950 milioni di dollari, non può che notare che se la “Signora in Grigio” vale 50 milioni di dollari in meno di Instagram, è forse in atto una sopravvalutazione della S-economy (dove S sta per Social)? I cantori dei Social media, tecno-ottimisti, pur consapevoli dei problemi in Borsa riscontrati da Groupon e Zynga (le cui quotazioni zoppicano a causa di errori nei piani di espansione), ritengono che l’IPO di Facebook, che ha acquisito Instagram per fare un salto nel mercato Mobile e in Cina (dove Facebook non aveva ancora messo lo zampino), darà un colpo di spugna a chi teme un’ipotetica bolla 2.0. L’IPO di Facebook avverrà a maggio: quello sarà il momento della verità

Facebook ha pagato un miliardo di dollari per acquisire Instagram, l’app per iPhone e Android, con 25 milioni di download su iOS, 30 milioni di utenti e 575 “Mi piace” al secondo. Il New York Times, il prestigioso quotidiano, ha un market cap da 950 milioni di dollari: vale cioè 50 milioni di dollari meno di un’applicazione di foto condivisione con filtri fotografici.

Per una LinkedIn che cresce, ci sono un Groupon, il sito social dei coupon e degli sconti, e una Zynga (il sito del social gaming, il creatore di Farmville e Cityville) che deludono. Nel frattempo il titolo di Apple supera quello di Google, e si avvia verso i mille dollari di quotazione: Apple potrebbe essere il primo colosso IT da un trilione di dollari, già ora vale più di 600 miliardi di dollari di capitalizzazione. Cifre da capogiro, che rischiano di far perdere la bussola e i freni inibitori alla speculazione. Gli analisti si chiedono se tiri aria di bolla 2.0, soprattutto nell’arena dei Social Media. Facebook sbarcherà al Nasdaq a maggio con il simbolo FB: IPO prevista fra 75 e 100 miliardi di dollari. Nel 2013 toccherà ad Agry Birds, l’app del gioco più scaricato su smartphone e tablet. Twitter è già valutata 8 miliardi di dollari.

Per ora la bolla sembra scongiurata, visto che Facebook ha grandi potenzialità di crescita: nel Mobile (dove oggi è poco presente), nell‘e-commerce e nell’advertising. Facebook aspira a diventare una piattaforma di computing a 360 gradi, in cui gli utenti fanno amicizia, ascoltano musica condivisa e guardano film insieme; in futuro potrebbe anche diventare una piattaforma di social-commerce, in cui i Brand che aderiscono a Open Graph aggiungono il bottone dello “shopping in chiave social”. Instagram trainerà Facebook nel Mobile, ma soprattutto permette al sito di Mark Zuckerberg di varcare il confine cinese, dove fino ad oggi è censurato. Stando al blog del Wall Street Journal, Instagram potrebbe essere il grimaldello per scardinare il blocco cinese a Facebook.

Ricordiamo quando Google venne quotata nel 2004 a 85 dollari per azione: sette anni dopo, Google oltrepassava i 500 dollari. E per capitalizzazione, Google è alle spalle di Apple, IBM e Microsoft. Per scongiurare una bolla, bisogna leggere i fondamentali e studiare con attenzione il cash flow generato. Nel mercato dei Social media (o S-economy) è importante mantenere il buon senso, anche se la valutazione è considerata un “hot topic”.

A differenza degli anni ’90, le aziende che stanno quotandosi o stanno per sbarcare in Borsa, hanno business solidi, ben piantati per terra. Un decennio fa invece spirava aleatorietà, oggi invece ci sono clienti reali, fatturati reali e profitti reali. Forse la Securities and Exchange Commission (Sec), la Consob americana, potrebbe  aumentare il flottante per calmare gli “spiriti bollenti”. Ma delineare un parallelismo con gli anni ’90 e lo sboom del 2000 non ha attualmente senso. Dodici anni fa, la situazione era per versi simile, ma profondamenbte diversa: c’erano grande fermento e ottimismo, dato il successo commerciale di Internet e della crescita del mercato Pc. Oggi, a crescere a doppia cifra sono gli smartphone e a tripla cifra i tablet, e a creare hype sono i social network e certe apps. Ma la paura di una bolla è concreta o destinata ad evaporare?

Dodici anni fa i venture capital spendevano moltissimo, mentre i ricavi delle start-up erano bassi, e la tecnologia era quasi un intralcio o impedimento. Emblema della bolla 2000 è il caso Pets.com, che raggiunse i 300 milioni di dollari di investimento capitali tra il febbraio ’99 e il novembre 2000, quando chiuse: e che cosa aveva di così particolare questo sito? Vendeva semplicemente accessori per animali; la tecnologia era ai minimi termini. Ciò non significa che l’e-commerce fosse una cattiva idea, ovviamente; ma che il sito era sopravvalutato perché all’epoca le connessioni eranon in dial-up (e non in banda larga) e il settore di nicchia, in un’era in cui il commercio elettronico era agli abori, e non di uso comune come oggi. Anche boo.com, sito di moda, raccolse 130 milioni di dollari di venture capital: una cifra eccessiva rispetto all’epoca. Geocities, acquisita da Yahoo! per 3.5 miliardi di dollari, venne chiusa nel 2009 come “ramo secco”. Nel ’96 la quotazione di Yahoo! avvenne con un rialzo a tripla cifra del 154%. Il motore di ricerca Excite, comprato per la pazza cifra di 6.7 miliardi di dollari a inizio ’99, finì in bancarotta, con mille licenziamente, nell’ottobre 2001. Ma il simbolo della bolla della net economy di 10 anni fun Netscape, il browser con il 90% di market share, comprato da Aol per 4.2 miliardi di dollari, e poi superato da Microsoft Internet Explorer in pochi mesi: anche Aol-Time Warner è finito con lo switch-off di Aol eccetera.

Chi è ottimista, invece, crede che oggi le nuove tecnologie abbiano fatto un balzo in avanti superiore a 10 anni fa: gli smartphone sono cresciuti a doppia cifra, la tecnologia è “pervasiva” e Mobile, c’è maggiore consapevolezza anche da parte degli investitori e dei venture capital. La febbre da Facebook e la crescita di LinkedIn, non vanno visti con eccessivo timore.

Oggi non è una “lotteria” come nel ’99: le aziende sono più solide e consapevoli delle opportunità online. Tuttavia tenere gli occhi aperti è un dovere per evitare che la storia si ripeta. Secondo The Atlantic Wire, Instagram non ha un modello di business, ma la sua fama si basa solo sulla possibilità di condividere impalpabili emozioni; dunque, la valutazione offerta da Facebook a questa divertente Web app, appare eccentrica. A meno che per Facebook non sia il traino per sbarcare nel mercato Mobile, scrollandosi di dosso l’ “etichetta desktop” che finora caratterizzava troppo il social network di Menlo Park. Per Giga Om l’operazione di Facebook ha senso. Secondo il Guardian Facebook rischia, se mai, di diventare un monopolista non sottoposto a regole come la compagnia elettrica locale: un Walled garden, o giardino recintato, da tenere d’occhio.

Timore di Bolla 2.0?

Timore di Bolla 2.0?

Mirella Castigli
Autore: Mirella Castigli
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