Bollette a 28 giorni, le telco hanno torto ma “vincono” lo stesso

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Il Tar del Lazio si pronuncia contro il ricorso delle Telco. La fatturazione a 28 giorni non è legittima, ma intanto vengono “congelati” i rimborsi ai clienti, almeno fino a ottobre e ancora una volta sono gli utenti gli unici a rimetterci

Quella del Tar del Lazio sulle bollette a 28 giorni sembra una decisione salomonica ma in pratica non lo è affatto. E spieghiamo allora tutti i risvolti di una sentenza davvero bizzarra. 

Da una parte il Tar del Lazio considera legittima la decisione del Garante per le Comunicazioni del marzo 2017 (delibera 121 AgCom) che esprime parere positivo per la sola fatturazione solare, quindi bocciando la decisione che potremmo quasi definire di “cartello”, adottata presto di concerto dagli operatori, sulla possibilità di considerare non il mese del calendario, ma le quattro settimane per legittimare la scadenza di una nuova fatturazione. 

Roma – Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio. Al Tar spetta la decisione di accogliere o respingere il ricorso delle Telco sulla delibera AgCom. Infatti Il TAR del Lazio è competente per le controversie relative ad atti provenienti da una amministrazione statale avente competenza ultra regionale (eccezion fatta per gli atti dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas, per i quali la competenza spetta invece al TAR della Lombardia).

Dall’altro lato però il Tar del Lazio ha deciso anche la sospensione cautelare fino all’autunno per la restituzione dei giorni pagati in più dai clienti in bolletta. In pratica i giudici amministrativi non danno ragione ad Asstel e a tutti gli operatori coinvolti, ma allo stesso tempo bloccano il sistema dei rimborsi.

Inizialmente i clienti sarebbero dovuti essere rimborsati con la prima fattura della ripristinata cadenza mensile, per le giornate in più pagate a causa del criterio dei 28 giorni, a partire dal 23 giugno.

Invece non sarà così per “non esporre gli operatori a un esborso multimilionario” .

E’ incredibile come da un lato gli operatori abbiano avuto mano veloce, lesta e concorde nel passare a una fatturazione più favorevole per loro, ma allo stesso tempo i giudici acconsentano al “congelamento” della restituzione di quello che ci sentiamo di poter definire tranquillamente, tantopiù alla luce della sentenza “il maltolto”.

Questo meccanismo è rischioso per più motivi. In primis autorizza gli operatori, pur sanzionati, a nuovi escamotage, perché tra i tempi dei ricorso, del pronunciamento del Tar e grazie ai “congelamenti” sui rimborsi troveranno ancora fruttuoso per le loro casse avventurarsi in queste pratiche, dall’altro perché negli utenti è confermata la percezione che alla fine si paga subito anche quanto chiesto con pratiche scorrette per poi forse vedersi restituito qualcosa, in un futuro… A volte addirittura dovendosi impegnare ulteriormente per riavere semplicemente il dovuto.

Con il risultato finale, tra l’altro, per cui agli operatori da aprile riuscirà lo stesso il ritocco delle tariffe studiato per compensare il sistema a 28gg bocciato dalle autorità.
Ci chiediamo: la multa di oltre un milione di euro comminata alle telco e i rimborsi da restituire perché sono stati considerati dai giudici “oneri eccessivi” da non potere restituire subito? Non sono in fondo anche soldi sottratti con una decisione accettata sì dai consumatori ma comunque unilaterale? Non vanno restituiti in ogni caso?

Perché gli utenti devono aspettare il 31 ottobre 2018 (forse) di fatto in modo da consentire con i nuovi ritocchi di non subire alcun danno alle telco? I soldi in fattura non li hanno forse pagati subito, gli utenti? All’epoca nessun giudice intervenne tempestivamente nel ritenere “oneroso” l’esborso. 

Fanno sorridere anche le scuse accampate dalle Telco sul fatto che il loro comportamento sia stato trasparente (in pratica abbiano comunicato la fatturazione a 28 giorni in modo chiaro… ci mancherebbe!) e il riferimento all’articolo 70 comma 4 del Codice delle Comunicazioni per cui esse avrebbero rispettato le modalità di modifica dei prezzi.

Ci chiediamo infatti in che cosa consista la libertà di scelta in un mercato effettivamente di libera concorrenza quando di fatto, come in questo caso, il cittadino deve semplicemente accettare le nuove condizioni, visto che sono universalmente imposte dagli operatori che complessivamente in Italia detengono la quasi totalità del market share.

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