Botta e risposta tra Fieg e Google

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Botta e risposta tra Fieg e Google
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Gli aggregatori di news servono agli editori per frenare l’emorragia di lettori e di pubblicità. Ma la Fieg va all’assalto di Google, ma il caso tedesco ha dato una severa lezione alla legge spagnola e alle richieste italiane: l’esclusione da Google News costa troppo cara

La Fieg (Federazione italiana editori giornali) vorrebbe che l’Italia seguisse le orme della Spagna varando una “legge Google“, affinché il motore di ricerca paghi chi sfrutta contenuti editoriali di proprietà di altri. Lo ha dichiarato Maurizio Costa, presidente della Fieg, il quale ritiene che ogni aggregatore di notizie di Internet, riconosca il copyright articoli, foto, video linkabili da Google News, visto che il colosso guidato dal Ceo Larry Page raccoglierebbe in talia circa un miliardo di euro di pubblicità quanto fattura l’intero settore della carta stampata, quotidiana e periodica nel nostro Paese.

Google ha risposto alla Fieg ricordando di cooperare con gli editori per aiutarli ad incrementare i ricavi delle loro testate online e ad accorciare le distanze con i loro lettori: ”Gli editori, inoltre, possono scegliere se essere presenti in Google News oppure no. La verità è che Google invia ogni mese 10 miliardi di clic agli editori di tutto il mondo e che riceviamo di gran lunga più richieste di essere inclusi in Google News che non di essere esclusi. Inoltre, attraverso il programma AdSense, nel 2013 abbiamo ridistribuito 9 miliardi di dollari agli editori di tutto il mondo, una cifra in crescita di 2 miliardi rispetto al 2012”.

Botta e risposta tra Fieg e Google
Botta e risposta tra Fieg e Google

A questo proposito, ricordato l’inversione ad U dell’editore tedesco Axel Springer: dopo aver rinunciato alle anteprime sull’aggregatore, ha scoperto che l’esperimento ha avuto un impatto negativo su traffico e giro d’affari. In due settimane i siti dell’editore hanno registrato una caduta verticale del 40% rispetto ai click ottenuti via motore di ricerca e dell’80% rispetto al traffico generato dall’interfaccia Google News, per non aver concesso foto e video.  Questo aneddoto dimostra che Google News serve agli editori, ma anche rende l’idea della pressione che il sito rappresenta per gli editori recalcitranti.

Gli editori tedeschi hanno dunque verificato sulla loro pelle e sui loro bilanci che Google News non solo non provoca, ma anzi impedisce i cali di visibilità e dunque il crollo dell’advertising pubblicato sulle loro pagine. Gli aggregatori di news servono agli editori per frenare l’emorragia di lettori e di pubblicità sul cartaceo, indirizzando nuovi lettori dall’online. Gli editori possono scegliere l’esclusione, ma essa avviene a prezzo salatissimo per il loro business. Gli editori spagnoli e quelli italiani sono avvertiti.

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