Brevettabilità del software: i tempi sono ancora lunghi

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Il Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie fa il punto della
situazione sulla direttiva Europea per la brevettabilita’ del software.

ROMA. Nella seduta del 14 gennaio 2003 il Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie Lucio Stanca ha tenuto un intervento presso la Camera dei Deputati sulla direttiva Europea per la brevettabilità del software sottolineando che il tema trattato dalla direttiva e’ complesso e delicato e sull’argomento si sono avute opinioni difformi, come testimoniato dalla complessità dell’iter della discussione in corso di svolgimento presso l’Unione Europea. Difatti allo stato attuale il Commissario europeo competente ha ritenuto accettabili da parte della Commissione solo 22 dei 64 emendamenti parlamentari ed e’ necessaria una trattativa tra il Consiglio ed il Parlamento; poiché per la sua complessità, la trattativa non potrà chiudersi prima dello scioglimento dell’attuale Assemblea nel prossimo giugno, essa dovrà essere condotta con il nuovo Parlamento; il problema e’ quindi rinviato, per la soluzione finale, per un congruo lasso di tempo. Il Ministro, nel suo intervento, ha sottolineato che la proposta di direttiva, nella relazione introduttiva, si pone l’obiettivo di armonizzare la legislazione esistente in materia evitando mutamenti repentini della posizione giuridica e in particolare un’estensione della brevettabilità ai programmi per elaboratori in quanto tali. L’intervento del Ministro Stanca su una direttiva che sta facendo discutere molto ha avuto l’obiettivo di fare il punto della situazione sui lavori della Commissione europea e nello stesso tempo introdurre un argomento cosi’ delicato come la brevettabilità del software anche in Italia. In effetti nonostante diversi interventi legislativi e giurisprudenziali che hanno contraddistinto non solo l’Italia ma anche tanti altri paesi dell’Unione Europea, mai e’ stato sopito il grande dibattito sulla effettiva natura giuridica del software e sulla sua tutelabilità. La proposta di direttiva UE, che in effetti rivede (in parte) quanto già stabilito in precedenti interventi comunitari, costituisce un’ampia conferma di quanto sopra sostenuto. La dottrina dominante del nostro paese ha sempre affermato che il valore del software, anche dal punto di vista giuridico, non sta nel supporto su cui e’ registrato, ma nel suo contenuto creativo-ideativo; il pericolo che corre il suo autore non e’ tanto quello che gli sia sottratto quel supporto, ma che quel contenuto (nella maggior parte dei casi frutto d’anni di lavoro) sia plagiato da altri. La tutela giuridica del software, di conseguenza, non può essere assicurata dalle norme civili e penali che difendono la proprietà o il possesso di beni materiali ma da altri specifici strumenti. Se da un lato, i produttori di software hanno fatto e continuano a fare ricorso a difese di carattere tecnico e commerciale, quali l’uso di trappole difensive di carattere elettronico, sistemi di protezione fisica del programma e l’adozione di particolari politiche di distribuzione, dall’ altro si e’ cercato di trovare nell’ambito del diritto quelle misure idonee a garantire le energie intellettuali investite nell’attività di programmazione contro le altrui illecite appropriazioni. In Italia, in particolare, prima del d.lgs. n. 518/92 (che ha modificato la legge n. 633/41) con il quale in aderenza all’indirizzo comunitario e’ stata privilegiata la soluzione del diritto d’autore, il problema della tutela del software era stato affrontato esclusivamente sotto il profilo giurisprudenziale. In sostanza, la lacuna della legge era colmata, anche se in maniera non pacifica, ricorrendo analogicamente alla disciplina per la tutela del diritto d’autore. Ma il Ministro Stanca nel suo intervento ha voluto sottolineare in particolare che il vero problema della direttiva europea non e’ giuridico ma e’ rappresentato dalla delicata valutazione dell’impatto che una direttiva di questo tipo può avere sul processo di innovazione tecnologica e, in ultima analisi, sull’intero sistema produttivo.

Autore: ITespresso
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