Broken Sword: Il Sonno del Drago

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Non svegliare il drago che dorme

L’ultimo episodio della saga di Broken Sword è il sigillo definitivo alla fine dell’epoca delle avventure grafiche punta e clicca. Il Sonno del Drago è infatti il prototipo di un prodotto dedicato a chi predilige i giochi brevi, lineari, che richiedono una dose limitata di ragionamento e, soprattutto, a coloro che non vogliono andare oltre i quattro tasti cursore. Il Sonno del Drago è un’avventura dinamica in 3D, con vista in terza persona basata sulle inquadrature di una telecamera mobile non controllabile, arricchite da inserti registici che conferiscono al gioco un aspetto alquanto cinematografico. Aspetto che si addice alla bella trama del gioco che, pur farcita dei più classici clichè della celluloide, acquista spessore con l’evolversi delle vicende. Nonostante l’alternarsi dei protagonisti, George e Nico, e il conseguente continuo sovrapporsi di due diversi punti di vista da cui giocare l’avventura, la linearità del gioco salta all’occhio. Gli enigmi sono mediamente molto semplici, e sono ulteriormente semplificati dal fatto che l’interfaccia del gioco prevede la segnalazione automatica degli hot spot di ogni singola ambientazione. In altre parole, quando il protagonista entra si avvicina a uno scenario, ogni singolo oggetto con il quale può (e pertanto dovrebbe) interagire viene evidenziato da un’icona. Di più: l’interfaccia, che contempla l’uso dei soli tasti cursore, segnala per ogni hot spot le azioni che possono essere effettuate, riducendo ulteriormente lo stimolo alla riflessione. Gli enigmi, pur logici, non sono peraltro particolarmente originali. Molti sono basati sul coordinamento delle azioni dei due protagonisti, altri (moltissimi!) sono invece giocati sullo spostamento di oggetti, soprattutto casse e scatoloni, un genere di puzzle che, a lungo andare, genera noia e frustrazione. Poco convincenti anche i cosiddetti eventi, quell’esercizio di riflessi che ha reso famosi giochi come Shenmue o il vecchissimo Dragon’s Lair. In sostanza si tratta di sequenze filmate al termine delle quali è necessario compiere un’azione con straordinario tempismo: il meccanismo, in qualche modo, funziona, ma a ogni fallimento è necessario sorbirsi nuovamente l’intero filmato. Anche i controlli, sensibili al contesto, sono una discreta seccatura: passando da un’ambientazione all’altra, con il cambio di inquadratura mutano, infatti, anche i riferimenti cardinali, per cui, premendo il medesimo tasto cursore, il protagonista si muove in una differente direzione. Nonostante questi grossi limiti, legati essenzialmente all’interfaccia, con un po’ di pazienza il gioco risulta comunque godibile: grazie alla bella storia, allo spessore dei personaggi, al doppiaggio in italiano e a un’eccellente impatto audiovisivo, rimane sempre vivo il desiderio di vedere ciò che succede dopo. Tuttavia ci sentiamo di sconsigliare Il Sonno del Drago agli avventurieri veterani in quanto ne rimarrebbero delusi.

Autore: ITespresso
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