Brothers in arms

Management

La guerra è strana: uccide figli ma genera fratelli…

Una doverosa premessa per sgomberare subito il campo da eventuali equivoci: Brothers in Arms non è uno sparatutto. Sebbene l’impostazione e la prospettiva siano quelle, appunto, di uno “shooter” in soggettiva, il gioco è stato progettato con un’ottica molto più vicina a quella dello “strategico in tempo reale”. Brothers in Arms è ambientato nei sette giorni di guerra vissuti da un manipolo di soldati americani del 502° Reggimento Paracadutisti (parte della 101° Divisione Aviotrasportata), tra il lancio notturno in Normandia dietro le linee tedesche e la conquista della Collina 30. Fonte di ispirazione è il serial “Band of Brothers” (“Fratelli al Fronte”), prodotto da Steven Spielberg e Tom Hanks, dedicato alle vicende del “506°, Compagnia Easy”. Nel gioco è possibile impartire alcuni semplici comandi ai membri della propria squadra per aggirare il nemico, soprattutto quando è fortificato o “in copertura”. L’interfaccia dei comandi è semplicissima: gli ordini si impartiscono con il mouse senza abbandonare la classica vista tridimensionale. Lo spessore tattico delle manovre eseguibili è però modesto. Nella maggior parte dei casi si tratta di investire il nemico con il “fuoco di soppressione” della propria squadra per sorprenderlo su un fianco. Su ogni bersaglio compare un circoletto rosso che diventa grigio man mano che il nemico, sotto i colpi della nostra squadra, viene a trovarsi nell’impossibilità di manovrare: questo è il momento migliore per muoversi e colpire dai lati. Purtroppo tutte le 17 missioni del gioco, già di per sé piuttosto brevi, sono costruite intorno a questo approccio tattico, a tratti quasi “enigmistico”. Le missioni sono molto lineari, e guidate anche sotto il profilo del percorso fisico che conduce al nemico: una pletora di ostacoli (tra cui siepi e staccionate) superabili anche da uno zoppo ma resi “artificiosamente” insormontabili. Molte missioni vanno affrontate riproducendo in maniera millimetrica il progetto strategico dei programmatori: qualunque variazione di percorso può portare alla morte immediata. Il sistema di puntamento, simile a quello di un qualunque altro sparatutto, è caratterizzato da una palese imprecisione e dall’assenza di un solido rapporto causa-effetto che mette in secondo piano l’azione rispetto alla tattica. Di sicuro Brothers in Arms crea un forte senso di immedesimazione, ma è altrettanto forte la sensazione di comporre un puzzle secondo una meccanica dettata da altri. Assurdo poi il livello di difficoltà e il tasso di frustrazione che il gioco è in grado di ingenerare. Molte missioni sono di per sé difficilissime, e a ciò si aggiunge il fatto che basta un paio di colpi per essere uccisi, non esistono “medikit”, e le partite vengono salvate automaticamente solo in alcuni punti prestabiliti. Solo per giocatori (molto, ma molto) determinati. Amanti degli sparatutto 3D, astenersi.

Autore: ITespresso
Clicca per leggere la biografia dell'autore  Clicca per nascondere la biografia dell'autore