Brucia, gira, brucia

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Ora il masterizzatore incide anche l’etichetta. Basta girare il disco.

LightScribe, ovvero “scrittura con la luce”. L’ultimo grido della tecnologia dei masterizzatori, pochi lo sanno, è firmato Hp. Nasce infatti nei laboratori di Corvallis, in Oregon, l’idea di usare lo stesso laser che masterizza i dati per incidere sull’altro lato del disco l’etichetta, senza più bisogno di supporti adesivi, o di un passaggio in una stampante adeguata: basta usare i dischi predisposti per LightScribe, che hanno il lato superiore satinato a causa della copertura dorata, sensibile al calore del laser. Registrati i dati, basta voltare il disco e si è pronti a incidere l’etichetta. La maggior parte dei masterizzatori LightScribe che troviamo nei negozi condivide buona parte della componentistica, e l’Hp dvd640i che abbiamo provato non fa eccezione, essendo costruito di fatto da LiteOn e basato su circuiti Philips Nexperia. In realtà, per rendere un masterizzatore compatibile con LightScribe al produttore basta aggiungere in prossimità del piattello centrale un piccolo sensore, che serve a individuare il momento preciso in cui il disco “inizia” un nuovo giro, e un firmware che preveda le istruzioni del caso. Il masterizzatore che abbiamo testato è un modello capace di una velocità di 16X sui DVD+R, 8X sui -R, 4X sui +RW e -RW, e 2,4X sui DVD+R doppio strato (i doppio strato -R non sono supportati). Buone anche le specifiche per i CD, con 40X in lettura e scrittura e 24X in riscrittura. Sul frontale, nero, troviamo solo il tasto di apertura e un LED di segnalazione, oltre alla parata di loghi degli standard supportati. Nessuna traccia di una presa per cuffia o un controllo di volume, d’altronde ormai sempre più rari sui masterizzatori delle ultime generazioni. Sul retro, i classici connettori per la piattina dati IDE, l’alimentazione a 4 poli, e le uscite audio digitali e analogiche, oltre ai ponticelli che permettono di selezionare la periferica come master, slave o a selezione automatica secondo la posizione sul cavo Ide. Nella confezione, oltre a un CD vergine compatibile LightScribe, due CD rivelano un ricco corredo software, che comprende ArcSoft ShowBiz (per montaggio video, creazione DVD e stampare etichette LightScribe), Sonic RecordNow! (per creare compilation musicali e stampare etichette), PowerDVD e MicroVision Sure Thing (un programma specializzato per l’etichettatura). A parte PowerDVD, gli altri sono tutti programmi, ovviamente, già predisposti all’uso della tecnologia LightScribe, grazie a una serie di librerie software che consentono allo sviluppatore di pilotare la periferica LightScribe un po’ come fosse una stampante. All’atto pratico, la stampa dell’etichetta si rivela precisa ma lenta – circa mezz’ora per stampare un CD completo alla qualità massima. È possibile aggiungere in un secondo tempo ulteriori elementi all’etichetta, ma non è possibile cancellare i precedenti. Ogni passaggio del laser infatti può solo rendere scura la superficie dorata e satinata del disco. La caratteristica della sovrascrittura si rivela molto utile per esempio quando si aggiungono a una raccolta altre canzoni. In un secondo tempo sì può anche sovrascrivere con precisione un’etichetta stampata in precedenza, per ottenere una maggiore profondità dei toni di grigio. Tuttavia, la tecnologia ha ancora dei punti deboli che spariranno solo con le evoluzioni successive. La lentezza nell’incisione dell’etichetta, per esempio, è dovuta al mix di sostanze usate per la superficie e sono previste a breve mescole registrabili a velocità doppia, senza necessità di cambiare il masterizzatore LightScribe attuale.

Autore: ITespresso
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