Bsa e Idc: Italia seconda in Europa per pirateria

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Il tasso di pirateria in Italia non cala: rimane fermo al 49%. Idc, Bsa e Ipsos indagano sulle motivazioni del fenomeno

Dopo la Grecia, al 59%, c’è l’Italia al 49%. Non parliamo del “rischio di default” del debito pubblico, ma del tasso di pirateria in Europa. Business Software Alliance (BSA) con IDC e Ipsos pubblicano  l’annuale edizione della ricerca condotta sulla pirateria in Italia e non ci sono sorprese: la percentuale di software non originale è pari al 49%. Il dato non cambia rispetto alla precedente edizione. Secondo Bsa è come se 1.400 milioni di euro affluissero al mercato dell’illegalità invece di contribuire alla ripresa economica”.

La pirateria non si schioda dal 49%. In ambito business c’è una maggiore attenzione per i rischi connessi alla pirateria, invece l’ambito consumer italiano è afflitto ancora da un alto tasso di illegalità. Il 49% di  tasso di pirateria pone l’Italia nella poco invidiabile seconda posizione fra le economie dell’Europa, dopo la Grecia (che ci supera col 59%). La tendenza a diminuire, registrata a livello europeo (da 34 a 33%), non ha per ora alcun effetto sull’Italia.

Ipsos per BSA (e parte del Global Piracy Study 2010) ha indagato sui motivi di questo alto tasso di pirateria, sondando l’atteggiamento di oltre 15.000 utenti in 32 mercati (tra cui il nostro) nei confronti della proprietà intellettuale e della pirateria software. Dallo studio emerge che il 71% dei rispondenti è a favore di una corretta remunerazione dei titolari dei diritti d’autore: ma questa percentuale scende al 66% in Italia.
Gli italiani sono consapevoli della qualità superiore del software originale rispetto a quello “pirata” e sanno quali sono i canali più sospetti in cui è facile trovarsi ad acquistare software pirata. Tuttavia, sono sfiduciati sui benefici dell’economia legale. Gli italiani ritengono che la tutela della proprietà intellettuale remuneri la creatività solo al 67% (contro una media globale del 73%), che essa promuova nuova occupazione al 59% (contro una media globale del 61%) e solo il 49% degli italiani pensa che i vantaggi abbiano ricadute sul’economia nazionale (contro una media globale del 59%).

Un rapporto fra software pirata e legale che si mantiene al 49% rimane un problema per il sistema Italia, oltre che un’occasione mancata di sviluppo economico”, commenta Matteo Mille, presidente di BSA Italia. “Lo dimostra il fatto che il nostro Paese rimane in Watch List nel rapporto Special 301 della US Trade Representative, la quale tuttavia, rilevando una maggior attenzione alla tematica, si riserva di condurre ulteriori analisi sul nostro Paese nel corso di quest’anno  per verificare nuovamente la situazione relativa ai preoccupanti livelli di illegalità nell’impiego di prodotti digitali e nella circolazione di contenuti protetti da copyright su internet”.
Essendo il commercio internazionale una voce essenziale dell’economia nazionale – conclude Mille – riteniamo che essere considerati una nazione in cui investire è ‘rischioso’ sia una situazione alla quale è indispensabile porre rimedio al fine di influire sulla ripresa della nostra crescita economica”.

Infine alcuni dati di Idc. Il valore commerciale del software illegale in Europa ammonta a oltre 10 milardi di euro, mentre a livello mondiale esso è cresciuto fino a superare i 44 miliardi di euro, quasi il doppio rispetto alla prima edizione dello studio IDC nel 2003, forse per effetto della crisi economica. I vantaggi del software legale riconosciuti da tutti gli utenti sono l’accesso all’assistenza tecnica (88%) e le protezioni da cyber-crime e malware (81%).
Una delle forme di “pirateria” più diffuse fra gli utenti è quella di acquistare una copia di un software e poi installarla su più computer (underlicensing).

Idc e Bsa: non cala la pirateria in Italia
Idc e Bsa: non cala la pirateria in Italia
Autore: ITespresso
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