BtJunkie sfida la magistratura

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Il Proxy sarà realizzato con Google Apps. Il noto motore di ricerca BitTorrent lancia il guanto alle autorità italiane. Per vedere se “la polizia bloccherà anche gli indirizzi IP di Google”

BtJunkie gioca a rimpiattino con la giustizia italiana. Bloccato l’accesso al motore di Torrent, BtJunkie risultava ancora accessibile con semplici espedienti tecnici, come Opera più Opera turbo; oppure TOR + foxyproxy. Ma poi è intervenuta la Magistratura con un inedito provvedimento a carico di due Isp, Fastweb e Ngi, per inibire ulteriormente l’accesso a BtJunkie. Ma ora le autorità italiane potrebbero trovarsi ancora in poanne, se BtJunkie, come sembra, adotterà un servizio proxy realizzato tramite Google Apps.Il noto motore di ricerca BitTorrent sfida i magistrati per vedere se “la polizia bloccherà anche gli indirizzi IP di Google”. Lo riporta la testata specializzata TorrentFreak.

Ricordiamo che Fastweb e Ngi sono accusati di favoreggiamento della pirateria dal sostituto procuratore di Cagliari, Giangiacomo Pilia, nell’ambito di un’operazione del nucleo di Polizia tributaria della Gdf. Fastweb e Ngi sono indagati per non aver bloccato l’accesso alla piattaforma pirata Btjunkie.

Il caso Btjunkie è datato lo scorso aprile, quando è stato inibito l’accesso al motore di ricerca Torrent, come effetto dell’operazione Poisonous Dahlia, condotta dalle Fiamme Gialle di Cagliari insieme alla Magistratura. La Magistratura insieme alla Guardia di Finanza non hanno seguito l’iter dell’inibizione di Pirate Bay: il sequestro tramite inibizione era stato convalidato dal GIP, a cui era possibile ricorrere in appello al riesame. Invece in questo caso l’ordine di inibizione è stato emesso direttamente dal PM, risultando inappellabile al riesame; è consentito solo il ricorso in Cassazione.

Nell’estate calda della Delibera AgCom, in Rete c’è chi gioca a guardia e ladri. Secondo Fmi il sito Btjunkie contava oltre 500mila accessi quotidiani dall’Italia, guadagnando 3,5 milioni di euro l’anno. Secondo Fimi-Confindustria, BtJunkie, dopo la chiusura di Pirate Bay, era diventato il sito tracker per bit torrent più utilizzato in Italia, con 4 milioni di file a disposizione e il 6% degli utilizzatori, quasi 600 mila, provenienti dall’Italia.  Con la chiusura  “Btjunkie aveva perso immediatamente oltre il 67% dei suoi utenti“. “Riteniamo l’azione promossa dalla magistratura di Cagliari molto importante – ha detto Enzo Mazza di FIMI –  per dare un segnale che l’illegalità non può essere tollerata né favorita in alcun modo, soprattutto da parte di aziende che offrono servizi di di telecomunicazione, il cui ruolo è determinante nel porre fine alle violazioni come previsto dalla direttiva sul commercio elettronico”.

La pirateria secondo Gizmodo
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Autore: ITespresso
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