Bullismo contro un disabile, Google a processo

Autorità e normativeNormativa

Un filmato di violenza contro un ragazzo autistico, caricato su Google Video, costerà caro al motore di ricerca in Italia: a febbraio quattro manager di Google dovranno difendersi in tribunale

David Carl Drummond (ex presidente del cda e legale di Google Italy e oggi Senior vice presidente e dirigente del servizio legale), George De Los Reyes (ex membro del cda di Google Italy, ora in pensione), Peter

Fleischer (responsabile policy sulla privacy per l’Europa di Google) e Arvind Desikan (responsabile progetto Google Video per l’Europa), dovranno difendersi in un Tribunale italiano dall’accusa di concorso in diffamazione e violazione della legge sulla privacy. L’ indagine era stata avviata nel 2006. “Mentre ci preme rinnovare la nostra solidarietà alla famiglia del ragazzo e alla associazione Vividown, crediamo fermamente che questo procedimento non riguardi Google Video e quello che è successo, ma riguardi Internet come la conosciamo: un ambiente aperto e libero“, commentava un portavoce di Google, già lo scorso luglio. Il caso ViviDown potrebbe diventare un precedente, soprattutto per YouTube in Italia.

Bullismo, video choc, violenza, vessazion i contro un ragazzo down: un video umiliante, fatto di maltrattamenti e offese contro un inerme ragazzo autistico, diventerà la Capooretto per la libertà su Internet in Italia? Un odioso filmato, uplodato su Google Video, porteràquattro manager di Google alla sbarra. Succede in Italia, dove il provincialismo culturale va a braccetto con il Cultural Divide. La decisione di portare Google in tribunale è stata presa dal Pm di Milano, Francesco Cajani, che ha chiuso le indagini e firmato il decreto di citazione diretta a giudizio per quattro dirigenti di Google, in relazione ad un video, apparso sul motore di ricerca tra l’8 settembre e il 7 novembre del 2006.

La tutela dei ragazzi down e autistici (portata avanti dall’associazione ViviDown) è sacrosanta: e perseguire chi ha commesso il reato, anche di pubblicazione, è un dovero etico, prima ancora che giudiziario. Ma non può e non deve diventare un grimaldello contro i cyber-rights in Rete. I colpevoli di un reato (aver offeso, maltrattato e umiliato un ragazzo, con l’aggravante di filmarlo e rendere pubblico il video, in un istituto tecnico di Torino) devono essere severamente puniti: è ovvio. Il r esponsabile della pubblicazione è chi gira un contenuto e lo uploada, e non chi offre lo spazio per la pubblicazione. Ma la giungla legislativa italiana, in materia di Internet, è ambigua: tuttavia non può diventare la tomba del Web 2.0 in Italia.

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