Caccia internazionale in 188 paesi a Julian Assange, l’hacker di WikiLeaks

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Il mandato di cattura internazionale a Julian Assange di WikiLeaks e il parallelo con la caccia dell’Fbi a Kevin Mitnick, durata 168 giorni, 15 anni fa. La spy story si infittisce

Julian Assange, l’hacker che coordina WikiLeaks (il sito delle fughe di notizie), che solo ieri ha dichiarato guerra alle banche (la prossima fuga di notizie sarà la “Enron bancaria”), oggi è ricercato non solo dalla Svezia (per stupro ed aggressione sessuale), ma è anche oggetto di un mandato di cattura internazionale. Danno la caccia a Julian Assange ben 188 paesi. I file copiati dal soldato Manning (che oggi rischia circa 50 anni di carcere per aver copiato segreti su dischi vergini) sono arrivati su WikiLeaks, più o meno quando Manning si era vantato dell’impresa a danno degli Usa, in chat con l’hacker Adrian Lamo. E qui entrano in gioco Adrian Lamo e Kevin Poulsen, hacker il primo, blogger della rivista Wired il secondo. Adrian Lamo ha in seguito denunciato Manning.

Da ieri mattina Wikileaks è sotto attacco informatico, un Ddos potentissimo per mandare a KO il sito che, rendendo noti i file dei dispacci confidenziali fra ambasciate, ha fatto infuriare il Segretario di Stato Usa Hillary Clinton e i solitamente compassati diplomatici di mezzo mondo.

Ma la caccia a  Julian Assange ci riporta con la mente ad un’altra celebre “caccia all’hacker” che per 168 giorni tenne con il fiato sospeso l’Fbi. Kevin David Mitnick detto “Condor“, classe 1963, è un programmatore, phreaker, hacker ed esperto di Social Engineering statunitense, che si è distinto per avere inventato la tecnica dell’IP spoofing e per le sue notevoli capacità di “ingegneria sociale”, avendo svolto alcune tra le più ardite incursioni nei computer del governo degli Stati Uniti. Scelse come nickname “Condor” dopo aver visto il film I tre giorni del Condor. Catturato, fu condannato a diversi anni di carcere.

Come venne catturato il Condor? La storia, adrenalinica ed appassionante della cattura di Mitnick, la racconta un grandissimo tecnico IT. Mitnick utilizzò la tecnica dell‘IP spoofing, per rendere non rintracciabile il computer da cui si sta lavorando, contro la rete di calcolatori di Tsutomu Shimomura, grande esperto di sicurezza informatica, che risiedeva a San Diego.

Shimomura accettò la sfida e collaborò con l’FBI per braccare il Condor, finché il 15 febbraio 1995 Mitnick venne arrestato a seguito di una caccia durata 168 giorni. In carcere fino al 2000, dovette astenersi da Internet fino al 21 gennaio 2003. Oggi Mitnick lavora nell’ambito della sicurezza IT.

In queste ore, mentre tutto il mondo si chiede chi sia veramente Julian Assange (hacker etico o chacker isolato e manipolato, c’è chi si chiede se sia al soldo di qualcuno ed eventualmente di chi), una voce si leva a sua difesa. È quella di Daniel Ellsberg, la gola profonda dei Pentagon Papers (che nel ’71 svelarono le bugie sul Vietnam al New York Times): “Ho aspettato 40 anni per vedere qualcuno che abbattesse i segreti di Stato in modo da cambiare il corso della storia“. Angelo o demone, Assange oggi è su tutte le prime pagine del mondo.

Nel frattempo gli Stati Uniti hanno staccato la spina ai server che ospitava alcuni sotto-siti (niente più hosting sul cloud di Amazon.com). Ma, secondo Roy Calo, del Center for Internet and Society della Università di Harvard, Amazon non sarebbe stata perseguibile per legge se avesse voluto continuare a ospitare Wikileaks sui suoi server, in quanto protetta dall’ombrello del Dmca (Digital millennium copyright act)

WikiLeaks è finito ieri sotto cyber-attacco, un Ddos che “ricorda quello in Estonia del 2007″, quando il Paese venne messo ko, quando gli attacchi più forti raggiunsero picchi da 95 Mbps di potenza (quasi 0,1 Gigabit). Il traffico dati generato ieri, secondo lo staff di Julian Assange su Twitter, stato 100 volte piu’ potente, superando i 10 Gigabit. A dimostrazione di quanto WikiLeaks dia fastidio.

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