Cala il sipario su Italia.it

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Chiude Italia.it @shutterstock
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Italia.it, il portale del turismo digitale, chiude i battenti con un atto legislativo. Storia di uno spreco italiano nell’Italia che non sa sfruttare l’onda del turismo ai tempi di Internet

Italia.it, il travagliato sito del turismo online, voluto dall’ex ministro Lucio Stanca, poi ripreso dall’ex ministro Rutelli, chiude i battenti. Cala il sipario su uno dei più controversi “tormenti” della storia IT italiana. La saga di Italia.it termina con un atto legislativo. Mentre i Paesi più innovativi investono nel turismo digitale, a pochi mesi da Expo2015 il portale Italia.it chiude per tagliare 30mila euro. Un’inezia nei mari degli sprechi, dopo l’iniezione di 10 milioni di euro del 2011 a un sito mai decollato, ma che venne definito dal ministro del turismo Michela Vittoria Brambilla (nell’audizione del 3 marzo 2011) come “uno strumento di importanza strategica, volto a favorire l’incontro tra domanda e offerta di prodotti turistici”.

Oggi solo il 30,1% delle attività ricettive (alberghi, b&b eccetera) dispone di una piattaforma per ordinare su Internet; appena il 46,7% fa e-commerce e vende in Rete; i pernottamenti venduti online si fermano a un misero 12,5%. L’Italia deve accelerare di più sull’economia digitale nel settore turistico.

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Chiude Italia.it

Ripercorriamo la storia di Italia.it.

Nella prima edizione pare che Italia.it sia costato 45 milioni di euro (di cui forse 100mila euro solo per un logo sbeffeggiato in Rete da tutti), per un sito infarcito di errori, lacune, strafalcioni geografici, ingenuità tecniche eccetera. Resuscitato con un’ulteroiore iniezione da 10 milioni di euro nel 2009, il sito ha preso il via, anche se fra mille polemiche. Anche perché, a promuovere il turismo italiano, ci pensa più Google Maps di Italia.it, oberato dai costi, e in passato dai ritardi clamorosi, dai tentativi andati a vuoto di rianimare un progetto nato col piede sbagliato.

A Iab Forum 2009 Carlo Poss di Fcp-Assointernet denunciò il ritardo culturale italiano nel turismo moderno, dove il viaggio parte da Internet: “Abbiamo speso 10-12 milioni per una campagna televisiva europea del ministero del Turismo. Siamo l’unico paese al mondo che pensa che il turismo sia ancora in televisione”. Per concludere: “La realtà è che ci vorrebbe un’Iva al 4% per gli investimenti pubblicitari su Internet, investimenti pubblicitari della Pubblica amministrazione anche su Internet, campagne istituzionali per l’ecommerce o incentivi per la navigazione”.

Secondo Eurostat, l’Italia è fanalino di coda in Europa perfino nel turismo, mentre l’Ungheria registra unincremento del 5%, la Solovacchia del 5,5%, la Bulgaria del 6,2%, la Gran Bretagna del 6,5%, la Lettonia del 7.3% e la Grecia un boom dell’11%.

Nell’anno d’oro del turismo mondiale (1,087 miliardi di turisti, 52 milioni in più rispetto al 2012, il quadruplo rispetto al 1980 – UnWto- World Tourism barometer), l’Italia ha perso il 4.6% di turisti (4,3 miliardi di euro persi dal turismo straniero nel 2012 rispetto al 2006 – Wttc), mentre la Gran Bretagna, con metà siti Unesco rispetto al Belpaese, guadagnava il 6.5% e la Grecia correva dell’11%. L’Italia, che vanta ben 49 siti Unesco (a cui presto si aggiungerà il 50esimo, le Langhe) ricava dal turismo e dalle attrazioni culturali appena il 4.1% di PIL.

Sconcerta il fatto che l’Italia non sappia scommettere sul turismo online. Il fatturato e-commerce in UK arriva al 39%, in Islanda al 35%, in Irlanda al 33%, in Olanda al 29% e Lituana al 30%: l’Italia nello shopping online nel turismo si arresta al 17% contro la media europea del 24%.

Se l’Italia è solo 26esima fra i “Paesi a misura di turista”, mentre svetta al primo posto la Svizzera seguita da Germania ed Austria, bisogna fare di più. E la BIT può essere l’occasione della svolta. Alla BIT saranno presentate al pubblico e agli operatori le nuove mode di viaggio, i pacchetti turistici di tendenza e le idee di vacanza più innovative.

Ma non ci stanchiamo di ripetere che la cultura fa bene al PIL: se tutti i musei pubblici italiani guadagnano meno del Louvre, bisogna invertire la tendenza. Musei online, 3D, Realtà aumentata, Google Glass, wearable technology; digitalizzazione; versioni Mobile con app dedicate: in vista di Expo 2015, l’Italia può usare il digitale come leva per crescere, riconqistando le posizioni perdute nel turismo. Per 3617 musei, 1018 munementi, 129 siti archeologici (senza contare quelli subacquei) e 46.025 beni architettonici (5668 beni archeologici) e 47 siti Patrimonio del’Unesco, l’economia digitale può dare la spinta che serve per tornare a crescere.

Chiude Italia.it, il portale del turismo italiano
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