Call of Duty

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Call of Duty

Non abbandonerete il ponte!

Call of Duty è uno sparatutto 3D in prima persona che segue il fortunato filone bellico ispirato alla Seconda Guerra Mondiale e che, fino a oggi, vedeva il proprio campione nell’ottimo Medal of Honor: Allied Assault. Fino ad oggi appunto. Call of Duty porta infatti alle sue estreme conseguenze il genere, infondendogli un livello di immersività e un taglio ‘cinematografico’ mai visto prima. Il gioco è ambientato in tre teatri di guerra differenti, lungo quattro campagne che si dipanano in alcune delle più famose operazioni belliche: dall’Operazione Overlord (lo sbarco in Normandia), alla sanguinosissima battaglia di Stalingrado (qui palesemente ispirata alla versione cinematografica de ‘Il Nemico Alle Porte’ di Jean-Jacques Annaud) fino alla caduta di Berlino. In ogni teatro vestirete i panni di un diverso soldato, ora americano, ora inglese, ora russo. Sebbene gli scenari siano rigorosamente separati e manchi tanto una trama quanto una effettiva caratterizzazione dei personaggi, Call of Duty è un gioco che colpisce al cuore. In tutti i sensi. Tanto per cominciare qui non è prevista la figura dell’eroe solitario, ma quella di un soldato semplice, ‘uno dei tanti’, che prende parte alla tragedia della guerra insieme ai suoi compagni. Quasi tutte le azioni prevedono infatti l’interazione con i propri commilitoni e il supporto reciproco: il fuoco di copertura dei propri compagni può veramente far la differenza tra la vita e la morte, e una buona coordinazione può rivelarsi l’unica tattica per superare i momenti più difficili. Al di là dell’aspetto squisitamente pratico, è davvero sensazionale anche il solo partecipare a battaglie dove decine e decine di uomini, alleati o nemici, si affrontano, come dotati di vita propria, adottando tattiche credibili e realistiche, spesso con il palese intento di salvarsi la pelle. Tutte le missioni contengono sezioni sceneggiate, in cui i fatti accadono per copione. Queste sezioni sono così ben fuse con il fluire dell’azione da rendere l’insieme godibile quanto un film di guerra di cui si è, a tutti gli effetti, protagonisti. La sensazioni di esserci è accentuata da una grafica che, pur non ricorrendo a tutte le possibilità delle schede video di ultima generazione (il gioco sfrutta pur sempre il motore del vecchio Quake III), riesce a creare un’atmosfera palpabile. Paesaggi evocativi, cieli illuminati dal fuoco della contraerea, effetti atmosferici che si sentono sulla pelle’, esplosioni fin troppo realistiche… tutto contribuisce a ingannare l’occhio, trascinandolo in una straordinaria, credibilissima messa in scena. Per sentire impazzare la battaglia non è necessario neppure tendere l’orecchio: si può facilmente distinguere ogni arma dal suo crepitio e, quando cessa il sibilare delle pallottole, il tuono lontano di chissà quale artiglieria, il rombo distante dei carri armati e i colpi secchi di fucili nascosti assicurano un costante stato di piacevole e realistica inquietudine. E poi le voci concitate (in italiano) e quell’incredibile ‘effetto sordità’ di un colpo caduto troppo vicino… Call of Duty è quasi perfetto, perché tale è il mix di azione, tensione e sensazioni che riesce a regalare. Purtroppo, come spesso capita, tanta emozione non può durare per sempre: ove si selezioni il livello di difficoltà normale, e si giochi senza troppa frenesia, in appena 10/12 ore si bruciano tutte e 24 le missioni. E, credeteci, è praticamente impossibile centellinare un simile piacere.

Autore: ITespresso
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