Calogero (Ubiquity): Le banche? Sono It ma non l’hanno ancora capito

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Ritratti 4.0 – Dario Calogero, ceo di Ubiquity, racconta le tappe della sua vita (lavorativa) e affronta i temi di stretta attualità. I robot non ci ruberanno il lavoro e il piano Calenda è un’opportunità importante della quale si sentono i benefici grazie agli interventi governativi

Ubiquity è un’azienda fintech italiana specializzata nella fornitura di servizi di messaggistica mobile per le banche. E’ stata fondata a Milano nel 1999, tanto che nel 2015 riceve la certificazione Elite di Borsa Italiana, completando il percorso previsto dal programma in meno di due anni.

Nel 2016 l’azienda comincia il percorso di espansione all’estero: a marzo con l’apertura di una sede in Svizzera e con lo scopo di sviluppare il business in Europa. A ottobre, l’azienda comunica l’acquisizione del 51% di Solutions Infini, operatore indiano.

A fine ottobre 2017, il ministero delle telecomunicazioni del governo indiano dà il via libera all’acquisizione del 100% di Solutions Infini da parte di Ubiquity. Dario Calogero, ceo di Ubiquity, racconta e spiega la sua strategia in questa intervista 4.0.

Chi è…Dario Calogero?

Sono uno dei fondatori e amministratore delegato di Ubiquity, una società che ha sedi in Italia, Svizzera, India, Singapore e Dubai. Sono un imprenditore da 19 anni con un passato da manager e consulente.

Dario Calogero, ceo Ubiquity
Dario Calogero, ceo Ubiquity

Qual è stato il suo percorso di studi?

Ho studiato Economia aziendale alla Bocconi, laureandomi nel 1987 in Amministrazione e controllo sui pagamenti. Oggi sono cambiate le comunicazioni: venti anni fa non c’era quel che oggi c’è. Pensiamo a tutto quello che si può fare attraverso l’uso della telefonia mobile.

Come sono cambiati i sistemi di pagamento?

Sono cambiati meno rispetto ai device. Le carte di credito, di debito, i bancomat erano già presenti una ventina di anni fa, ci scrissi la tesi sul bancomat. In quegli anni Olivetti era una grande azienda, un’azienda nella quale ho militato dal 1987 al 1990, poi sono stato in Fiat Auto, sono passato alla consulenza di direzione e poi nel 1999 ho fondato Ubiquity a 37 anni.

Cosa ne pensa del rapporto IoT e sicurezza?

L’IoT, a tendere, è sicuramente un argomento importante sul quale siamo lavorando anche noi attraverso delle soluzioni, perché è un tema legato al mondo delle telecomunicazioni. Ma è anche un confine labile quello tra machine to machine IoT e l’essere umano, basti pensare alla preparazione di un caffè. Una macchina lo prepara ma è pur sempre l’essere umano a usufruirne, quindi la parte più complicata del lavoro è quella di rendere semplice la complessità che passa attraverso questi concetti e definizioni poco comprensibili al consumatore finale, comunicazione che passa sempre più attraverso il device mobile.

Se le dico cloud, cosa le viene in mente?

Noi siamo una cloud platform company gestiamo circa 2 miliardi di notifiche al mese sempre in crescita nel cloud. La mia azienda non vende software ma dà la possibilità ai clienti di usare il software o la nostra piattaforma in cloud.

Quali sono le possibili applicazioni dell’Intelligenza artificiale nell’industria italiana?

Infinite. L’intelligenza artificiale e la gestione dei dati fanno parte di una sfera di analisi e gestione dell’informatica. Il problema che sta dietro a intelligenza artificiale e gestione dei dati è come si usano i big data, perché questo aspetto potrebbe creare preoccupazione. Oggi possiamo comprare capacity on demand, per esempio da Amazon, e questo ci permette di essere flessibili e dinamici.

Banche: più amiche o nemiche del mondo It?

Le banche sono It, il mondo è fatto di banche e di dati, quindi sono amiche del mondo it , anche se l’it è ancora considerata una voce di costo importante per una banca. Le banche sono e saranno ancora oggetto di aggregazione e di valutazione e si continuerà perché il fenomeno non è ancora concluso. Le strategie che riguardano le reti dei grandi operatori americani e cinese è un mondo che ha messo a ferro e fuoco i settori come per esempio, l’editoria, il retail, il bancario, l’assicurativo: è in corso una rivoluzione industriale che porterà alla vittoria di coloro i quali useranno in modo efficace la leva tecnologica nel loro mercato.

Pmi più amiche o nemiche del mondo It?

Le Pmi italiane sono simili a quelle del Sud Europa con punte di eccellenza nell’area manifatturiera, come per esempio, la cantieristica, le ferrovie, la meccanica di precisione…Nella tecnologia non ci sono grosse eccellenze italiane, mi lasci citare Ubiquity, realtà italiana che forse per la prima volta ha fatto acquisti in Cina e in India. Proprio in questo paese sono cambiate molto le normative. In India, macroeconomicamente parlando, è aumentato il benessere e la ricchezza, un 40% della popolazione indiana è assimilabile, per tenore di vita, a quello europeo. La classe media sta crescendo, frutto di una velocità industriale e di sistema scolastico che ha 250 milioni di ragazzi indiani presenti oltre alle migliori università anche in ambito computer science.

Cosa chiederebbe a un istituto finanziario?

Come nostri fornitori,  abbiamo una linea di sviluppo e ci aspettiamo un supporto alla crescita dal sistema bancario, ma siamo anche una parte di un processo di outsourcer per i clienti mobile di grandi istituti di credito. Abbiamo una doppia visione: da fornitori e da clienti.

Cosa frena le aziende nell’adozione di strategie e strumenti digitali?

La cultura. Quello che osservo nei mercati domestici è un problema culturale, specie nell’enterprise, nell’Ict per riprogettare i servizi alla clientela, creando disparità nel caso si usi una una piattaforma americana come Apple, Google o Amazon. Si pensi solo un dato che ci differenzia da altri stati europei: mentre la Svezia sta dichiarando guerra al contante, nonostante solo il due per cento delle transazioni retail avvengano in contanti, in Italia le stesse transazioni in contanti sono ancora del 65%. Questo spiega bene il problema culturale.

Dario Calogero, ceo Ubiquity
Dario Calogero, ceo Ubiquity

Industria 4.0: nuova linfa al piano Calenda. Cosa ne pensa?

E’ uno dei programmi governativi tesi a migliorare il processo di trasformazione manifatturiero, che va benissimo! Se facciamo un paragone con l’India che ha lanciato un programma simile si è ben capito che se a questi programmi non viene associato un sostegno governativo, questi programmi non fanno molta strada. Alla fine la competizione vince e vince anche chi fa automatismo. Chi non fa Industria 4.0 oggi è morto.

I robot ci ruberanno il lavoro?

Oggi si urla al furto dei posti di lavoro da parte dei robot. Anche negli anni ’60 si guardava all’automazione come qualcosa che avrebbe tolto lavoro, e anche io mi sono posto il problema, non volevo lavorare in un mondo che crea disagio sociale, ma non è così, i lavori cambiano, la trasformazione passa attraverso l’educazione, ma è un processo lento: se si pensa che un ragazzo inizia studiare a sei anni e se va bene si laurea a 26, capiamo bene che venti anni di formazione sono tanti e spesso, i governi non hanno una visione così lunga.

Che idea ha dello smart working?

Trovo che sia un’idea intelligente nella misura in cui fa bene a tutti: lavoratori, azienda e società. Come imprenditore dico che deve essere un beneficio per tutti gli attori in gioco.

Se le dico Bitcoin cosa mi risponde?

Una frontiera di come l’elaborazione del dato sostituisca i processi non automatici.

Quali sono i suoi hobby?

Fare il marinaio. Vado in barca a vela da quando ero bambino, sono istruttore di vela, insegno dal 1981 ed è una tradizione che si tramanda da mio padre. Inoltre amo il nuoto.

Dario Calogero, ceo Ubiquity
Dario Calogero, ceo Ubiquity

Qual è il pregio che ammira di più nelle persone e quale è il difetto che proprio non le va giù?

Ammiro l’onestà delle persone e, per contro, non sopporto la disonestà.

Direbbe grazie a…e perché?

A tutte le persone che lavorano e mi hanno aiutato e stanno andando avanti con me; nella squadra di ragazzi straordinari, siamo quasi 200 persone, 60 in Italia e 130 in India, mentre in Svizzera sono una decina di nazionalità differenti.

A chi chiederebbe scusa e perché?

Alla mia famiglia per l’assenza causa lavoro.

Qual è l’oggetto più tecnologicamente avanzato che ha in casa sua?

Lo smartphone.

Quanto tempo passa davanti alle mail sul cellulare, la mattina appena sveglio o la sera prima di coricarsi?

Sono un utente quasi totalmente mobile e quindi il device mobile crea vincoli e opportunità. Guardo il telefono ovunque.

Se fosse un piatto che piatto sarebbe?

Pasta con le vongole

Se fosse un quadro?

Un quadro astratto.

Se fosse un film?

Un film di fantascienza.

Dario Calogero, ceo Ubiquity
Dario Calogero, ceo Ubiquity

Se fosse una stagione?

La primavera.

Se fosse una tecnologia?

Una tecnologia che serva a qualcosa di utile. Credo molto al fatto che la tecnologia sia uno strumento.

Se non facesse il lavoro che fa, che lavoro farebbe?

Istruttore di vela. Ma avendo operato sulle ambulanze mi sono riscoperto avere una propensione verso la sanità, tanto che se avessi studiato avrei potuto diventare un medico.

Se avesse una bacchetta magica…

Cancellerei le guerre.

 

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