Di Camillo (P101): L’ecosistema delle startup in Italia non è mai stato così in fermento

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Andrea Di Camillo, Managing Partner P101
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Andrea Di Camillo, managing director di P101, spiega i motivi del ritorno in grande stile del venture capital in Italia e tenta di dare una spiegazione sul proliferare delle startup. Un cenno sul crowdfounding e il legame con i fondi chiusi

L’ecosistema delle startup in Italia non è mai stato così in fermento. Il settore degli investimenti non è stato esente dalla crisi del 2008 e dalla successiva recessione da cui l’Italia sta cercando di uscire, anche grazie alla nascita di nuove iniziative imprenditoriali. Tornare a parlare di Venture Capital è la naturale conseguenza del proliferare delle startup cui stiamo assistendo da oltre un anno. Realtà che per consolidarsi e crescere, anche all’estero, hanno necessità di un’iniezione di capitali maggiori rispetto a quelli dei business angel o del crowfunding, e che le banche non possono, e non devono, fornire in questa fase si colloca quindi il finanziamento da parte di investitori professionali di venture capital che possono affiancare le società nella fase di crescita apportando sia know-how sia capitali.

Andrea Di Camillo, Managing Partner P101
Andrea Di Camillo

In questo momento storico stiamo vivendo cambiamenti straordinari che stanno aprendo grandi possibilità in diversi settori con il comune denominatore della tecnologia e del digitale: basti pensare agli oltre 2,5 miliardi di persone online, all’uso costante del mobile in tutte le sue sfaccettature o all’impatto delle tecnologie sui processi e controlli aziendali, con la possibilità di sfruttare e tracciare dati fino ad ora sconosciuti, mai analizzati e mai correlati. Quindi, proprio ora si deve tornare a parlare di venture capital perché per l’Italia può e deve essere un treno da prendere in corsa per non rimanere a guardare il mondo e l’economia che stanno cambiando trainati dalle nuove tecnologie. A spiegare questa strategia e a lanciare uno sguardo sul futuro, anche con una punta di ottimismo, ci ha pensato Andrea Di Camillo, con oltre 15 anni di esperienza come venture capitalist e imprenditore, ha lavorato per Kiwi I, Cir Ventures e Principia SGR. Ha investito in più di 40 aziende – come Yoox, Venere, Viamente e ora è managing director di P101.

Ecosistema Italia. Punti di forza e di debolezza.

L’ecosistema Italia non è mai stato così in fermento. Nell’ultimo anno hanno visto la luce numerose iniziative a supporto della nuova imprenditorialità. Parlo di società di venture capital, tra cui P101, nuovi programmi di accelerazione e piattaforme di crowdfunding, solo per fare alcuni esempi. Anche grandi aziende e banche hanno lanciato i propri progetti a favore delle startup. Cominciano a esserci risorse ma, rispetto alle reali necessità dell’ecosistema e confrontandoci con l’estero sono ancora esigue. Da un lato servirebbero quindi più incentivi agli investimenti, e in questo senso qualcosa si è mosso a livello normativo, dall’altro sarebbe necessario istituire un fondo dei fondi che favorisca lo sviluppo di un sistema di investitori qualificati in grado di concentrare le risorse nelle imprese con maggiori potenzialità di sviluppo. Inoltre i diversi soggetti che popolano il nostro ecosistema dovrebbero sforzarsi di collaborare più a stretto contatto, condividendo competenze e know-how, e unendo le forze per chiedere interventi e nuove riforme a sostegno dell’innovazione. È questo uno degli obiettivi di P101: creare un network di startup, incubatori, investitori e professionisti con cui confrontarci quotidianamente.

La nascita del crowdfunding è più da considerarsi uno stimolo o uno strumento in concorrenza con i fondi chiusi?

Nessuna concorrenza tra crowdfunding e fondi chiusi, al contrario parlerei di sinergia. Sono due modelli di investimento che rispondono a diverse fasi della crescita di una nuova azienda Il crowdfunding è uno strumento utile nella cosiddetta fase “seed”, quando la startup ha bisogno di risorse maggiori rispetto a quelle che ha ricevuto dal business angel, ma è ancora troppo presto perché intervenga un fondo e la migliore soluzione è quella di aggregare diversi finanziamenti. Il fondo interviene nella fase successiva, quando l’azienda ha dimostrato la validità del proprio modello di business e raggiunto i primi risultati.

I fondi investono di più sulle persone o sulle idee?

I fondi, come le aziende, sono fatti prima di tutto di persone. Il fattore umano è fondamentale anche in un contesto che sembra dominato dai numeri. C’è di più: alcuni venture capitalist sono stati a loro volta dall’altra parte della “barricata” e questa esperienza li agevola prima nel valutare e poi nel collaborare con i nuovi imprenditori. Per me l’idea vale il 5%, le persone che me la propongono il 95%. Il successo di un’azienda non dipende solo dalla bontà del progetto, ma anche, e soprattutto, dalla passione e dalle capacità di chi la gestisce.

Finanziamenti e startup. Secondo lei bisogna rivedere i sistemi di comunicazione al fine di trarne un beneficio reciproco?

Non credo sia un problema di sistemi di comunicazione, quanto della necessità di un flusso di messaggi corretto. Spesso si parla di Venture Capital senza specificare che gli investimenti si focalizzano su startup che hanno già raggiunto una certa maturità. Per questo preferisco parlare di nuove aziende, evidenziando che puntiamo su progetti che abbiano registrato alcuni risultati e mostrino potenzialità di crescita. Capisco che gli investimenti di Venture Capital siano più appetibili di quelli di business angel o di un acceleratore, ma quando si è all’inizio, quando l’obiettivo è concretizzare un’idea, conviene rivolgersi a questi soggetti che, tra l’altro, possono aiutare le startup a entrare successivamente in contatto con i fondi. Per esempio, P101 conta una rete di oltre una decina di partner tra acceleratori, come H-Farm e Nana Bianca, e altre società come Club Italia Investimenti e SiamoSoci che alimentano il nostro dealflow, segnalandoci le opportunità di investimento più in linea con le nostre strategie.

Imprenditori, giovani interessati al mondo delle startup, su cosa si dovranno concentrare nel 2014?

Innovazione. La parola è ormai abusata, ma creare un nuovo prodotto o servizio, o migliorare quelli esistenti, rimane la chiave per emergere in un contesto sempre più competitivo anche per le startup. Innovare significa analizzare un mercato o una fascia di consumatori per individuare specifiche necessità non ancora soddisfatte e trovare la soluzione adatta a colmare questa lacuna. Ovviamente la soluzione deve essere in grado generare ritorni, se non nell’immediato, nel medio/lungo periodo. La startup è un’impresa e come tale deve rispondere a logiche e obiettivi di mercato.

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