Cancellato da Facebook? Denuncia al Garante Privacy

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Il giornalista hi-tech e blogger Vittorio Zambardino solleva un interrogativo sulla portabilità dei dati personali nell’era dei social network

Per una Noemi (la 18enne diventata famosa in questi giorni, per essere al centro del divorzio dell’anno fra la coppia presidenziale Lario-Berlusconi) che sparisce volontariamente da Facebook in quattro e quattr’otto, ci sono numerosi utenti, che su Facebook non avrebbero nulla da nascondere e vorrebbero continuare a frequentare il sito di social network, ma vengono azzerati. Zac, tagliati fuori in un bit.

E’ capitato al profilo del giornalista hi-tech e blogger Vittorio Zambardino de La Repubblica. Zambardino, che è stato uno dei promotori della cancellazione dell’emendamento D’Alia (insieme ad altri media, VNUnet.it incluso), afferma di non aver violato nessun termine d’uso di Facebook, eppure è stato cancellato. Già da mesi ferve la polemica sui termini d’uso di Facebook .

Facebook non ha un ufficio in Italia, ma risponde via email (meglio: in inglese) degli utenti che incontrano simili problematiche o disservizi. Ma Facebook non si è degnata di rispondere all’email di Zambardino in tempi ragionevoli.

Così il giornalista ha deciso di denunciare Facebook al Garante della Privacy. Il sito di social network ha infatti interrotto senza motivo un servizio di comunicazioni informatiche o telematiche. “Non si tratta di riavere indietro le mie poche carabattole digitali. E’ una questione di trasparenza e di legalità negate“ ha spiegato Zambradino. Infatti il giornalista solleva un interrogativo sulla portabilità dei dati personali (e sensibili) nell’era dei social network.

Yahoo! ha appena ucciso GeoCities , perché nessuno realizza più il sito Web personale nell’era di Facebook o MySpace: ma per mantenere la propria identità digitale, l’autonomia del sito personale (non delegato a terzi) sembra l’unica via d’uscita per non scomparire dalla Rete in un battito d’ali, per decisioni altrui (e non proprie).

In fondo, per una Noemiche vuole sparire dal Web in un baleno, per non mettere nei guai coi suoi scatti e le sue ingenue dichiarazioni un personaggio di primo piano della politica nazionale, e i tanti anonimi utenti che vengono cancellati senza spiegazioni da Facebook, c’è un filo rosso che li unisce: sono le due facce della medaglia, della Privacy a rischio nell’era dei social network. Non a caso Facebook sarà al centro dei Big Brother Award 2009 . Per sapere chi vincerà dovremo aspettare l’annuale convegno E-privacy il prossimo 23 maggio: ma Facebook pare in pole position fra le Peggiori aziende in tema di tutela della privacy.

Che dire? L a tutela della privacy sui social networ

k proprio non va. L’Unione europea, che finora si era affidata all’auto regolamentazione e ai suggerimenti, dettati dal buon senso, dei Garanti nazionali della Privacy, chiede adesso più tutele per i giovani sul Web 2.0: “Le regole europee sulla privacy sono cristalline” ha ribadito il CommissarioUe, Viviane Reding sul suo blog: cristalline, ma non adottate dai social network.

Ricordiamo che il Garante della Privacy italiano da tempo si dice preoccupato per un’i ntera generazione che parla più su Facebook che faccia a faccia con gli amici in Real Life: il rischio che che corre questa generazione 2.0, è di pentirsi in futuro per ciò che dice, scrive e uploada sul sito di social network: il Garante Francesco Pizzetti rinnova l’invito a non dare in pasto al Web informazioni private e sensibil i.

Già ha rilasciato alcune importanti raccomandazioni per la Privacy , da tempo sottolinea perché è tanto preoccupato: la Rete ha memoria d’elefante (i motori di ricerca ricordano ancira di più), e non conosce l’oblio. “Siamo noi stessi a mettere in Rete continuamente fatti che ci riguardano; la Rete non è un giocattolo e, pur essendo una grande opportunità, dobbiamo essere sempre consapevoli ciò che mettiamo al suo interno vivrà di vita propria e fuggirà al nostro controllo” spiega Pizzetti, e conclude: “Rischiamo di essere la prima generazione destinata a portarsi dietro tutto il proprio passato, poiché l’uso sempre più massiccio della Rete e dei social network rende i dati incancellabili“.

Vedremo se il “caso Zambardino” (riattivato dopo 4 giorni per il clamore suscitato sui media) farà scuola e obbligherà Facebook ad avere maggior rispetto della tutela dei suoi utenti 2.0.

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