Capitani: cloud, Iot, mobile e social premono l’acceleratore sul mercato digitale

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Giancarlo Capitani di NetConsulting Cube ha presentato lo studio “Il digitale in Italia nel 2016”, realizzato da Assinform Confindustria Digitale. I segnali positivi arrivano dalla spinta sulle componenti più innovative legate alla trasformazione digitale

Il digitale, in Italia, sta arrivando a una velocità superiore del previsto. Segno di questo andamento è attribuibile ai segmenti emergenti come il cloud, il mobile, i social, l’Iot. E ancora: è lo scenario di un paese dove le imprese si muovono con maggiore intensità, ma lo stanno facendo a macchia di leopardo: oggi le tecnologie digitali sono facili da recuperare ma sono anche poco usate: serve vincere il conservatorismo dovuto a limitazioni di budget e alla mancanza di cultura di gestione che non aiutano a capire i vantaggi. Giancarlo Capitani di NetConsulting Cube ha, in sintesi, esordito così presentano i dati dello studio “Il digitale in Italia nel 2016”, realizzato da Assinform, Confindustria Digitale e in collaborazione con NetConsulting cube e il Politecnico di Milano.

Sebbene già nel 2015 si erano evidenziati segnali di inversione di tendenza con un aumento dell’1%, il mercato digitale, nel suo complesso, aveva avuto una spinta da quasi tutti i comparti, tranne per i servizi di rete delle telecomunicazioni che avevano segnato un  – 2,4%, mentre una spinta positiva è arrivata dai servizi Ict, +1,5%, software e soluzioni Ict +4,7%, dispositivi e sistemi, +0,6%, contenuti digitali e digital advertising a +8,6%.Assinform, Impresa 4.0 Tuttavia, come ha evidenziato Capitani, i segnali positivi arrivano dalla qualità della domanda che ha generato una spinta sulle componenti più innovative legate alla trasformazione digitale. Nel 2016 stanno registrando delle crescite sostenute: Iot +14,9%, Cloud +23,2%, Big Data +24,7%, piattaforme per il web +13,3%; mobile business +12,3%, sicurezza +4,4% e almeno sino al 2018.

Secondo la ricerca, i vari digital enabler impattano con diverse intensità e logiche sull’intero comparto digitale, anche su singoli segmenti. In particolare, la portata del cloud sta determinando una evoluzione nei modelli di adozione delle risorse It e della stessa composizione di base della domanda, determinando un calo per molte componenti hardware ma anche la relativa tenuta delle componenti software infrastrutturale dove il calo del software di sistema è compensato dalla crescita degli strumenti per la sicurezza. L’affermazione poi del fenomeno big data sosterrà gli investimenti in appliance e sistemi ingegnerizzati, in tool di information management e soluzioni di business analytics in grado di elaborare e analizzare dati strutturati e destrutturati provenienti dai canali web e social.

Agostino Santoni presenta il 45esimo Rapporto Assinform: Cloud, e-commerce e IoT trainano la domanda digitale
Agostino Santoni

E’ in atto un vivace fenomeno di infrastrutturazione innovativa – spiega Agostino Santoni, presidente di Assinformche riguarda ancora una frazione piccola del paese. Le Pmi che rappresentano il 99% del tessuto produttivo e contribuiscono a più del 50% del Pil, così come gran parte della pubblica amministrazione, restano ancora ai margini della crescita e dell’evoluzione digitale. La cultura del digitale, cioè della trasformazione competitiva delle organizzazioni, delle filiere, dei processi, del modo di lavorare e fare business, può e deve diventare patrimonio comune di tutte le imprese e amministrazioni pubbliche. Secondo noi è il momento di spingere in questa direzione, rafforzando tutti i segnali positivi che arrivano dal territorio e attuando i piani pubblici e privati, mettendo in campo ogni risorsa per far esprimere al nostro sistema produttivo e dei servizi tutto il suo grande potenziale creativo. La presenza del neo presidente di Confindustria Vincenzo Boccia oggi testimonia che le imprese italiane hanno voglia di cambiare passo e noi siamo direttamente impegnati a sostenerle nei nuovi percorsi d’innovazione”. “Attraverso la digitalizzazione, stiamo vivendo una nuova rivoluzione industriale. Il successo è come la leadership: grazie alle tecnologie vinceranno sono coloro i quali integreranno il digitale. La crescita del digitale è stata dell’1,5% che è un buon risultato, ma non è sufficiente perché la ripresa non corre alla stessa velocità data dalla digitalizzazione, serve costruire una cultura del digitale”, precisa Boccia. “Siamo immersi in una stagione definita della consapevolezza dell’industria italiana. L’idea che emergeva anche da Santoni è che le associazioni devono fare un lavoro trasversale: le associazioni, nel futuro, devono passare da trincee ad avanguardia e gli imprenditori che sono in contatto con noi devono saper guardare il futuro. Abbiamo nostalgia di futuro perchè ci sono troppi esperti di passato. Vogliamo costruire imprenditori che siano esperti di futuro e la quarta rivoluzione industriale dobbiamo cavalcarla da protagonisti”, chiude Boccia.

Una risposta e uno spunto di riflessione li possiamo cogliere da una serie di considerazioni esposte da Stefano Venturi, amministratore delegato di HPE in Italia, durante un recente incontro. “In Italia deve partire il circolo virtuoso: serve contaminazione tra università e il mondo delle imprese per alimentare le startup. Oggi questi due mondi si sono molto avvicinati, ma ancora non basta”, spiega.  Venturi è responsabile in Assolombarda (di cui è membro del Consiglio di Presidenza) del progetto Startup Town, uno dei 50 progetti strategici dell’associazione. Il progetto è stato lanciato nell’aprile 2014 e mira a creare una connessione diretta tra gli innovatori e il tessuto imprenditoriale locale. Le Pmi possono accedere all’innovazione grazie alle startup, e queste d’altro lato possono interloquire con il più ampio bacino di aziende disponibile in Italia. Allo stato attuale sono circa 210 le startup iscritte al progetto, la permanenza al suo interno è a titolo gratuito fino a 4 anni dalla costituzione o fino al raggiungimento dei 500mila euro di fatturato. Tra i concreti vantaggi: accesso a consulenze di business, finanziarie, legali e tecnologiche (600 consulenze fornite quest’anno tramite Start-Up Desk) e possibilità di essere supportati nello sviluppo di un business plan per presentare la propria iniziativa a banche e Venture Capital.

“Dobbiamo pensare di far partire un sistema per fare impresa, non solo startup, e assicurarci che si investa in capitale di rischio. Purtroppo in Italia non è ancora così. Si investono cifre anche basse per permettere alle startup di galleggiare senza mai esplodere e diventare vere e proprie imprese, mentre sarebbe auspicabile che si compissero grandi investimenti di capitali di rischio in progetti, attentamente analizzati, che faranno parlare di loro”. Venturi esalta l’Italia del manifatturiero, con la meccanica, la meccatronica e auspica che si possa parlare sempre di più di nuove iniziative imprenditoriali in questo senso.

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