Caso Apple, al Congresso l’Fbi ammette gli errori che hanno bloccato l’iPhone

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Caso Apple, al Congresso Fbi ammette errori che hanno bloccato iPhone
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L’FBI ha commesso un errore tecnico: il cambio della password dell’account iCloud, dopo che il telefono è stato acquisito come prova. Apple aveva consigliato il backup automatico su iCloud da una rete WiFi nota all’iPhone, da cui sarebbe stato facile recuperare i dati

Dopo la sentenza favorevole in un caso simile a quello dell’iPhone, Apple incassa un nuovo punto a proprio vantaggio al Congresso degli Stati Uniti, dove l’Fbi ha ammesso di aver compiuto errori che hanno bloccato l’iPhone 5C usato dal terrorista della strage di San Bernardino.

Nel corso dell’udienza presso la Commissione Giustizia del Congresso, il direttore dell’FBI James Comey ha confermato di aver commesso un errore e che un verdetto favorevole all’FBI – di forzare Apple – potrebbe costituire un precedente utilizzabile in futuro.

Caso Apple, al Congresso Fbi ammette errori che hanno bloccato iPhone
Caso Apple, al Congresso Fbi ammette errori che hanno bloccato iPhone

Partiamo dall’errore: il cambio della password dell’account iCloud, dopo che il telefono è stato acquisito come prova, ha bloccato l’iPhone. Senza quel cambio di password, i tecnici avrebbero potuto cercare di avviare un backup automatico in un’area coperta da hotspot WiFi già noti al dispositivo. Se i dati relativi alle comunicazioni delle ultime settimane fossero stati salvati sui server Apple, sarebbero stati recuperabili dagli ingegneri di Cupertino, per essere decifrati e forniti finalmente agli inquirenti. L’FBI si è giustificata, dichiarando che a modificare la password sia stato il Dipartimento di Salute Pubblica di San Bernardino, il legittimo proprietario del dispositivo, visto che l’iPhone della discordia è un device aziendale.

Il Federal Bureau of Investigation (FBI) si è rivolto al tribunale federale per ottenere un verdetto che obblighi Apple a rilasciare una versione “speciale” (leggi: con una backdoor) di iOS, da scaricare sullo smartphone al fine di forzarlo, eliminando il limite dei 10 tentativi falliti. L’Fbi vuole poter digitare migliaia di combinazioni numeriche, fino allo sblocco del dispositivo. Ma, secondo gli esperti, esistono metodi per sbloccare un iPhone 5C privo di touch ID: per esempio, basta spegnere immediatamente un cellulare, dopo l’inserimento di un codice sbagliato, per ritentare più volte.

I membri del Congresso hanno dibattuto sulla necessità di una normativa che regoli l’utilizzo della crittografia e l’accesso ai dati in casi come quello di San Bernardino. L’FBI vorrebbe dimostrare che la crittografia a protezione della privacy sarebbe un’arma nelle mani dei terroristi. Per questo motivo, i maggiori esperti di sicurezza e gli attivisti per la difesa della privacy sostengono Apple: l’FBI punta a inserire backdoor nei software, creando un precedente legale da ri-utilizzare in casi analoghi. L’FBI, in fondo, vuole un mondo senza privacy, perché “l’alternativa (alla crittografia forte, ndr) è un mondo dove nulla è privato“, mentre Apple e i suoi sostenitori (da Microsoft a Googe, da Facebook e Twitter e la cinese Huawei) temono uno “Stato di Polizia”.

UPDATE: Sostengono Apple 40 aziende fra cui: Google, Microsoft, Facebook, Amazon.com, Cisco e AT&T, oltre a Mozilla, Twitter, LinkedIn, Snapchat, eBay, Slack, Airbnb, Dropbox. Inoltre appoggiano l’azienda guidata dal Ceo Tim Cook: Consumer Technology Association, Information Technology Industry Council, TechNet e BSA/Software Alliance. Fra le organizzazioni pro-privacy: 46 esperti di crittografia si sono uniti al sostegno di Electronic Frontier Foundation; American Civil Liberties Union.

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