Caso Google Street View: si fa sul serio. Privacy al centro

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Il Garante della Privacy, Francesco Pizzetti, ordina a Google di prendere sul serio la grave violazione privacy avvenuta (anche se per errore) con Street View. L’Authority blocca i dati captati dalle vetture di Google per le mappe a 360 gradi di Street View. E, chiusa l’istruttoria in tempi brevi, trasmette adesso gli atti alla magistratura: in aula di un tribunale italiano verranno verificati eventuali reati penali connessi con i “preload data”. Con questa mossa il Garante della Privacy fa passare un principio: la privacy, fino a ieri “Cenerentola del Web”, non va presa sottogamba. Ma al contrario con grande senso di responsabilità. Il caso Street View è emblematico: con un software le Google cars avevano non solo raccolto foto per le mappe “all’altezza della strada”, ma anche frammenti di comunicazioni elettroniche (e-mail eccetera) trasmesse da utenti che usavano reti Wi-Fi non protette. La parola passa ai magistrati

Quasi ogni settimana riportiamo di violazioni della riservatezza, di “voragini privacy” e allarmi (spesso rientrati grazie a “cerotti” dell’ultimo minuto). Ma il Garante della Privacy, intervenendo duramente nel caso Google Street View (dove sono stati spiati, seppur involontariamente, utenti in tutta Europa, Italia compresa), vuole mettere un punto fermo: la privacy è una cosa seria e il Codice per la tutela della privacy va rispettato da tutti.

Google Street View (…), oltre ad aver mappato le nostre città, ha raccolto illecitamente informazioni su reti wireless prive di protezione” aveva detto il Garante Francesco Pizzetti lo scorso 30 giugno in occasione della presentazione in Parlamento della Relazione annuale 2009.  Catturando frammenti di comunicazioni elettroniche (non solo e-mail) trasmesse da utenti che usavano reti Wi-Fi non protette, Google è accusata di aver violato sia il codice della privacy sia alcune norme del codice penale (Art. 617 sulle intercettazioni fraudolente).

Google ha risposto che si è tratta di un errore, di non aver cancellato le “prove” e di essere corsa subito ai ripari appena si è resa conto dell’accaduto: ma i dati, captati involontariamente, sono sui suoi server oltreoceano. Adesso, finita l’istruttoria del Garante, il fascicolo passa ai magistrati italiani.

Proprio nell’ultima Relazione annuale il Garante Pizzetti aveva ribadito che il futuro della Privacy si gioca sul Web: nel 2009 sono state contestate più di 600 violazioni amministrative; le ispezioni ammontano a 400, mentre si attestano a 18 i pareri a governo e Parlamento; l’autorità ha fornito 4000 risposte tra quesiti, reclami e segnalazioni, sui temi hot (telefonia, credito, centrali rischi, telemarketing, videosorveglianza, Internet e assicurazioni); hanno inoltre sorpassato quota 3 milioni di euro le sanzioni già riscosse.

I più recenti casi Privacy nel mondo hanno riguardato Google e Facebook: Google ha patteggiato mettendo sul piatto 8,5 milioni di dollari per chiudere la class action intentata da alcuni utenti Gmail a proposito di Google Buzz; settimana scorsa sempre il motore di ricerca ha licenziato David Barksdale, un dipendente accusato di aver spiato negli account e nei log degli utenti; 2,8 GB di dati di 100 milioni di utenti di Facebook sono stati scaricati circa un migliaio di volte dal BitTorrent di Pirate Bay.

Nelle scorse settimane Google ha deciso di modificare le proprie policy per la privacy, riscrivendo i termini della privacy in maniera semplificata per gli utenti. Google ha lanciato il Privacy Center per consentire a ogni utente di gestire tutte le impostazioni in merito alla propria privacy. Google sta espandendo anche l’Help Center e ha realizzato un tool ad hoc. Gli obiettivi sono la chiarezza e la trasparenza: perché oggi la riservatezza conta più delle 400 parole per illustrare la policy privacy principale.

Google Street View nella bufera
Google Street View nella bufera
Autore: ITespresso
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