Caso Vividown, Google assolta in Cassazione

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La Corte di Cassazione conferma l’assoluzione dei tre (ex) manager di Google nel Caso Vividown

Dopo l’Appello anche la Cassazione ha dato ragione a Google. La Corte di Cassazione conferma l’assoluzione dei tre (ex) manager di Google nel Caso Vividown: David Carl Drummond (all’epoca presidente del CdA di Google Italy), George De Los Reyes (ora in pensione) e Peter Fleischer (responsabile delle privacy policy per l’Europa).

Quattro studenti minorenni di un istituto torinese avevano caricato su Google Video – piattaforma di hosting per la condivisione video, in seguito sostituita da YouTube – un terribile video, girato con un videofonino tra la fine di maggio e l’inizio di giugno del 2006. Il video, uplodato nel settembre, era rimasto in Rete fino al novembre seguente. Ma Google aveva rimosso il video appena aveva ricevuto la denuncia dell’associazione Vividown. Ma le indagini, che avevano portato i dirigenti di Google alla sbarra, erano scattate con la denuncia presentata dal padre del ragazzo disabile e dall’associazione Vividown. Il padre aveva successivamente ritirato la querela.

Google era stata condannata perché trae profitto e dunque deve rispondere dei video uplodati dagli utenti su Google Video. Inoltre la privacy di Google Italy è risultanta carente. Il New York Times aveva aspramente contestato la sentenza, in quanto il giudice invitava Google non a monitorare tutti gli upload, ma ad essere più vigile: ma, secondo il Nyt, la sentenza metteva a soqquadro i principi su cui si fonda Internet.

L’ex Garante Privacy, Francesco Pizzetti, aveva testimoniato in favore di Google, dopo aver definito la “sentenza, sbagliata” . In un’intervista a Vittorio Zambardino, Pizzetti aveva dichiarato: “La sentenza è un’opera di ingegneria giuridica con un errore tecnico per quanto riguarda la privacy“. Secondo Juan Carlos de Martin, fondatore del Centro Nexa al Politecnico di Torino, il verdetto gettava un’ombra di illegalità su molte organizzazioni online: “L’incertezza giuridica potrebbe scoraggiare il business e le iniziative sociali. Nessuno vuole essere criminalizzato per quello che ospita online“. Antonio Pilati, dal 2005 commissario antitrust, aveva precisato (Corriere della Sera): “Google non è un editore ma fa un altro mestiere” e aveva aggiunto: “Nel caso del ragazzo down, l’obbrobrio l’ha commesso chi ha filmato il ragazzo e divulgato il video, non il motore di ricerca”.

Con l’assoluzione, si chiude un brutto capitolo del Divario culturale italiano. Il nostro pensiero va, ovviamente, al ragazzo vittima delle violenze e del cyber – bullismo. Questa sì una piaga da sconfiggere: a scuola, in famiglia e nella società. Ma la Rete può diventare un prezioso alleato per combattere il bullismo e le molestie online.

Google si dice soddisfatta per il recepimento del D.lgs 70/2003 che applica la Direttiva 31/2000 in materia di non responsabilità degli ISP: “Siamo felici che la Corte di Cassazione abbia confermato l’innocenza dei nostri colleghi. Di nuovo, il nostro pensiero va al ragazzo e alla famiglia. La decisione di oggi è importante anche perché riconferma un importante principio giuridico”.

Caso Vividown, Google assolta in Cassazione
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Autore: ITespresso
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