C’è un P2p che non scontenta nessuno

NetworkReti e infrastrutture

Sinonimo di pirateria, il peer to peer si sta riscattando grazie a Skype, Joost e Bbc iPlayer. Mpaa invece conferma dati gonfiati contro il file sharing

Il P2p, da Napster in poi, èsinonimo di pirateria e file sharing illegale. Poi però sono arrivati il business legale del VoIP di Skype, dell’ IpTv di

Joost e Bbc iPlayer

. E anche BitTorrent ha siglato accordi commerciali. Oggi il P2p non può più fare rima solo con reato, ma diventa un’opportunità imprenditoriale: è mainstream, ha una tecnologia di distribuzione molto efficiente, ma va gestita.

Comcast, che ha provato a filtrare il Peer to peer, è finito nella bufera, additato dagli utewnti per essere contro la neutralità della rete.

Altri dettagli su Cnet .

Infine nel mondo ha fatto scandalo l’auto denuncia di Mpaa di aver gonfiato i dati sul P2p.

La associazione degli studios di Hollywood ha ammesso di aver manipolato una ricerca del 2005 secondo cui il 44% di tutte le perdite degli introiti nel mercato USA andasse attribuito all’uso delle connessioni universitarie per il file sharing. Non erano del 44%, ma solo del 15% le perdite vere subite dagli studios.

Il file sharing illegale è un problema, ma va guardato nelle sue a utentiche proporzioni, non deformato ad arte.

Autore: ITespresso
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