Celeron Modello D

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Dopo l’arrivo dei processori Prescott, Intel propone le Cpu Celeron D derivate dalla stessa architettura e processo produttivo a 90 nanometri

Probabilmente il brand Celeron è ancora soggetto a qualche pregiudizio da parte degli utenti. Certo i motivi non sono mancati in passato per associare a questo nome prodotti con prestazioni limitate che, per quanto compensate da prezzi accattivanti, non erano spesso in grado di soddisfare le esigenze degli utenti. In realtà le versioni più recenti di questi processori sono in grado di fornire un livello di performance buono rispetto ai predecessori, grazie anche ai miglioramenti tecnologici sopravvenuti nel frattempo come per esempio l’aumento della frequenza di clock e di Fsb. Ovviamente questo non significa che i Celeron siano in grado di sostituire i Pentium 4 dal punto di vista delle performance, visto che Intel è molto attenta a non creare sovrapposizioni fra le due fasce di prodotti, ma semplicemente che ci sono molte applicazioni (per esempio la navigazione in Internet oppure l’uso di wordprocessor) dove la potenza dei nuovi Celeron è più che adeguata. La versione più recente di questo processore è costituta dai Celeron D, ottenuti dallo stesso die del Pentium 4 Prescott, quello realizzato con un processor produttivo a 90 nanometri e cache al secondo livello di 1 Mbyte. Nei Celeron D la cache al secondo livello è di 256 Kbyte, in pratica la stessa quantità presente nei primi Pentium 4 Willamette. Per ora ci sono quattro modelli di Celeron D, siglati rispettivamente 320, 325, 330 e 335 e con frequenze operative rispettivamente di 2,40 2,53 2,66 e 2,80 GHz. Il socket, contrariamente a quello usato per i più recenti Pentium 4, non è l’Lga775, ma il consueto 478 dei Pentium 4 della precedente generazione. Dall’architettura dei Pentium 4 Prescott, i Celeron D ereditano numerosi miglioramenti come l’esecuzione accelerata di alcune istruzioni, funzioni di prefetch migliorate e una maggiore quantità di memoria cache, ma anche la pipeline a 31 stadi che offre vantaggi maggiori alle frequenze più alte, ma uno svantaggio quando il sistema di branch prediction fallisce le previsioni. Essendo derivati dal core Prescott, anche questi processori mettono a disposizione le Sse3 (Streaming SIMD Extensions 3), la versione più recente di questo set di istruzioni aggiuntive. Per quanto riguarda gli sviluppi futuri, per la seconda metà del 2004, Intel ha previsto la crescita delle frequenze di clock sino a 3.06 GHz e oltre. Per i prezzi, se acquistato in lotti di 1000 pezzi, un Celeron D 335 costa 117 dollari, cifra che si riduce a 89, 79 e 69 dollari per le versioni con frequenza di clock inferiore. Abbiamo provato il modello 335, caratterizzato da una frequenza di clock di 2,8 GHz e un Fsb di 533 MHz, e lo abbiamo messo a confronto con un Pentium 4 Northwood con 512 Kbyte di cache al secondo livello e Fsb a 800 MHz operante alla stessa frequenza di clock. Il sistema è lo stesso, con una scheda madre Intel D865GBFL, due moduli Dimm di memoria PC 3200 e un hard disk Serial Ata da 250 Mbyte, mentre per il sistema operativo abbiamo usato Windows Xp professional con Service Pack 1 e DirectX 9.0b. Con i test Sysmark 2002, i risultati del Celeron, in termini di indice complessivo, differiscono di circa il 17% in meno rispetto a quelli del Pentium 4. Percentualmente la variazione è più marcata nella parte di Content creation, con il 18%, mentre la sezione relativa all’Office productivity differisce di circa il 14%. Praticamente della stessa entità è la differenza con i test 3Dmark 2001 SE, anche se va considerato che i valori sono quelli di un sistema con sezione grafica integrata nel chipset.In sostanza buona parte delle differenze sono pienamente giustificate dalla diversa quantità di memoria cache al secondo livello, e, in parte, dalle variazioni di frequenza del Front side bus. Il livello complessivo di performance è comunque in grado di soddisfare una notevole varietà di applicazioni.

Autore: ITespresso
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