Censis e la Bit generation: Facebook ruba tempo a carta e Tv

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L’ottava edizione del rapporto Censis sulla comunicazione afferma che gli utenti dei social networkleggono meno libri e giornali e guardano meno Tv, rispetto a chi non frequenta la galassia Web 2.0. Il Censis lancia l’allarme Press divide

I lettori digitali dell’era Facebook (un metaverso popolato da 300 milioni di utenti attivi) l eggono meno giornali e meno libri, oltre a guardare meno Tv. Chi frequenta Facebook e la galassia Web 2.0 preferisce i bit alla carta, potremmo anche chiamarli la Bit generation.

Il fenomeno dei social network, con Facebook in prima fila (al 61,6%), per il 42,4% degli internauti ruba tempo alla lettura dei libri. La digitalizzazione dei mediacorre. E’ ciò che emerge dall’instantanea dell’ottavo rapporto Censis/Ucsi, “I media tra crisi e metamorfosi”, presentato oggi a Roma.

Iniziamo dal Web 2.0. Facebook (al 61,6%) piace per la possibilità di mantenere i contatti con gli amici (70.5%), oppure per ritrovare vecchie amicizie, a partire dagli ex compagni di banco (57,8%).

La Rete piace per la possibilità di diffondere saperi e conoscenza (come Wikipedia), cercare opportunita’ di lavoro e di carriera (LinkedIn),fare e-commerce (eBay), ma anche trovare informazioni, confidenze o gossip (Messenger, Facebook e Twitter), oppure video (YouTube) e e-content anche violando il copyright (eMule).

In Italia vincono per popolarità: Facebook, noto al 61,6% degli italiani, YouTube (60,9%), Messenger (50,5%), il Voip di Skype (37,6%) e MySpace (31,8%). In Italia si tratta di community online con spiccata presenza giovanile.

Chi frequenta Facebook non cerca una relazione intima (solo l’1,8% degli intervistati all’iscrizione, in particolare i maschi al 2,6%). Ma su Facebook gli iscritti amano ”guardare cosa c’e’ nelle bacheche degli amici” (41,2%), poi inviare messaggi personali (40,5%); il 54,6% degli utenti fa parte di gruppi di interesse o ha sottoscritto citazioni apparse su Facebook, e che il 10% ha partecipato a eventi sociali, manifestazioni politiche, spettacoli pubblicizzati sul social network. Un utente su quattro, da quando visita Facebook, dedica meno tempo ad altre attivita’ (il 26,8%): soprattutto per le donne (il 32,2%) e le persone meno istruite (il 31,2%).

Passiamo a carta e Tv. Chi legge i quotidiani a pagamento almeno una volta alla settimana, cala dal 67% al 54,8%. I lettori abituali dei quotidiani cartace i (che comprano il giornale tre volte in sette giorni) crollano dal 51,1% del 2007 al 34,5% del 2009.

Nemmeno la Free press riesce a compensare questa caduta libera: è quasi ferma, passando dal 34,7% dell’utenza al 35,7%). Ma la Free press vince tra i lettori più istruiti, migrati dalla stampa a pagamento a quelli gratuiti.

Analogo bagno di sangue per i periodici. Nel 2009 li legge il 26,1% degli italiani (-14,2%) e quella dei mensili il 18,6% (-8,1%).

I libri, anti-ciclici per eccellenza, reggono un po’ meglio, anche se anch’essi registrano un lieve calo (dal 59,4% del 2007 al 56,5% del 2009).

Calma piatta invece nell’uso dei telefonini (dall ‘86,4% all’85% con una leggero declin o quindi): preferiti gli Sms alla connessione a internet.

Internet è ferma nell’ultimo biennio. Cresce dal 45,3% del 2007 al 47% del 2009. I giovani si collegano alla Rete nel l’80% dei casi e così fanno i soggetti più istruiti nel 70%

Tra i più istruiti 65 su 100 hanno un abbonamento alla tv a pagamento, ma le Pay Tv non conquistano gli utenti meno istruiti (56%) e i più anziani (il 56,7% non ha abbonamenti). La pay Tv è scelta per la libertà di scelta (43,6%).

Gli italiani che hanno un rapporto esclusivo con i media audiovisivi è sostanzialmente stabile (dal 28,2% al 26,4%), mentre calano fortemente quanti seguono radio, tv e carta stampata (dal 42,8% al 24,9%).

Il Censis lancia l’allarme “press divide”: nel 2006 era il 33,9% degli italiani a “ignorare” la stampa mentre nel 2009 è salito al 39,3% (+5,4%). Questa distanza aumenta in modo rilevante tra i giovani (+10%), gli uomini (+9,9%) e i soggetti più istruiti (+8,2%), e cioè presso chi dovrebbe trainare lo sviluppo del paese.

Autore: ITespresso
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