Dopo quelle rosa, le quote digitali nei Cda delle Pmi italiane

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Il manifesto di 7 associazioni della filiera startup
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Le Pmi italiane scommettono sull’IT più delle grandi aziende. L’indagine Censis 2016

Quattro italiani su 10 (il 39,8,%) esprimono la preoccupazione per le perdite di posti di lavoro legate all’innovazione digitale, ma nove su 10 (90%) sono favorevoli agli obiettivi contenuti nell’Agenda digitale italiana. Lo afferma il Rapporto 2016 Cotec-Censis sulla Cultura dell’innovazione in Italia, realizzato in collaborazione con Che Banca!, in occasione dell’Innovation Week 2016 di Edison, intitolata ‘Il battito dell’innovazione’.

Censis: Le quote digitali nei Cda delle Pmi italiane per colmare il gap con l'Europa
Censis: Le quote digitali nei Cda delle Pmi italiane per colmare il gap con l’Europa

Le Pmi italiane scommettono sull’IT più delle grandi aziende, ma bisogna fare di più. Secondo Elio Catania, presidente di Confindustria digitale, “la rivoluzione digitale deve partire dalla testa delle pmi italiane”, il ritardo “ci è costato due punti percentuali di prodotto interno lordo
“Dopo le quote rosa, dovremmo introdurre le quote digitali nei board delle pmi”, ha suggerito Marco Gay, presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria.

Siamo al secondo posto in Europa, dopo la Germania, per capacità di innovare”, ha spiegato Roveda, dg della Fondazione Cotec, “ma senza aumento della produttività non c’è crescita economica”. Secondo Magrini di United Ventures, le imprese italiane dovrebbero investire di più: “Senza andare troppo lontano, il nostro capitale di rischio destinato all’innovazione è di molto inferiore rispetto a quello dei nostri vicini di casa europei”.

Dall’ingagine Censis 2016, risulta che il 38,6% (contro il 21% nel mondo) ritiene che le Pmi e le startup sono al primo posto come protagonisti nell’innovazione dei processi produttivi. Il 35,6% indica università e centri di ricerca; il 21% le grando aziende; l’11,3% le città che raccolgono la sfida delle smart city; il 12,8% governi e amministratori; il 26,5% i cittadini; il 14,5% le startup; il 23,3% la società civile (movimenti, associazioni eccetera).

Ogni anno 3 miliardi di persone e 8 miliardi di dispositivi si connettono a livello globale. “Per il 49,1% degli italiani – ha spiegato il segretario generale del Censis, De Rita – innovazione è sinonimo di introduzione di qualcosa che cambia decisamente le abitudini della gente”. Ma il “39,8% di italiani” ritiene che “l’innovazione potrebbe distruggere posti di lavoro”, perché l’attività dell’uomo appare sempre più sostituibile con robot, intelligenza artificiale (AI), software.

Sei italiani su 10 (56,6%) ritengono che innovazione oggi sia sinonimo di auto ibrida o elettrica o nuova idea di mobilità, ma anche la domotica sta acquisendo importanza. Ma soprattutto, ai primi due posti “delle richieste da parte dei cittadini al governo ci sono identità digitale e banda ultralarga”, ma “come dimostra il rapporto, l’amministrazione digitale non suscita particolare enfasi emotiva nei cittadini”.

Autore: ITespresso
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