C’era una volta la cultura in digitale

Autorità e normativeNormativa

Guido Scorza, avvocato, spiega in parole povere quali potrebbero essere le
conseguenze derivanti dall’introduzione delle modifiche alla normativa sul
diritto d’autore

Il titolo della Proposta di Legge n. 2221 all’esame della Commissione Cultura della Camera dei deputati, “Disposizioni sulla società italiana degli autori ed editori” già non lascia presagire nulla di buono ma, certamente, non consente neppure di ipotizzare che attraverso essa si stia per oscurare la cultura in digitale.

Il 19 settembre 2007, tuttavia, in Commissione Cultura è stato approvato un emendamento attraverso il quale ci si prefigge di inserire dopo il comma 1 dell’art. 70 della Legge sul Diritto d’autore un comma 1 bis alla secondo il quale: “È consentita la libera pubblicazione attraverso la rete internet a titolo gratuito di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradati, per uso didattico o enciclopedico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro. Con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, sentito il Ministro della pubblica istruzione e dell’università e della ricerca, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, sono definiti i limiti all’uso didattico o enciclopedico di cui al precedente periodo”.

L’attuale primo comma stabilisce che “Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera; se effettuati a fini di insegnamento o di ricerca scientifica l’utilizzo deve inoltre avvenire per finalità illustrative e per fini non commerciali”.

In sostanza, l’emendamento introduce una norma speciale volta a disciplinare i limiti di utilizzo delle opere dell’ingegno in Rete per finalità di critica, discussione, insegnamento o ricerca. Fuori dal giuridichese l’emendamento approvato in Commissione Cultura e sottoscritto, tra gli altri, dall’On. Folena e dall’On. Luxuria è volto a stabilire che in Internet può procedersi, anche se per finalità di critica, discussione, ricerca o insegnamento, può procedersi alla pubblicazione di immagini e suoni solo se “a bassa risoluzione o degradati”.

Difficile dire cosa intendessero esattamente i firmatari dell’emendamento con tale espressione ma, appare pacifico, che essi abbiano inteso far riferimento ai file di qualità scadente e non paragonabile a quella delle opere originarie. A prescindere, tuttavia, da tale aspetto ciò che preoccupa di più è l’interpretazione da dare all’emendamento nell’ambito di una lettura complessiva dell’art. 70 quale risulterà dalla eventuale definitiva approvazione della Proposta di Legge.

Due le soluzioni astrattamente possibili, entrambe poco rassicuranti ed affatto condivisibili. La prima è quella di ritenere che per effetto della nuova disposizione in Rete potrà procedersi all’utilizzo per finalità di critica e discussione o, comunque, per fini di ricerca o insegnamento solo ed esclusivamente di immagini e suoni di “scarsa risoluzione o degradati”. In questo caso la cultura in digitale rappresentata da altro genere di opera dell’ingegno si ritroverebbe ad essere definitivamente sottratta alla disponibilità del popolo della Rete e ritornerebbe, in via esclusiva, nella disponibilità dei soliti noti del mondo dell’editoria e dell’audiovisivo.

La seconda opzione interpretativa, quella preferibile in un’ottica di tutela degli utenti, vuole che le opere dell’ingegno diverse dalle immagini e dai suoni continuino a poter essere utilizzate, per estratto e citazione, illimitatamente, anche in Rete per finalità di discussione e critica o piuttosto di ricerca o didattica mentre, le immagini ed i suoni si ritroverebbero sottratte al mondo digitale e ricondotte nel recinto delle major.

E’ evidente che nessuno dei due scenari consenta di sorridere. Con la scusa di occuparsi di un ente inutile o quasi inutile nella società dell’informazione si è, evidentemente, finiti con il raccogliere inammissibili istanze di “pulizia culturale” al contrario, da parte dei soliti noti, sottraendo alla Rete buona parte del suo immenso patrimonio culturale in digitale.

Autore: ITespresso
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