A chi non piace il piano Tlc di Neelie Kroes

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L'Europa taglia i costi all'ingrosso, verso il roaming zero
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Cresce l’opposizione al piano di Mercato Unico Tlc voluto da Neelie Kroes. Da Anfov al Berec fino ai sostenitori della Net neutrality: chi protesta contro il pacchetto Tlc dell’Unione europea

Il piano del Mercato Unico Tlc di Neelie Kroes ha innescato la protesta. Anfov denuncia gli ostacoli a mercato unico Tlc, il piano di Neelie Kroes: se l’Europa taglia il roaming, deprime anche i margini delle Telco. E rincara la dose contro il pacchetto di norme presentato dal commissario Neelie Kroes: la riforma contribuisce ad appesantire i bilanci degli operatori, mentre gli Over the top ingrossano i profitti. Però viene limitato il potere delle authority nazionali.

Anche il Berec, l’associazione dei regolatori europei delle comunicazioni elettroniche, protesta: il metodo è il problema, non l’obiettivo della riforma. Della serie: la UE deve cambiare registro per raggiungere lo scopo. Il Berec vorrebbe che la Commissione europea varasse il Single Market delle telco con misure coerenti, e non attraverso regolamenti schizofrenici, spezzettati e scarsamente uniformi.

La Net neutrality rimane il “convitato di pietra” nel dibattito sul piano del Mercato unico Tlc che Bruxelles vorrebbe verare. Il parlamentare, esperto di Reti, Stefano Quintarelli denuncia i rischi nascosti nelle pieghe della proposta della Commissione, ribadendo ancora una volta la necessità della neutralità della Rete per tutti gli stakeholder. Anche perché in Europa la Net Neutrality non ha un minimo comun denominatore nella UE, ma si espande a macchia di leopardo: trovare una posizione comune è importante, ma sarà un compito difficile, a vedere l’istantanea scattata da Openforum Academy. L’unione fa la forza, ma il lavoro è in salita.

Secondo Anfov, l’aspetto più positivo dell’intervento della Ue (atteso dall’esame del Parlamento e del Consiglio europeo) riguarda la licenza unica per i servizi in tutti Paesi della Ue, seguito dai paletti posti al potere d’intervento delle authority nazionali. Ma il pacchetto UE “lascia però aperte altre questioni, come il rapporto con gli Over the top (Facebook, Google, Amazon) e non risolve i problemi delle Tlc”.

De Tommaso, presidente di Anfov, l’Associazione per la convergenza nei servizi di comunicazione, conclude: “L’abbassamento delle tariffe non ha fatto bene alla liberalizzazione. Compito della apertura del mercato non doveva essere solo quello di far nascere la concorrenza, ma anche di mantenerla in vita. E’ infatti il caso di ricordare che a partire dal 1998, anno della liberalizzazione del mercato, nacquero circa 250 operatori che guadagnavano molto utilizzando la rete dell’ex monopolista con un sistema tariffario temporaneo e senza dover fare alcun investimento in infrastrutture. Quasi tutti morirono quando le tariffe praticate dall’ex-monopolista divennero tariffe commerciali. I nuovi operatori infatti cosa facevano? Si scannavano l’uno con l’altro al ribasso, fino a che molti dovettero chiudere”.

Che cosa significa? De Tommaso teme la beffa finale e un finale forse è già scritto: “È illogico che negli Usa ci siano circa tre operatori e in Europa decine che devono fare fronte a un mercato dove è sempre più difficile fare profitti e nel quale anche il controllo dei costi ha dei limiti”.

Jose Barroso, presidente della Commissione europea, aveva posto la domanda: “Non è un paradosso che abbiamo un mercato interno unico per le merci, ma abbiamo 28 mercati digitali nazionali?”. Ma la risposta va ancora trovata, o forse, calibrata meglio.

L'opposizione al piano di Mercato Unico Tlc voluto da Neelie Kroes
L’opposizione al piano di Mercato Unico Tlc voluto da Neelie Kroes
Autore: ITespresso
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