Ciclone libri online

Autorità e normativeNormativa

Google Books aspira a diventare la grande biblioteca online, ma l’ambizioso progetto, frutto di un patteggiamento forfaittario, divide il mondo e si scontra con una forte opposizione, soprattutto in ambito Ue. I libri online sotto Google sollevano problemi Antitrust, di privacy e copyright. Ma Google risponde che ciò rende il Web più democratico e ha aperto a concessioni agli europei. Il fronte anti Google è però affollatissimo: dall’italiana Aie alla Federazione editori europei (Fep), dalla Germania alla Francia; anche negli Usa, Amazon ha fatto ricorso contro il Settlement. A favore di Google sono, invece, i gruppi di diritti civili, le associazioni dei non vedenti e la potente Authors Guild. Riuscirà Google a creare “la Biblioteca digitale d’Alessandria del XXI secolo”?

Tutto nasce da uno storico patteggiamento (il Settlement) che potrebbe rendere Google, non solo la regina dell’advertising online e il primo motore di ricerca al mondo, ma addirittura “la Biblioteca digitale d’Alessandria del XXI secolo“, conferendo alla BigG il monopolio della cultura scritta e dei saperi.

L’ambizioso piano di digitalizzare milioni di libri (in cambio dell’advertising online nella “biblioteca universale”) è frutto di un accordo forfaittario da 125 milioni di dollari fra Google e gli editori. L ‘accordo (copyright forfaittario di 60 dollari per ogni titolo digitalizzato) serve a mettere la parola fine alla class-action e permettere a Google di rendere accessibili milioni di libri online. L’ accordo – siglato a conclusione della vertenza giudiziaria nata nel 2004

in relazione a una massiccia attività di digitalizzazione di opere

letterarie realizzata da Google in collaborazione con una serie di

biblioteche americane – è stato presentato alla Corte del Distretto di New

York il 28 ottobre 2008.

L’accordo di Google Books, ex Google Print , con Authors Guild e la potente Association of American Publishers, vuole creare il Book Rights Registry, dove registrare opere e ottenere compensi (derivanti dalla vendita e da fondi istituzionali).

Ma Francia e Germania dicono no.

Google, dopo aver incassato il sostegno dei gruppi per i diritti civili e dei non vedenti (che auspicano la biblioteca universale aperta a tutti), ritorna sul concetto secondo cui il Settlement rende il Web più democratico. Del resto, Google ha fatto concessioni nel week-end agli europei: ha aperto a due rappresentanti non-Usa nel governing board del registro che amministrerà il patteggiamento.

Per Parigi, Google non vale una Messa. L’opposizione formale francese all’ambizioso piano di digitalizzare milioni di libri (in cambio dell’advertising online nella “biblioteca universale”), si prefigura come un nuovo duro colpo al patteggiamento su Google Books, dopo le critiche dell’Aie, della Fep, il ricorso di Amazon e lo stop tedesco al patteggiamento (per motivi di copyright). La Francia sostiene da sempre Europeana, che però è stata un flop (è riuscita a mettere online solo il 5% dei libri digitalizzati, e per metà solo grazie al contributo di Parigi). La Fep, che riunisce gli editori di 26 paesi, ha invece proposto l’alternativa Arrow.

Il fronte anti-Google teme che il motore di ricerca della BigG ottenga un monopolio globale sulla cultura. Ma a spalleggiare Google è arrivata Authors Guild, che difende il patteggiamento e taccia di ipocrisia Amazon: Authors Guild afferma che è assurdo che Amazon parli di atteggiamento anti-competitivo per Google, quando Amazon stessa domina la vendita di libri online.

La concessione agli europei cui abbiamo accennato prima è da vedersi come un tentativo di Google per smorzare i toni di una questione che si è fatta più spinosa ongi giorno di più. Lo scontro fra i titani (Google e i detentori europei del copyright) non è mai stato tanto aperto e frontale.

Autore: ITespresso
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