Cina: la censura delle chat

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Reporters Without Borders rivela l’intento del Governo cinese di censurare i contenuti delle chat room.

Secondo un studio condotto dal gruppo di pressione per la libertà d’espressione, messaggi che contengano critiche nei confronti del Governo cinese non compaiono affatto o vengono eliminati dalle chat room, così diffuse in Cina. Lo studio ha anche evidenziato che gli autori di messaggi di critica vengono perseguiti e addirittura rischiano il carcere. Il gruppo Reporters Without Borders ha calcolato che la Cina impiega 30.000 persone per controllare cosa la gente faccia in rete. Nel corso del mese in cui è stato effettuato lo studio, il gruppo ha verificato la sorveglianza cercando ripetutamente di inviare messaggi a diverse chat room. I ricercatori hanno preparato messaggi con un tasso di provocazione in una scala da uno a dieci. Al livello uno i messaggi erano innocui e non contenevano critiche alle autorità cinesi: tutti questi sono regolarmente comparsi nelle chat room. I messaggi di livello 10 contenevano esplicite e profonde critiche della linea politica del governo o richieste di liberazione dei dissidenti in prigione. Quasi nessuno di questi è comparso nelle chat room, o è stato rimosso dopo pochissimo tempo. Oltre il 70% dei messaggi di livello sette o otto, che contenevano spunti di riflessione politica senza essere esplicitamente critici, sono stati pubblicati ma generalmente rimossi dopo poche ore. Reporters Without Borders ricorda che dal 16 marzo 2002, come deciso dall’Associazione cinese per Internet, qualsiasi organizzazione che voglia il permesso di svolgere un attività di fornitura di servizi di rete deve firmare un «patto d’autodisciplina» che significa che acconsente a controllare che cosa i propri utenti e abbonati dicono e fanno in rete. Il «patto d’autodosciplina» richiede ai provider di filtrare tutto il traffico allo scopo di censurare le discussioni e eliminare messaggi che menzionino argomenti banditi. Oltre ai messaggi di critica contro le autorità, le società che operano in rete devono controllare le discussioni che vertono sui diritti umani, l’indipendenza di Taiwan, la pornografia, la Sars, la BBC e il movimento spiritualista Falun Gong.

Autore: ITespresso
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