Google resta in Cina: rinnovata la licenza

Autorità e normativeAziendeCensuraMarketingMobility

Google rimane in Cina, ma perde quote di mercato a favore di Baidu. Secondo Piper Jaffray il rinnovo della licenza significa che la Cina cerca stabilità sociale. Bloccato invece Google Suggest

Non è pace ma un armistizio: la Cina rinnova la licenza a Google. Per Google.cn è bastato togliere il reindirizzamento automatico a Google Hong Kong (la versione non censurata) per trovare una tregua con le autorità di Pechino. La licenza di Google.cn è scaduta da alcuni giorni ed era iniziata la fase di revisione: Google non ha rinunciato ai principi etici (ha infatti lasciato il link alla versione di Google.hk in homepage) della lotta alla censura online, ma ha trovato un compromesso per poter operare nel primo mercato Internet del mondo (per numero di utenti: quasi 400 milioni di cyber-navigatori).

Rinunciare alla Cina, non è possibile per nessuno, neanche per Google (anche se, sul piano dei numeri, avrebbe voluto dire rinunciare solo al 2% del fatturato): lasciare troppo spazio al motore di ricerca Baidu sarebbe stato pericoloso. Ma il motore di ricerca di Mountain View ha cercato una terza via, che secondo alcuni è una mezza marcia indietro, ma secondo Google è un segno di pragmatismo. Nel corso del lungo braccio di ferro che si trascina da metà gennaio, la Cina ha sempre detto che non avrebbe mai accettato la “fine della censura”: Google dunque ha dovuto rinunciare al reindirizzamento automatico, ricordando però che a Hong Kong opera senza il Great Firewall (i filtri di stato che bloccano keyword come “democrazia”, “tienanmen” eccetera). Bing e Yahoo! continuano invece nella strada dell’auto-censura: non hanno mai seguito Google.

Il Ministero dell’Industria e dell’Information Technology ha rinnovato la licenza a Google per gli Internet Content Provider. Google eliminò i filtri della censura (irritando le autorità di Pechino) all’indomani di un sofisticato cyber-attacco (di origine cinese) alle sue infrastrutture (l’intrusione ha colpito decine di aziende della Silicon Valley). Durante la prova di forza di Google si è rischiata una “crisi diplomatica”, dopo un discorso del Segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, con parole di fuoco contro la censura online e contro la cyber-war.

Secondo Piper Jaffray il rinnovo della licenza significa che la Cina cerca stabilità sociale. Secondo Cnet a pagare il prezzo dell’armistizio potrebbe essere il blocco di Google Suggest in cinese, ma Google non ha confermato. Infine Analysys International ha calcolato quanto il braccio di ferro con Pechino sia costato a Google in termini di traffico Web: Google è calato dal 35.6% di tre mesi fa al 30.9% attuale, mentre il motore di ricerca concorrente cinese Baidu ha guadagnato terreno: dal 58.4% al 64%.

Autore: ITespresso
Clicca per leggere la biografia dell'autore  Clicca per nascondere la biografia dell'autore