Click Day e Certificato medico online: quando l’e-gov cade sul divario culturale e digitale

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Divario culturale e digitale fanno inciampare l’e-government dei Certificati medici online e i servizi come il Click Day. Per voltare pagina bisogna adottare una seria Agenda Digitale

Problemi di interoperabilità software e di scarsa banda larga in un solo giorno hanno messo in crisi la tenuta dell’e-government italiano. Già più volte abbiamo sottolineato che in Italia, oltre al divario digitale, esistono noti problemi di Cultural Divide (divario culturale), di “segregazione culturale” e di analfabetismo digitale. Per voltare pagina serve una seria Agenda digitale in tempo per E-gov 2012, prima di imciampare di nuovo sui server al collasso e altri tilt.

Ecco gli ultimi casi su cui l’e-gov ha rischiato di fare flop in sole 24 ore. Scrive Scacco al Web: “All’autorevole portale sull’immigrazione Melting Pot Europa sono arrivate centinaia di proteste relative all’impossibilità di partecipare al click day per le richieste di regolarizzazione di lavoro inerenti personale immigrato. Dall’incompatibilità del sistema operativo, alla necessità di aggiornare Java sulla propria macchina moltissime persone – che non necessariamente dovevano essere esperte tutte di comunicazione digitale – si sono trovate nell’impossibilità di svolgere un atto burocratico in tempi utili che rappresentava un’importante tappa esistenziale della vita di lavoratori immigrati già afflitti da altri tipologie di divide economico e culturale”.

Ieri in un altro disservizio (server al collasso) sono inciampati i medici che avrebbero dovuto inaugurare il sistema dei certificati online: “Il call center che non risponde, la linea che cade in continuazione, i medici infuriati per il tempo perso a cercare di collegarsi…” (riporta La Repubblica). Il ministro della Salute Fazio ha detto: “Mi unisco a Brunetta nell’esprimere soddisfazione per i risultati raggiunti in questi 10 mesi di sperimentazione, dobbiamo impegnarci tutti per ottenere la trasmissione online di tutti i certificati, circa 50 milioni all’anno“. Ma, dopo le proteste di Cgil per i disservizi, il ministro giustifica i medici che chiedono la proroga: “Il sistema informatico va perfezionato“.

Se i server non sono in grado di sostenere il peso delle richieste online, c’è un problema.

Per la ricetta online e per l’e-government servono tre ingredienti, fin qui messi un po’ nell’angolo come osserva anche l’Appello per l’Agenda Digitale: la funzionalità dei sistemi (i server non possono andare in tilt il primo giorno); più banda larga, azzeramento del Digital Divide (broad band in tutto il territorio) e un serio programma di alfabetizzazione telematica. Non si può perdere il Click Day perché il proprio Pc non aveva aggiornato Java, o perché un utente vive in una zona dove la banda è stretta ed è sotto la soglia minima.

Infine i server della Fondazione Ugo Bordoni vanno a singhiozzo per le eccessive richieste degli utenti che vogliono accedere via Internet al Registro di opposizione per esercitare il proprio diritto di opt-out (per non subire più telefonate di telemarketing selaggio a tutte le ore).

Secondo l’Istat 2010, gli italiani adoperano le nuove tecnologie, ma l’Italia è arretrata nelle connessioni in banda larga, ferma al 43%. Peggio di noi fanno solo Grecia, Bulgaria, Romania. E’ l’ora di voltare pagina e rendere l’Italia un paese per Internet.

Update: Il ministro Renato Brunetta ha affermato che i certificati online producono risparmi per 200 milioni di euro.

Update 2: Anche Italgiureweb (la banca dati della Cassazione) è andato in tilt nel week end, senza giustificazioni né assistenza. Riporta La Repubblica: “Per quasi 60 ore, due giorni e mezzo, i magistrati italiani di ogni ordine e grado non sono stati messi in condizione di lavorare, senza che fosse fornita loro, in tempo reale, una spiegazione di cosa stesse succedendo“.

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