Collaborare insieme al rispetto dell’ambiente

Management

La Direttiva RoHS, in vigore dal prossimo 1° luglio, proibirà la vendita di prodotti contenenti alcune sostanze dannose per l’ambiente e la salute delle persone. Vendor e distributori devono impegnarsi sin da ora per evitare di trovarsi in casa prodotti presto invendibili. Alcuni vendor, come quelli intervistati da CRN, già da tempo si sono attrezzati per fornire prodotti eco-compatibili; anche i distributori si stanno attrezzando per commercializzare solo apparecchiature a norma. Importante sarà la creazione di una collaborazione sempre più stretta tra produttori e canale, basata sulla trasparenza e sulla condivisione di politiche ambientali

Contribuire alla salvaguardia dell’ambiente e alla salute delle persone grazie a prodotti elettrici ed elettronici che non contengono sostanze nocive. Questo è l’obiettivo della Direttiva 2002/95/CE, denominata RoHS (Restriction of Hazardous Substances), recepita in Italia con il Decreto Legislativo n.151/2005, che impedisce, dal 1° luglio di quest’anno, l’uso di alcuni metalli pesanti e di alcuni ritardanti di fiamma nelle apparecchiature in vendita da quella data. Sarà responsabilità di produttori e importatori, oltre alla gestione a fine vita dei RAEE, l’applicazione delle restrizioni RoHS. Il produttore potrà richiedere ai fornitori la dichiarazione di conformità alla RoHS per i prodotti forniti e far eseguire prove chimiche da un laboratorio di fiducia, ma la responsabilità delle non conformità resta a carico del produttore e non può essere trasferita ai fornitori. La nuova legislazione impone il bando o la limitazione all’utilizzo di piombo, mercurio, cadmio, cromo esavalente, bifenili polibromurati (PBB) e difenileteri polibromurati (PBDE) nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche, con esenzioni per alcune applicazioni. ?Le disposizioni si applicano ai prodotti finiti immessi sul mercato dopo il 1° luglio 2006 che rientrano nel campo di applicazione della regolamentazione RAEE, con l’esclusione di dispositivi medici e apparecchiature di monitoraggio e controllo?, spiega Daniela Capaccioli, Responsabile Servizio Centrale Ambiente di ANIE, la Federazione nazionale delle imprese elettriche ed elettroniche. ?Affinché un prodotto possa essere conforme è necessario che anche i componenti lo siano; questo vale non solo per componenti di tipo elettrico/elettronico, ma anche per cavi, fascette, morsetti, parti plastiche?. ?I produttori hanno accolto bene questa Direttiva, la cui applicazione potrà migliorare l’impatto sull’ ambiente delle apparecchiature a fine vita e permettere maggiori percentuali di recupero?, aggiunge Capaccioli. ?Questo però comporta impegno nella ricerca di sostanze sostitutive con prestazioni e sicurezza equivalenti. In alcuni casi è stato necessario rivedere il processo produttivo e implementare nuovi metodi e strumenti. La non confomità al disposto legislativo prevede sanzioni amministrative?. I produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche sono però anche preoccupati per la complessità del provvedimento, le incertezze sulle richieste di esenzione di applicazioni dalla Direttiva RoHS all’esame della Commissione e su un’ incerta definizione in merito all’ applicazione nei diversi Paesi dell’Unione Europea. ?Per risolvere il problema l’industria europea del settore elettrotecnico ed elettronico ha preparato, sulla base di una proposta ANIE, una guida all’interpretazione del campo di applicazione delle Direttive RAEE e RoHS, per aiutare autorità e produttori a meglio interpretare le aree di applicazione e fornire interpretazioni e criteri che aiutino le imprese a determinare se certi prodotti rientrino nelle disposizioni delle normative?, afferma Capaccioli. ?Un problema è legato anche allo smaltimento delle scorte a magazzino non conformi. Importante è, per i produttori, scegliere fornitori capaci sin da ora di fornire prodotti a norma e ridurre le scorte di articoli non più commerciabili. La spesa che le aziende affronteranno per trovare nuove soluzioni per sostituire i materiali potrebbe essere elevata; si stima che il costo globale dell’industria europea per l’adeguamento alla direttiva sia di 40 miliardi di dollari?. Anche i produttori di apparecchiature elettrotecniche ed elettroniche rientranti nel settore Ict dal 1°luglio dovranno adeguarsi alla Direttiva. Per saperne di più abbiamo raccolto il parere di alcuni vendor e distributori.

Il commento dei Vendor Acer, Canon, Lexmark e Hp sono al corrente della normativa, ne apprezzano i contenuti e si sono date da fare per attrezzarsi in modo concreto e in anticipo sui tempi. ?Siamo stati tra i primi a metterla in atto?, dice Gianpiero Morbello, Marketing Communication & Channel Maketing Director Acer Emea. ?Da circa 6 anni Acer segue le regolamentazioni dell’Energy Star, programma governativo retroattivo che aiuta aziende e consumatori a proteggere l’ambiente tramite un miglior sfruttamento dell’energia. In anticipo sui regolamenti, Acer ha proibito l’uso del cromo esavalente, degli eteri bifenil e difenil polibromuri e del cadmio e ha ridotto l’uso di piombo, mercurio e altri agenti ritardanti alogenati nei propri prodotti. Dall’inizio del 2006 Acer ha esteso la limitazione ad altre sostanze nocive. Acer ha partecipato anche a programmi di riciclaggio relativi a portatili, hard disk, alimentatori, schede madri, intelaiature e monitor. Le politiche Acer ambientali, di sicurezza e salute sottolineano la volontà dell’azienda a fornire prodotti e servizi ecocompatibili per tutto il ciclo di vita?. ?La normativa è positiva; per l’ambiente non si fa mai abbastanza: in ballo c’è il nostro futuro e quello delle generazioni future?, dichiara Jiro Matsuda, General Manager Corporate Communication and Planning di Canon Italia. ?Canon si è indirizzata, fin dai primi anni ?90, verso prodotti eco-compatibili, che consumano meno energia e riducono le emissioni nocive. Dal 2004 Canon commercializza prodotti privi di sostanze pericolose, anticipando quanto previsto dalla Direttiva Europea. Il programma IPER, che riguarda dismissione, rigenerazione e smaltimento, ha lo scopo di controllare l’impatto ambientale dei prodotti Canon sul mercato italiano, durante tutto il ciclo di vita?. ?Hp ha seguito gli sviluppi della Direttiva RoHS sin dalla sua emanazione ed è impegnata a essere conforme alle normative in vigore per salvaguardare l’ambiente?, afferma M aurizio Pio, Responsabile Ambiente e Relazioni Istituzionali di HP Italiana. ?L’obiettivo di Hp è di andare oltre agli obblighi imposti dalla direttiva RoHS conformandosi ai requisiti a livello mondiale. Entro il 1° Luglio 2006 le sostanze individuate dalla Direttiva RoHS saranno eliminate dai prodotti Hp, tranne dove è riconosciuta la mancanza di alternative dal punto di vista tecnico, come indica la normativa. Dai primi anni ?90 Hp ha introdotto il programma DfE (Design for Environment) per minimizzare l’impatto ambientale dei prodotti nell’intero ciclo di vita. Più recentemente è stato formalizzato il documento GSE – General Specification for the Environment, che stabilisce limiti e proibizioni per l’impiego di sostanze nocive nei prodotti e nei processi produttivi, in tutta la supply chain. Nel 2003 è stato creato il ?RoHS Core Team’, per indirizzare tutti gli aspetti della risposta di Hp alla nuova Direttiva RoHS a livello mondiale. Dopo aver completato nel 2003 una fase di pianificazione e sviluppo, il team ha continuato a lavorare con i fornitori per garantire una regolare fase di transizione a livello globale. Nel 2004 abbiamo commercializzato il nostro primo prodotto con componenti conformi alla RoHS. Per velocizzare la transizione ci si è concentrati su famiglie di componenti?. ?Lexmark è impegnata su più livelli, dallo studio di un approccio progettuale eco-compatibile fino alla creazione di imballaggi con un impiego ridotto di materiali e all’implementazione di programmi di raccolta e recupero?, chiarisce Massimiliano Tedeschi, Amministratore Delegato Lexmark Italia. ?L’azienda ha predisposto misure per limitare l’uso dei materiali inquinanti nella produzione dei prodotti. Per dare concreto supporto alle normative RAEE e RoHs, Lexmark ha promosso, con altre 49 aziende It e al Consorzio Ecoqual’It, il progetto EcoR’It per definire un sistema più efficiente per il recupero e lo smaltimento dei rifiuti, ottimizzando il riciclo dei materiali e dei componenti. Un’iniziativa simile a livello internazionale è il Lexmark Cartridge Collection Program (LCCP), che prevede la restituzione gratuita delle cartucce usate affinché possano essere riutilizzate, rimesse in produzione o smaltite correttamente?.

Prodotti di qualità per collaborare nel rispetto all’ambiente La nuova normativa non spaventa i vendor Ict da noi intervistati; dal momento che sono sempre più attrezzati per realizzare prodotti eco-compatibili, come sottolinea Pio di Hp, non influirà sulla qualità dei prodotti. ?Abbiamo eliminato sostanze nocive dai prodotti ma le caratteristiche di qualità, tecnologiche e di design non sono venute meno?, puntualizza Morbello di Acer. ?La richiesta di prodotti eco-compatibili è in aumento, è nostra intenzione fornirli ai clienti con informazioni ecologiche semplici da comprendere?. ?I nostri prodotti avranno una caratteristica in più: essere ecocompatibili, in tutte le fasi della vita?, afferma Matsuda. ?Il prodotto può inquinare con le materie prime, nella produzione, nella distribuzione, mentre si usa e alla fine del ciclo di vita. Per i prodotti commercializzati da Canon Italia, il controllo sull’impatto ambientale avviene in ogni fase. Le iniziative di Canon, a livello mondiale, sono integrate in un progetto denominato Fattore 2. Nato nel 2000, si propone di dimezzare entro il 2010 l’impatto ambientale, misurato in emissioni di CO2, a parità di fatturato?. ?Tramite scelte di progettazione adeguate e sostituzioni, abbiamo ridotto o eliminato l’impiego di alcuni materiali a rischio nei nostri prodotti, come PBB e PBDE?, dice Tedeschi. ?Questo non ne ha minato la qualità e l’affidabilità?. Non ci sarà nessun problema neanche in rapporto ai distributori. ?Abbiamo basato la nostra strategia di commercializzazione sulla vendita indiretta, su un rapporto privilegiato con i partner di canale, è nostro compito sostenerli con attività di sales & marketing?, dichiara Morbello. ?Nostra premura è affiancarli anche nell’implementazione della direttiva, fornendo strumenti necessari affinché siano distribuiti e commercializzati solo prodotti a norma?. ?A di là del momento iniziale in cui la normativa sarà applicata e ai dubbi interpretativi esistenti, non ci saranno problemi con i distributori?, sostiene Pio. ?La nostra rispondenza ai requisiti della normativa potrà favorire il rapporto con loro?. Anche Tedeschi e Matsuda ritengono che la normativa possa migliorare il rapporto con i distributori: un settore informatico più rispettoso delle risorse e attento all’impatto ambientale delle attività di produzione va a vantaggio di tutti.

La parola ai distributori: i pregi e i difetti della normativa Anche i distributori sono informati. Giovanni Ceglian Direttore Marketing e Acquisti di Actebis, vede positivamente le nuove normative: ?Negli ultimi anni la quantità di rifiuti elettrici e elettronici è aumentata e ci si trova ad affrontare un problema fino a qualche anno fa di dimensioni più contenute. Le normative dovranno essere concretizzate in azioni per giungere agli obiettivi indicati; è un compito che spetta alle istituzioni, agli enti locali, ma anche a quanti operano nel mercato e sono coinvolti in queste disposizioni?. ?Ci stiamo impegnando affinché dal 1° luglio tutti i prodotti consegnati ai nostri clienti siano conformi ai requisiti di tutte le direttive Europee 2002/95/EC?, dice David Moscato, Amministratore Delegato di Ingram Micro. Non manca anche qualche critica, per esempio in rapporto ai continui rimandi all’applicazione della normativa e ai problemi che i distributori devono affrontare. ?Il dilungarsi continuo, se da un lato permette alle aziende di prepararsi, dall’altro crea disattenzione e incertezza?, spiega Matteo Restelli, Country Manager Esprinet Italia. ?Le intenzioni della normativa sono buone, evitare l’uso di sostanze nocive è un impegno civile?. ?Il tema dell’applicazione della normativa avrebbe dovuto essere affrontato in anticipo?, sostiene Mario Trapletti, North America and Asia Product Manager di Brevi. ?Come prepararci nella logistica, come esaurire lo stock dopo il 1°luglio, cosa succede a quanti, dealer inclusi, hanno acquistato prodotti non RoHS a metà giugno e dal primo luglio ne hanno ancora in casa… La normativa si basa però su valide motivazioni, soprattutto perché contribuisce a salvaguardare la salute dell’utente: un obiettivo che fa passare in secondo piano limiti e carenze?. ?Stiamo provvedendo a tutelarci sugli ordini in corso?, afferma Giovanni Palmese, Direttore Commerciale di Focelda. ?Per avere prodotti conformi al RoHS, subiamo all’origine un ricarico a nostro svantaggio, di circa il 10%, senza avere la certezza matematica che lo siano davvero?.

Contribuire insieme al rispetto delle nuove regole Ma secondo i distributori, cambierà qualcosa nel rapporto con i vendor ? ?La normativa prevede compiti e responsabilità per produttori e distributori, obblighi di ritiro, di smaltimento, di informazione, per adempiere ai quali vendor e distributori devono organizzarsi e trovare soluzioni che garantiscano rispetto della legge e supporto ai rivenditori?, spiega Ceglian di Actebis. ?Stiamo lavorando per prendere provvedimenti per presentarci all’entrata in vigore del Decreto con le carte in regola. In particolare, il Decreto equipara il primo importatore in UE al produttore; anche quando Actebis svolge il puro ruolo di distributore, inteso come grossista, deve assumersi l’impegno informativo verso il canale?. ?La nostra vita è commercializzare prodotti, il rapporto con i vendor non può cambiare?, dice Trapletti di Brevi. ?Molti prodotti sono gia RoHS, per quelli che non lo sono si sta spingendo sull’acceleratore con i vendor per esaurire le giacenze, prima di fine giugno. Per i nuovi arrivi, si richiede la conformità alla norma, anche quando può significare aumento dei costi?. ?Abbiamo chiesto e chiederemo ai vendor di fare la loro parte: produrre e certificare prodotti rispondenti alla normativa?, afferma Restelli di Esprinet. ?Anche gli utenti finali devono fare la loro parte; quando sceglieranno i prodotti, provino oltre che a guardare il prezzo, a mettersi gli occhiali del buon senso: ci si vede meglio e più lontano…Ai vendor abbiamo chiesto di certificare il rispetto delle normative e stiamo inserendo negli ordini una clausola che impegni il fornitore ad attenersi a esse. Non escludiamo formule di comunicazioni sul sito a ?sfavore’ dei prodotti che non rispetteranno le normative e che non venderemo?. ?I rapporti con i vendor non cambieranno, ma sarà fatto in modo che le regole disciplinate dalla normativa siano rispettate riservandoci il diritto di rifiutare o rendere i prodotti contro compensazione totale del valore dell’ordine?, sostiene Moscato di Ingram Micro. ?Affinché i prodotti distribuiti siano a norma, abbiamo chiesto ai vendor di avvertire per iscritto entro 15 giorni dalla ricezione di una lettera informativa, se avessero intenzione di consegnarci prodotti non conformi alla Direttiva 2002/95/CE?. ?Per tutelarci abbiamo scelto di approvvigionarci solo da produttori certificati che diano garanzie di conformità alle leggi europee e rispettino le caratteristiche RoHS?, chiarisce Palmese di Focelda.

Prodotti ad hoc e maggiore attenzione ai prodotti La normativa influirà sulle caratteristiche dei prodotti distribuiti? No, ma il distributore dovrà tenere gli occhi bene aperti. ?Molti produttori hanno già ridotto materiali pericolosi come piombo, mercurio e cadmio nei prodotti, gli obblighi di legge sono un’opportunità per dare impulso a ricerca e sviluppo, per avere prodotti meno nocivi e più riciclabili?, dice Ceglian di Actebis. ?La normativa potrebbe indurre a modificare le caratteristiche ergonomiche e i materiali con cui i prodotti sono fatti, ma non le caratteristiche tecniche o le prestazioni?. ?Il RoHS non dovrebbe incidere sulle caratteristiche dei prodotti commercializzati?, afferma Trapletti di Brevi. ?Sul lato dei produttori, la normativa può comportare una radicale riprogettazione, sia del prodotto sia delle linee di produzione. È un processo che dovrebbe tradursi nel miglioramento della qualità del prodotto?. ?Renderà l’uso dei prodotti e lo smaltimento a fine vita un po’ più sicuro?, dichiara Restelli di Esprinet. ?Mi auguro che non diventi un’altra occasione per i soliti ?furbi’ per fare business proibito?. ?La normativa RoHS sommerà altre difficoltà al nostro lavoro quotidiano, favorendo importatori ed esportatori senza scrupoli che mettono il timbro RoHs non veritiero?, teme Palmese di Focelda. ?Su un magazzino vasto come il nostro, far eseguire prove chimiche da un laboratorio di fiducia è difficile e costoso. Il controllo sulla certificazione dovrebbe essere fatto dalle dogane esportatrici che dovrebbero evidenziare che la merce in partenza per l’Europa risponde alle normative RoHS e CEE?. ?Avremo limitazioni sulla distribuzione di alcuni prodotti, ma siamo sicuri che i produttori conformeranno la produzione usando materiali nel rispetto delle direttive europee?, conclude Moscato di Ingram Micro.

Autore: ITespresso
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