Colpo di spugna sulla banda larga: in Italia Internet è strategica?

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L’apartheid digitale riguarda 12 italiani su 100, pari a circa 7 milioni di cittadini, e con il Piano Romani in freezer non si vede via d’uscita. AgCom, Confindustria, Iab Italia, Fimi, mondo hi-tech, blogosfera e singole personalità politiche hanno tuonato contro l’improvviso congelamento degli 800 milioni di euro (parte del piano Romani da 1,47 miliardi di euro) per colmare il divario digitale in Italia e portare la banda larga a tutti i cittadini, in vista di E-gov 2012. La banda larga non è un optional i n un paese che aspira ai piani alti delle classifiche Ocse, G8 e G20. La Rete è strategica per le Pmi e il turismo nel Web 2.0. Ma Internet migliora anche i rapporti tra cittadini e istituzioni, aiuta e-democracy e e-partecipation, può diventare un megafono contro le mafie. In cifre è un volano per l’economia: ogni euro investito in progetti di banda larga, genera 4 euro di Pil (fonte: Ocse). Il Piano Romani porterebbe lavoro a 4mila ingegneri, 11mila tecnici, 13mila operai specializzati, 15mila operai comuni e 6mila impiegati. La riforma Brunetta della Pa digitale può produrre risparmi per 5 miliardi di euro alle Pmi

La larghezza di banda non è un optional. La super banda larga o super Internet a 100 Mega è il nuovo spartiacque tra “ricchi e poveri”. Il Digital divide cambia: non solo c’è il divario digitale tra chi ha Internet e chi no, ma anche c’è il divario digitale tra chi è connesso in super banda larga e chi no.

Secondo Gartner, il Bandwidth Divide, e cioè il divario della super banda larga, un fenomeno in crescita, che si acutizzerà fra 3-5 anni. L’Ultra broad band da 100 Mega serve soprattutto per i video, ma anche per il mercato Saas (software as a service) degli uffici sul Web. Video sharing, social network, invio di contenuti generati dagli utenti (ugc) via e-mail, traineranno la super banda larga. Giappone e Sud Corea l’hanno adottata fin da subito, il Nord Europa ci sta investendo, Obama negli Usa ha preparato un piano per la banda larga, e prima o poi toccherà agli altri paesi.

Ma in Italia è già tanto se si arriverà a 2 Mega e soprattutto se il paese smetterà di essere spaccato in due. Il Piano Caio ha denunciato che le Adsl da 20 Megabit, sono in molti casi un bluff: i 10 megabit sono un’utopia troppo spesso. Infatti il governo Berlusconi, con una mossa a sorpresa (ma che non sorprende), ha congelato all’improvviso gli 800 milioni di euro, che secondo Brunetta dovevano arrivare entro Natale, e che avrebbero dovuto azzerare il Digital Divide italiano.

Entro il 2012, l’FTTH Council prevede che 13 milioni di navigatori in 35 paesi europei, saranno connessi a Internet in banda larga (con fibra ottica). Forse a 100 megabits per second (mbps). Tra i paesi con la super-broadband, si piazza prima la Svezia con il 10.9%, seguita da Norvegia al 10.2%, Slovenia all’8.9%; quarta si piazza Andorra al 6.6%, seguita dalla Danimarca al 5.7%, Islanda al 5.6%, Lituania al 3.3%. Chiudono l’Olanda al 2.5%, la Slovacchia al 2.5% e la Finlandia al 2.4%. Dell’Italia (ma neanche di Germania e Uk) non c’è traccia.

In Italia 23 milioni di persone vanno su Internet. Ma l’apartheid digitale riguarda 12 italiani su 100, pari a circa 7 milioni di cittadini. L’Italia vuole finalmente entrare nel XXI secolo, scommettere sull’innovazione e voltare le spalle al passato?

Autore: ITespresso
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